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L’amica che se ne va

Breve storia di una bella amicizia nella sua variante migratoria. Francesca si riconoscerà nelle mie parole: allora tanto vale giocare a carte scoperte dall’inizio.

Ci siamo conosciute i primi giorni del mio arrivo a Vancouver, quando si vedeva lontano un miglio che ero appena arrivata.

Con i miei due bambini di 5 anni per mano avevo messo piede, con incertezza, in uno di quei posti in cui sarei poi diventata “di casa”, il family place, un luogo protetto di gioco e condivisione dove i miei piccoli hanno incontrato il loro primo amico canadese e io lei, la mia prima amica italiana in Canada.

Ha sentito che parlavo con i bambini in italiano e mi ha salutato con un forte accento toscano: che suono meraviglioso alle mie orecchie!

Ci siamo raccontate di noi, in breve, le cose più importanti, da dove vieni, perché sei qui, che fai nella vita… Ci siamo perse per qualche mese, complice un inaspettato cambio di operatore telefonico, ma poi fortunatamente ritrovate, lei con un bel pancino in mostra.

Da allora ci siamo fatte compagnia, ci siamo scoperte molto simili o molto diverse ma sempre in sintonia. Da lei ho imparato moltissimo, anche perché é stata la mia insegnante di teatro, ma non solo per quello. Natali trascorsi insieme come una famiglia, ho avuto il piacere di lavorare con suo marito, ho visto andare a scuola tutti i giorni la sua bambina, insomma tante occasioni di incontro e tempo condiviso.

Durante l’ultimo inverno trascorso é venuta a trovarmi ogni settimana, per tenermi compagna durante il mio lungo congedo per maternità che rendeva le giornate particolarmente lunghe e, mi piace pensare, perché le facesse bene.

Così, i nostri mercoledì sono diventati un appuntamento fisso fatto di caffè, racconti di vita coniugale, risate e giochi sedute per terra con la mia nuova nata.

Sapevo dei suoi piani da tanto tempo, sarebbe partita, era tutto pronto, o quasi.

Ma sono quelle cose a cui non vuoi pensare perché significano molto. Troppo.

I mesi sono volati, fino a che è arrivato il nostro ultimo mercoledì. Era estate questa volta: la casa venduta, i bagagli spediti, l’ultima notte in albergo all’aeroporto prenotata. Volava dall’altro lato del paese, il suo futuro e quello della sua famiglia sarebbe stato lì.

Ci siamo abbracciate dopo anni di abbracci, ma questa volta in modo diverso.

Non mi sono scoraggiata, non abbiamo pianto, perché sapevo che andava incontro alla felicità e sarebbe stato brutto sporcare un momento di incoraggiamento e supporto con un po’ di tristezza. Lei era raggiante e carica di energia, io ero con lei, sulla stessa lunghezza d’onda.

Non so quando la rivedrò, seguo da lontano le tappe del suo percorso.

Un’ amica che se ne va, per chi come noi vive lontano da casa, significa qualcosa di più.

É un puntello che salta dalla tua rete di protezione, é un nodo che si scioglie, un appiglio che manca.

É la variante visibile di quello che potresti essere un giorno tu, emigrante per la seconda volta, nuovamente alle prese con il ricominciare tutto capo, con l’eccitazione del nuovo inizio, con la paura del lasciarsi un pezzo di vita, di nuovo, alle spalle.

Prima di lei é andata via un’altra amica e poi altri conoscenti…

Molte persone, canadesi e non, oggi parlano di lasciare Vancouver, una città sempre più costosa, sempre più esclusiva, competitiva.

Diventare amici di persone che sanno già di dover andare via é difficile, ma ti consola la consapevolezza.

Essere amiche di persone che credevi potessero essere un punto di riferimento permanente e, invece, salpano le ancore e lasciano il porto dove tu avevi appena attraccato é destabilizzante, ti mette alla prova. Ti costringe a farti domande, a chiederti ancora, semmai ce ne fosse bisogno, se sei al posto giorno, se hai fatto una scelta ragionevole, se non sia il caso che vada via anche tu.

Tutte noi, donne che emigrano all’estero, abbiamo avuto o avremo “l’amica che se ne va” e che non solo ci mette di fronte alla consapevolezza del dolore di una perdita che abbiamo dato noi per prime ad altri, ma ci permette di riflettere nuovamente sulle nostre scelte, sulle nostre prospettive.

E questo é un bene, questo é uno dei regali che di Francesca ho apprezzato di più, insieme alla sua risata sincera, contagiosa.

vancouver

1 commento
  1. Laura
    Laura dice:

    É successo a me l’anno scorso e, anche se, da expats, siamo tutti in un certo senso temporanei in un posto…non ho trovato una sostituta. È facile sentirsi a casa finché non si è obbligati a dire addio. Spero che tu trovi presto la tua altra Francesca

    Rispondi

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