Lapponia vacanze

Lapponia, viaggio al Circolo Polare Artico

Lapponia mappaAvete mai sentito parlare del “mal d’Africa”? Si dice che sia un senso di struggente nostalgia che assale i turisti che hanno vissuto per un po’ nel continente africano, e si trasforma in malattia da “ricordi” dei posti visitati. Se per i turisti é solo un ricordo, per gli africani deve essere una malattia da mancanza, da incubo, poiché loro, i figli di questa terra, sono costretti a lasciarla per vari motivi.

Io in Africa non ci sono mai stata, ho letto libri, visto film e devo dire che questo “mito” mi fa un po’ paura. Se quel senso struggente è paragonabile alla mia esperienza iniziata nel 2009, che mi ha coinvolto e appassionato e che si é trasformata col passare degli anni in bisogno, beh allora l’Africa mi fa paura! Vi voglio raccontare della mia esperienza nella desolata tundra svedese, gelata per oltre 9 mesi l’anno, dove gli alberi non possono crescere a causa delle dure condizioni ambientali, dove l’estate raggiunge per qualche giorno i 15-18 gradi. Beh, che ci crediate o no ho scelto consapevolmente di ritornarci, anno dopo anno. È forse pazzia o quello che mi é capitato potrei chiamarlo per similitudine “il mal del nord”?

Sono stata introdotta alla vita della montagna dal mio compagno che è nato nel nord di questo paese. Con tanta pazienza mi ha “educato” alle bellezze della natura selvaggia, quasi intatta, quella dei paesaggi forestali nordici, dove non incontri una persona per settimane intere. Mi ha mostrato i pochi sentieri esistenti, i “fuori pista”, posti in cui pochi uomini al di fuori degli oriundi lapponi, ne hanno calpestato il suolo. Mi ha insegnato ad orientarmi, a riconoscere il nord e il sud, a pescare, a cucinare all’aperto, a piantare la tenda e a smontarla, con il sole e con la bufera; insomma mi ha aperto un mondo sconosciuto, difficile e duro, tra le sue montagne, tutto nel rispetto delle leggi dettate dalla natura, che per un cittadino di quei posti é una parte importante della vita quotidiana.Lapponia montagne viaggio

Io le montagne le ho sempre amate, le Alpi italiane, ricche di dislivelli improvvisi, di paesaggi maestosi, di colori forti, di profumi avvolgenti, di tanta gente, che condivide gli stessi interessi, amante dei rifugi dove si può sempre trovare un letto caldo e degustare un buon pasto.

Nelle montagne svedesi invece, tutto viene portato nello zaino: sacco a pelo, cibo per tutto il periodo, il minimo abbigliamento necessario e la borsa per il pronto soccorso. Ma nel corso della mia educazione ho iniziato ad apprezzare questa spoglia terra, questa natura selvaggia, incontaminata, fatta di paesaggi senza alberi, dove l’inverno piega al suo volere la natura e le poche forme di vita che in essa vi abitano. La vita in questi posti può venire paragonata alla dura vita dei pionieri che lasciarono l’Italia per cercare fortuna in posti privi di tutto, in deserti di infrastrutture, ma ricchi di foreste, dei beni che la natura nel suo infinito amore ci mette a disposizione. Penso a posti come l’Argentina, il Brasile e il Sud america, dove avrei perfino potuto nascere, visto che dalla mia isola emigrarono in molti verso quelle terre argentine.

Dopo anni di vacanze spese a passeggio nelle immense distese del nord, fatte di ore di cammino, di pesca, di preparazione dei pasti con le poche cose portate, di adattamento alla forza della natura, di solitudine tra questi paesaggi servaggi, questi luoghi sono diventati una parte di me.antonella renna bianca

I pochi incontri fatti, quelli con qualche lappone per lo scambio dei generi alimentari, hanno contribuito ad aumentare la mia curiosità. Dopo ogni viaggio, ho letto qualche cosa in più di questa popolazione aborigena, della loro storia, delle loro tradizioni, delle usanze, dei loro diritti, del tentativo da parte dello stato svedese di rubare loro la terra, delle loro lingue e del loro modo di vivere la natura. Tutto questo ha aumentato il mio desiderio di spendere maggior tempo in quella dolce e aspra solitudine, immersa nel tesoro di una natura ancora da scoprire, quasi caotica. La vita mi ha regalato una bellissima figlia e con lei le escursioni con un sacco in spalla sembravano finite. Ma anche lei é stata introdotta allo stesso “rito” dai primissimi anni di vita e non so se sia perché ha anche un po’ di “sangue lappone”, o perché per ogni bambino tutto é una scoperta, ma da subito ha dimostrato un attaccamento particolare a questa terra, a questa natura selvaggia e alla cultura di questo popolo.

