Dei tempi passati ricordo un vento che soffiava, era un vento caldo che portava con sé il profumo del mare.

Chiudevo gli occhi, e respirandolo dal giardino di casa ascoltavo il silenzio di quei pomeriggi che sembravano interminabili. Il mare mi chiamava. Il sole bruciava anche verso monte, ma i suoi raggi erano ammortizzati dalla brezza che arrivava da lontano, e dal cielo, che era cosi azzurro che ci si perdeva a guardarlo. Era estate finalmente. La Villeggiante 06Era estate. Dovevo solo raggiungere il mare, bagnarmi di sale e lasciarmi asciugare sulla sua sabbia.

Erano  le estati più belle della mia vita. Quelle i cui pensieri erano rivolti solamente ai prossimi tre mesi di vacanze estive, e di corse sfrenate al mare. Il mio mare di Cervia.

La mamma era sempre in ritardo! Sedevo sugli scalini mettendole fretta, non potevo più aspettare! Ma lei prendeva il suo tempo, troppo per i miei gusti. E non capiva che il tempo passava e più se ne sprecava e meno ne avremmo trascorso al mare… A volte mi veniva il mal di pancia ad aspettare: “Ma non capisci mamma? Dobbiamo andare al mare! Sbrigati!” le urlavo frignando e pestando i piedini, dolorante di pancia per la frenesia di correre via.

La villeggiante era arrivata.

Era una signora che ogni estate alloggiava nella casa di fianco a quella della mia famiglia. Arrivava da terre lontane ma non riuscivo mai a capire quali. I suoi abiti erano belli e i suoi modi raffinati. Anche lei respirava il mare che arrivava fino a noi con la brezza, e si rilassava sedendosi sulla sedia nel terrazzo e lasciandosi avvolgere dai raggi caldi del sole. L’estate era arrivata anche per lei. Ed io guardavo di nascosto la villeggiante, così affascinate, e mi perdevo a sognare di quale vita facesse parte, a quali terre appartenesse. Il suo arrivo era atteso assieme all’arrivo dell’estate.

La Villeggiante 05Camminando a un passo dal mare accanto alla Rotonda “Grazia Deledda” a Cervia, un giorno come nessun un altro di questa estate appena trascorsa, ho riassaporato il profumo di quell’unica brezza salmastra che ho potuto notare proprio perché, sfiorandomi all’improvviso, mi ha sorpreso spezzando la forza dei raggi del sole che, fino a quel momento, imperterriti mi cadevano addosso. E per un attimo ho rivissuto il sapore del mare di quand’ero bambina. L’innocenza e l’ardore, il desiderio di correre al mio mare. L’entusiasmo di appartenere a quella terra che ho sempre sentito così mia.

Tutto era mio di Cervia. Io, così piccina già l’amavo e sapevo una cosa sola, che Cervia era mia: dai piccoli non ti scordar di me che sbocciavano nelle vie dei fiori a primavera, alle viole selvatiche che raccoglievo dai marciapiedi per piantarle nel mio giardino, ai grandi pini che sbocciavano di profumo di resina, rigogliosi e imperanti nel loro austero aspetto e nella loro immensa altezza, e il mare, quel mare dal carattere così acceso e dai profumi così forti che regolarmente mi richiamava a sé.

Ho girato lo sguardo alle magnifiche statue sulla rotonda: una sarda portatrice d’acqua e una cervese pescivendola, la mia favorita, due figure scolpite dall’illustre artista Angelo Biancini in onore della scrittrice Premio Nobel Grazia Deledda, e cittadina onoraria cervese dal 1926, e le ho ringraziate per essere un’altra certezza della mia terra, un simbolo nella mia città che sento particolarmente mie RotondaGDeleddaCervia3perché contribuiscono a fermarne il tempo, riportandomi regolarmente alla mia infanzia e alla mia spensieratezza. Guardarle nella loro solidità, e al contempo osservare la spontaneità della cervese che regge il cesto coi frutti di mare mentre offre un pesce, mi rassicurano e mi ricordano le mie radici legandomi come ancore al mio passato.

E per la prima volta ho realizzato che in quel momento ero io la villeggiante, e mi sono sentita osservata dalle mie statue.

Sofisticata e silenziosa nei miei pensieri, intensamente avvolta nei miei abiti, non avevo voglia di scambiar parola, ma solo di raggiungere quel mare che posso rivedere, oramai, solamente al ritorno di ogni stagione estiva. Arrivo anche io da terre lontane oggi, e camminando porto con me il mistero delle mie esperienze, di quei luoghi sconosciuti da cui provengo, e a cui ormai inesorabilmente, anche appartengo.

Anche io ora vengo da lontano, come l’affascinante villeggiante di quando ero bambina e come la sarda sulla rotonda del mare di Cervia. Io e queste bellissime donne apparteniamo alla città da sempre, anche se incorporiamo la conoscenza di altri mondi. Sono anche io austera in quegli attimi. Sono la villeggiante. Ma sono anche la figlia che torna a casa: da mia madre e dalla mia città.

La Villeggiante 01

Sono la donna dalle mille sfaccettature, ancorata ad un passato che non vuole dimenticare ma proiettata in un  futuro di nuove terre da scoprire e di aspetti sconosciuti della vita da svelare. Sono la donna profondamente legata alla propria cultura  ma anche innamorata della colorata e multiculturale Singapore.  Tormentata, ovunque io sia, dalla ricerca  della  perduta spensieratezza che oggi sfioro solo di tanto in tanto, come fosse il battito d’ali di una farfalla. Spensieratezza che non è più, purtroppo, la culla nella quale abbandonarsi per ore e ore senza pensieri.

Oggi ha il sopravvento la consapevolezza, che mi accompagna come un’ombra, e il mal di stomaco è per la violenza degli avvenimenti quotidiani, frenesie del mondo che corre, di un’Italia sprecata, del terrorismo e dei terremoti, che mi ricordano che ogni momento è prezioso come nessun un altro.

Quelle lunghe, calde estati e la bella villeggiante non torneranno mai più, ma sorrido intimamente a quei ricordi, perle della mia esistenza, e mi re-incammino verso il mare accompagnata dalla speranza.

Credits
Le fotografie storiche, particolari della Rotonda Grazia Deledda di Cervia (Ravenna), sono gentile concessione di: http://www.cerviaemilanomarittima.org/.

2 commenti
    • Catia Singapore
      Catia Singapore dice:

      Carissima Annamaria, grazie per il tuo gentile commento. E’ proprio così, un itinerario che si ripresenta ad ogni spostamento, porta con se mille sentimenti e poi si torna a guardare avanti, senza dimenticare. Grazie!

      Rispondi

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