Ho ottenuto un lavoro in una struttura per l’assistenza agli anziani pochi giorni dopo aver conseguito il certificato in “Aged Care” qua in Australia.

Avevo scelto di fare questo corso per diventare ciò che in Italia chiamano “Operatore Socio Sanitario” in un periodo in cui ero appena diventata residente ed ero invasa da mille incertezze. Dopo aver lavorato per i primi anni dopo il mio arrivo  nel campo dell’hospitality, avevo dubbi sulla direzione che avrebbe dovuto prendere la mia vita, dubbi su cosa fare della mia laurea italiana in Psicologia, dubbi se restare o se tornare. Così, poiché ho sempre creduto nel fatto che le idee migliori nella vita arrivino quando ci si mette in gioco e si intraprendono nuove strade, decisi di iscrivermi a questo corso.

Al termine del corso e del tirocinio ero terribilmente spaventata dall’idea di non essere forte abbastanza per dare coraggio a persone che immaginavo fragili e terribilmente tristi. In queste strutture, infatti, la maggior parte di questi pazienti sono affetti da diversi tipi di demenza. Ciò implica problemi comportamentali, di memoria e, negli stadi più avanzati, un declino generale delle capacità motorie e cognitive. Mai avrei potuto immaginare che, al contrario, loro potessero arricchire incredibilmente la mia vita e darmi nuovi stimoli e idee.

Mentre sono con loro, spesso capita che mi mostrino le loro foto di famiglia in bianco e nero e che mi parlino delle lorofoto-ricordo vite. Io mi perdo spesso ad ascoltare le loro splendide storie su un’Australia di tanti anni fa: c’è chi pilotava aerei durante la guerra, chi dall’Inghilterra è arrivato qua in Australia dopo un lunghissimo viaggio in nave, chi viveva di agricoltura e tra mille difficoltà è riuscito a sfamare sette figli. C’è sempre nei loro racconti un’estrema dolcezza e, nonostante una leggera malinconia, traspare sempre quella incredibile forza che ho sempre ammirato in quelle generazioni vissute in un’epoca così diversa dalla nostra.

Ogni giorno, vedo la gioia brillare nei loro occhi per le cose più semplici: una canzone, una carezza, un fiore o una giornata di sole…tanto basta per farli sorridere di un sorriso sincero, che viene dal cuore ed è contagioso. Mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi per la commozione più di una volta, come ad esempio quando più di uno di loro, durante le feste natalizie, intuendo che mi potesse mancare la mia famiglia, mi ha abbracciato e fatto sentire come se fossi loro nipote. A volte, quando mi vedono particolarmente stanca, si preoccupano per me e, facendomi l’occhiolino, mi danno un abbraccio e mi regalano un cioccolatino. Non passa giorno in cui non sia sorpresa dal loro incredibile senso dell’umorismo, dalla loro allegria e dalla loro voglia di condividere scherzi e risate. L’affetto che mi dimostrano ogni giorno è puro, spontaneo e mi fa pensare che quel calore manca tanto al giorno d’oggi nelle nostre frettolose relazioni sociali.

Lavorare con loro mi ha fatto vedere i problemi quotidiani sotto una luce diversa e grazie ai loro sorrisi, alla loro voglia di scherzare, al loro affetto e al loro inconsapevole esempio, mi ritrovo ad apprezzare molto di più ogni momento della giornata. Ora ogni volta che salgo sulla mia bici per andare a lavoro ho il sorriso sulle labbra e quando finisco il turno, nonostante sia incredibilmente stanca, mi sento allo stesso tempo estremamente soddisfatta per aver contribuito a rendere migliore la giornata di qualcuno.

I miei dolcissimi nonnini acquisiti  mi hanno insegnato a mettere il cuore nelle cose che faccio e mi hanno fatto capire che abbiamo tutti bisogno di affetto. Io tanto quanto loro. Questa esperienza così positiva nell’assistenza agli anziani, oltre ad aver arricchito incredibilmente la mia vita, mi ha indirizzato verso nuove opportunità e mi ha portato ad iscrivermi ad un corso universitario incentrato sull’Alzheimer e le varie patologie neuro-degenerative. Da quello che all’inizio doveva essere un lavoro come un altro ho in realtà ottenuto nuovi stimoli e un incredibile bagaglio di esperienze e di ricordi meravigliosi che porterò per sempre nel cuore.

7 commenti
  1. linda
    linda dice:

    Ciao Federica, posso chiederti quanti anni avevi quando hai deciso di partire, e vorrei chiederti se ti andrebbe di mandarmi una mail che io mi trovo nella tua situazione

    Rispondi
    • Federica Byron Bay
      Federica Byron Bay dice:

      Ciao Linda avevo 24 anni quando sono partita per l’Australia la prima volta. Per motivi di privacy non posso forrnire la mia e-mail privata ma se hai dubbi o domande saro’ felice di risponderti qua nei commenti dei post cosi’ da poter dare informazioni utili anche and altri lettori nella stessa situazione! Un abbraccio, Federica

      Rispondi

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