Oggi passiamo 6 settimane all’anno in quei posti, che sono diventati per noi la nostra “seconda casa”, una spiaggia di riposo, lontani dallo stress a cui la routine della vita di città ci sottopone. Per due estati siamo state a Staddajåkkå, un rifugio sul sentiero di Padjelantaleden, in uno dei tre parchi nazionali, 12 chilometri dalla famosa Staloluokta, per altri due a Tuotta, e la scorsa estate siamo state a Kisuris.

Staddajåkkå é una delle fermate del sentiero del parco nazionale; un sentiero sperduto tra i ghiacciai norvegesi e le montagne svedesi, un passaggio amato da turisti esperti, in visita della famosa Sorjosjaure, ai margini del parco nazionale. Duottar é invece la stazione più elevata del parco nazionale, a ben 1550 m di altitudine, in una zona più interna del parco nazionale che offre vedute da paesaggio lunare e dove nessuna pianta riesce a crescere. Kisuris invece si trova all’entrata di una delle due vie di accesso del parco, é quindi più frequentata da turisti di passaggio.

Per poter usufruire della capanna devo dare la mia disponibilità di aiutare o di soccorrere i bisognosi, di mantenere i contatti con la polizia in caso di acuto bisogno. Insomma di fare l’hostess. E io il turismo ce l’ho nel sangue, visto che vengo dalla laguna veneta! Ho imparato a fare il pane lappone e i pasticcini di cioccolato svedesi e tutto questo senza luce, acqua corrente, forno o comodità varie. Gli strumenti a mia disposizione sono l’acqua del fiume, la luce del sole e una bombola di gas su cui cucinare e riscaldare la capanna di 20 metri quadri in cui noi abitiamo. Tutto compatto, ma non manca nulla. La temperatura d’estate a queste latitudini può variare dai meno 5° ai più 20°. La natura offre tutto ciò di cui abbiamo bisogno; il fiume ci offre i suoi pesci, le renne sono la nostra compagnia.

La scansione delle giornate è intercalata tra momenti di lavoro, e momenti di relax. Le escursioni Lapponia Antonella pescaesplorative vanno preparate accuratamente, poiché non c’è nessuno che ci possa aiutare se ci troviamo nei guai o se ci perdiamo tra le montagne.

L’abbigliamento di cui disponiamo è importantissimo ma alquanto minimalista, per cui va pensato nei minimi dettagli. Tutto viene trasportato elicottero e non si può superare un certo peso. A queste latitudini servono vestiti di lana, calzini di lana e allo stesso tempo sandali e canottiera per i pochi giorni di sole intenso.

Di certo vi chiederete cosa possa fare una bambina di 10-11-12-13 anni sola con la mamma tra le montagne un mese. Beh molto più di quel che ci si possa immaginare; è infatti proprio sua la voglia di ritornare anche l’anno prossimo, di organizzare  questo viaggio al Circolo Polare Artico.

Spero di aver solleticato la vostra curiosità per questa parte del mondo ancora incontaminata, che merita di certo una visita!

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4 commenti
  1. fabiana
    fabiana dice:

    Mi piacerebbe tantissimo un viaggio del genere ma ho solo 3 settimane di ferie al massimo….pensi sia fattibile?
    Quest’anno sono stata nel deserto dai saharawi ma mi mancano le montagne….

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    • Antonella
      Antonella dice:

      Ciao Fabiana, certo che è possibile, bisogna avere delle buone condizioni fisiche e i vestiti giusti, si limita l’area di visita. Fammi sapere quando vorrai andarci e dove! Sarà un’esperienza indimenticabile!

      Rispondi
      • fabiana
        fabiana dice:

        Fammi sapere tu invece dove dovrei andare visto che con poco tempo a disposizione mi piacerebbe andare su “raccomandazione” ! Sono stata alcuni giorni a nord di rovaniemi un inverno ma ero ospite di amici di Helsinki. .. troppo figo con le moto da neve arrivare nella tenda dove c’erano le renne! Quindi…consiglio? ? 🙂

        Rispondi

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