lavoro-turismoLavorare a contatto con il mondo del turismo è un’esperienza bizzarra ma estremamente interessante. Da un lato, si è inevitabilmente a contatto con persone provenienti da tantissimi angoli di Italia differenti, carichi di storie che non vedono l’ora di condividere. Dall’altro, come da copione, ci sono aspetti ai quali pochi pensano e sui quali soffermarsi è importante. Più volte, infatti, mi sono ritrovata a dover offrire spiegazioni e chiarimenti. L’alternativa a queste ultime, nemmeno a dirlo, pare essere quella di crederci “in perenne passeggiata”.

Lavorare in ambito turistico significa, spesso, svolgere un lavoro saltuario.

Ad eccezione di città molto amate dai turisti (in Germania: Berlino, Norimberga, Amburgo, forse Francoforte sul Meno) non si tratta di un lavoro con il quale si può pagare l’affitto tutti i mesi. Intendiamoci: ho conoscenti a Berlino che esercitano la sola professione di guida turistica, ma si tratta di un altro bacino di utenza rispetto al mio.

Loro, infatti, hanno spesso gruppi di turisti che li tengono impegnati per 6-8 ore al giorno. A questo si aggiungono le gite scolastiche e i viaggi della memoria, che qua sono molto meno frequenti. Lavorando in un’area bellissima ma meno conosciuta, lavoro tanto tre o quattro mesi all’anno. E con tanto intendo venti ore al mese, trenta al massimo.

Per i restanti otto o nove mesi, accompagno gruppi di tedeschi o sostituisco colleghi all’ultimo minuto. Con il passare del tempo, insomma, ho dovuto imparare a fare i conti con il fatto che si tratti di un lavoro che mi piace ma che non può, per il momento, sostituirsi alle entrate regolari del mio lavoro dipendente. Con ciò che guadagno, quindi, mi concedo un week-end da qualche parte. In alternativa, e con una qual certa soddisfazione, verso il mio compenso sul libretto dei risparmi “che non si sa mai” (cit.)

Lavorare nel turismo non è un lavoro per tutti.

Esattamente come nel caso dell’insegnamento, ho sentito migliaia di volte persone dire “beh, basta sapere la lingua. Poi qualcosa glielo racconti, suvvia…”.  Magari.

Ho visto colleghi e colleghe stressati oltre misura perché incompatibili con pressione, cambiamenti logistici dell’ultimo minuto, richieste particolari. Ne ho conosciuti altrettanti che, al primo cambio improvviso di programma, hanno iniziato a maledire turisti, turismo ed enti vari. Peraltro, lasciatemelo dire, non basta sapere una lingua per saper comunicare.

Non tutti gli italiani emigrati all’estero possono insegnare italiano o occuparsi di turisti italiani: occorre essere formati, avere un minimo di predisposizione e, come si dice qui, eine Macke, cioè una piccola tara mentale. 😉

lavorare-turstiLavorare con i turisti è un esercizio di pazienza.

Il giorno di Natale, ad esempio, volevo strangolare un’anziana signora ottantenne.

Questa, infatti, ha passato i 3/4 dell’intera giornata borbottando su quanto tutto fosse diverso da come se lo era aspettato. Le escursioni e le pause erano state, a sentir lei, organizzate in maniera discutibile e incompatibile con l’età media del gruppo

Nonostante le fosse stato spiegato, più volte, che non dipendesse né da me, né dall’ente per il quale lavoro, non ne ha voluto sentire. Ha berciato tutto il tempo, interrompendosi giusto il tempo di azzannare un Bratwurst al volo. L’ambasciatrice, quel giorno, si è insomma dovuta far carico di qualche pena di troppo.

Capiamoci: lavorare con il pubblico è sempre un esercizio di pazienza, sia questo ultimo composto da turisti, studenti o clienti di un bar. È un’attività che svolgo da dieci anni, ormai, ergo ci ho fatto il callo. Ciononostante, spesso mi ritrovo ancora a sorridere delle mille e una manie dell’essere umano.

Dall’altro lato, però, concedetemi la vena polemica e un po’ rattristata. Svolgendo lavori come questo, infatti,mi rendo sempre più conto di quanto la gente sappia essere viziata nonostante il suo essere socialmente ed economicamente privilegiata.
Tutto ciò, in ogni caso, mi spinge a voler offrire ai miei cari, siano essi amici, compagne o famigliari, una me migliore. Insomma: impara l’arte e… 😉

Lavorare con le Agenzie turistiche è un esercizio di pazienza.

Idem come sopra. Spesso le agenzie turistiche hanno i nostri contatti. Questo, a livello teorico, dovrebbe agevolare la comunicazione tra noi e gli accompagnatori nostrani. Non avete idea di quante volte, invece, io sia stata contattata da agenzie turistiche italiane che mi hanno chiesto se l’Ente del Turismo non stesse, in realtà, cercando di truffarli perché “105,00€ lordi per una guida di due ore è davvero tanto”.

Allo stesso modo, dopo aver prenotato un servizio con l’ente per cui lavoro, mi hanno offerto lo stesso lavoro in qualità di free-lance. Avessi accettato, il tutto gli sarebbe costato, forse, 50,00€ in meno “tutto compreso, giusto?”. Avete capito bene: avevano già fatto tutti i conti del caso.

Quando, però, spiego loro che rischiare il mio contratto di collaborazione e comportarmi in maniera poco integra non fa parte del mio modus laborandi, mi trattano come l’ultima delle pezze per pulire i pavimenti. La frase più ricorrente, peraltro, inizia con “Pensavo all’estero aveste voglia di lavorare ma…”. Santa Pazienza.
[Per intenderci: io lavoro come free-lance solo se vengo contattata in prima sede da una qualche agenzia che ha ricevuto il mio contatto da amici e/o colleghi. Sostituirmi ai miei datori di lavoro per far risparmiare a un gruppo di clienti 40,00€/50,00€ in totale non mi sembra onesto, visto e considerato il suddetto datore di lavoro mi tratti molto molto bene. Poi, ovviamente, ognuno è libero di fare come desidera 😉 ]

Lavorare nel turismo è un perenne corso di aggiornamento.

Ricevo tantissime E-mail per approfondimenti di ogni genere, alcuni più interessanti di altri. In ogni caso, la voglia di imparare qualcosa di nuovo deve andare di pari passo con la volontà di trasmetterlo.

Spesso, infatti, ci vengono poste domande legittime ma che richiedono approfondimenti ai quali, altrimenti, non avremmo pensato.  Altre volte siamo tenuti a offrire tour particolari che, senza la dovuta formazione, sarebbero poco interessanti.

Avendo un lavoro dipendente, purtroppo, non sempre riesco a partecipare. Lo faccio ogni volta che mi è possibile, combattendo pigrizia e freddo, e, lasciatemelo dire, raramente rimango delusa. Dalla tintura dei tessuti alle tombe di personaggi illustri al tesoro di una sinagoga, insomma, non si smette proprio mai di imparare.

Lavorare nel turismo non è glamour. 

Mi permetto di terminare con una nota in qualche modo un po’ più umoristica. Sia mai pensiate che io non apprezzi a sufficienza questo mio piccolo lavoretto saltuario. Scendendo dai rispettivi bus, alcuni gruppi in visita si aspettano segretarie in tubino e pumps armate di cartellina e foulard griffato. Gli stessi turisti, poi, te lo dicono senza farsi troppi problemi. “Ma la sua collega? L’hanno mandata all’ultimo minuto a sostituire qualcuno?”.

La verità è che camminare per ore richiede scarpe comode, del buon deodorante e, a volte, la crema solare. Ergo, se ci vedete guidare un gruppo in mezzo alla festa dei popoli armate di ombrello per non perdere metà dell’allegra combriccola, invece di guardarci straniti offriteci un sorso d’acqua. O una mentina. 😉

segway

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi