• flavia-lavoroCiao Flavia, tu  hai deciso di lasciare l’Italia, dove avevi studiato turismo ed il paese che tutti nel mondo vorrebbero visitare. Perché?
Sono cresciuta in una famiglia dove l’arte, la storia, la letteratura e tutto il patrimonio culturale sono sempre stati all’ordine del giorno.
Ho iniziato a lavorare presto nella ristorazione per pagarmi gli studi, poi sono entrata nel settore alberghiero e in quello dell’organizzazione di eventi.
Nessuna delle opportunità lavorative che ho intrapreso hanno mai offerto una prospettiva futura reale di impiego. Forse è stata sfortuna, forse ero al momento sbagliato nel posto sbagliato, chi lo sa.
Tutto era sempre  precario, sottopagato o non pagato per niente.
L’ultimo dei lavori che ho svolto in Italia è stato per un grande Tour Operator italiano.
A fine stagione mi hanno pagata solo la metà di quello che mi spettava. Sono rimasta molto delusa. Ho sentito tutto intorno una grande mancanza di rispetto, coerenza, dignità e prospettive per un futuro lavorativo che mi permettesse di dare tutta l’energia e le idee che sentivo di avere.
Così, appena mi si è presentata una proposta di stage all’estero, l’ho accettata.
Sentivo che, se avessi dato il massimo, lì avrei avuto possibilità di avere ancora una voce, di avere ancora la possibilità di coltivare dei sogni, di credere ancora in un futuro  dove le mie capacità lavorative potessero venir ascoltate e valorizzate.
L’ambiente di lavoro in Italia mi aveva tolto tutta la dignità e tutti i sogni che avevo e, a 24 anni, non mi pareva giusto, non in un momento in cui ci si dovrebbe sentire spronati e incoraggiati a fare del nostro meglio. Noi siamo il futuro: se vengono tolti i sogni a noi saranno persi per tutti.
Il lasciare l’Italia per me è stato un segno di protesta. Farò tutto quello che potrò per dare a chi verrà dopo di me un futuro migliore di quelloche è stato offerto a me in ambito lavorativo italiano.
Sono partita per poter conservare i miei sogni e per trasformare la mia energia e i miei progetti in realtà.
In Italia questo non lo sentivo realizzabile. In Italia non mi veniva data la possibilità di esprimere la mia opinione o di scegliere, dovevo prendere quello che c’era, senza battere ciglio. Anche se non era il lavoro migliore per il mio potenziale. Anche se non venivo pagata. Anche se non avevo un contratto. Dovevo prendere o lasciare. Non è questo che bisogna offrire ai giovani. Nè ora, ne mai.
  • flavia primo piano con donna anzianaChe problemi hai incontrato a lavorare in Italia ? 
Premetto che, in Inghilterra, l’ambito turistico è fondamentalmente donna. Infatti, dove lavoro adesso,  siamo per la maggioranza donne giovani che amano collaborate e confrontarsi trovando soluzioni nuove e innovative.
Ultimamente ho avuto la possibilità di visitare una fiera turistica in Italia dove è ho notato un ambiente maschile e di età  avanzata.
In Inghilterra la cosa che amo di più è la sensazione di essere sempre valutata e rispettata come una professionista e come una mente giovane ed entusiasta.
Mi sento parte di un ambiente dinamico e ispirato.
In Italia ho spesso percepito il contrario: un ambiente statico e chiuso dove mi sono sentita sminuita come donna, ignorata perchè giovane e dunque  inesperta, mi sono ritrovata ad essere guardata come donna, prima che professionista.
Questo non mi succede in Inghilterra.
Inoltre, in Italia penso si prediliga ancora una forte frammentazione, poca coesione tra colleghi anche a causa di un sistema legislativo antiquato e arretrato che non aiuta la nostra realtà di piccole-medie imprese e non incoraggia e supporta la collaborazione.
Questo non è affatto utile nell’ambiente del turismo dove la collaborazione è la chiave di tutto.
In Inghilterra poi c’è molta collaborazione tra enti privati e pubblici, è richiesta trasparenza nell’utilizzo di risorse, a tutti i livelli.
In conclusione, in Italia aiuterebbe un rinnovo della mentalità che incoraggi la meritocrazia e la competizione positiva, dove chi ha ottimi risultati dovrebbe essere considerato un modello da imitare e non da screditare.
Per giungere a questo aiuterebbe di certo una politica che offra correttezza e che chiedesse lo stesso in ritorno. Identica cosa dovrebbe succedere a livello manageriale.
  • flavia visit britaimIn UK come si lavora?
I nostri uffici sono sparsi in tutto il mondo.
L’azienda è un melting-pot di culture internazionali, esperienze di vario livello e approcci variegati. Ognuno ha sempre diritto parola.
Le nuove idee vengono ascoltate e implementate ogni qualvolta si vede del potenziale. I nuovi progetti nascono dalla base e vengono sostenute dai vertici.
Perché non esiste una cima senza la base, i capi sono sempre presenti e visibili in azienda. Gestiscono dando esempio di integrità e devozione. Sanno essere duri e distaccati ma sanno anche essere parte della squadra, organizzano serate di socializzazione dove tutti sono sullo stesso livello e tutti condividono ore in compagnia, senza la necessità in quelle occasioni di rispettare regole e gerarchie. Il mio lavoro implica la capacità di relazionarsi, di organizzarsi e coordinarsi con tutti i dipartimenti interni e gli uffici internazionali. Tutti si aspettano correttezza e affidabilità e tutti cerchiamo di dare ciò che vorremmo ricevere.
Ancora una volta, tutto si sviluppa secondo un asse positivo dove chi ha conoscenza la condivide, chi ha dubbi li condivide, chi ha risposte le condivide. C’è, alla base di tutto, il confronto positivo e creativo.
Importante e costante è il monitoraggio del lavoro per poter gioire dei risultati tutti insieme, come una squadra. Tutto segue una etica di coesione e collaborazione che deve portare dei risultati. Essere results-driven è un ottima mentalità produttiva ed è con la coscienza autocritica che si raggiungono i migliori risultati. Si accettano errori ma, una volta sottolineati, non si accettano più. Siamo tutti adulti e siamo tutti allo stesso livello. Questo crea un ambiente di lavoro positivo che tende sempre alla correttezza e uguaglianza.
  • Qual’è l’aspetto che più ti piace del tuo lavoro? 
Quello che amo in questo lavoro è il concetto di Reach. Mi piace molto pensare all’eco mondiale che ha ogni piccolo e grande progetto che realizziamo nell’ente. Mi piace anche molto essere nella posizione di aiutare piccole e grandi aziende attraverso la mia conoscenza del settore. Apprezzo anche tutti gli strumenti digitali che l’Ente turismo mette a disposizione attraverso il dipartimento in cui lavoro.
Amo poter aver fatto della mia passione una vera e propria professione che mi fa sentire appagata, rispettata e valorizzata come professionista ma anche come essere umano.
  • Cosa avresti fatto se non avessi lavorato in questo settore? flavia-lavoro-inghilterra
In Inghilterra sarei molto probabilmente rimasta nell’ambito artistico culturale,  in Italia, in una vita alternativa, sarei stata molto più probabilmente coinvolta in un ambito commerciale.
  • All’estero hai dovuto fare la gavetta?
A 24 anni, a Londra, nonostante avessi una laurea in turismo e un anno di esperienza all’estero con tanto di ottimo livello di inglese, partivo già con almeno 5 anni di svantaggio.
Qui tutti iniziano a lavorare molto presto, quando sono ancora studenti sono incoraggiati a lavorare part-time e, quando noi Italiani entriamo nel loro ambito di lavoro, siamo comunque sempre un passo indietro.
Questo proprio perchè le possibilità lavorative che ci vengono offerte in italia sono molto spesso irrilevanti dal punto di vista professionale oppure di seconda classe, cioè irrilevanti in generale in qualunque tipo di carriera (stage non pagati per lavori non qualificati per esempio).
Qui ho iniziato da stagista non retribuita, poi ho ottenuto un contratto a tempo determinato e poi a tempo indeterminato. La gavetta la si fa, ma dall’impegno e devozione che si mettono nel lavoro possono arrivare grandi risultati. Quindi la si fa più volentieri.
  • Stai dicendo che c’è differenza tra  la gavetta inglese e quella italiana…
C’è una fondamentale differenza.
Se in Inghilterra lavori bene, le tue capacità vengono riconosciute e valorizzate e la possibilità ti viene data appena è possibile.
In Italia, per quanto riguarda la mia esperienza da dipendente sia del pubblico che del privato, non c’è meritocrazia.
Non importa quanto lavori duro, importa chi conosci o con chi hai una relazione.
Se sei donna e single è come se tutti si aspettassero che ti abbassi ad accettare compromessi senza far troppe polemiche.
Difficilmente ti viene data la possibilità di affermarti come professionista. Resti sempre e prima di tutto una donna. Devi fare la carina con le persone giuste o, per lo meno, tutti si aspettano che tu faccia così o che tu abbia fatto così, per arrivare dove sei. La differenza tra UK e Italia? La possibilità di dimostrare quanto vali e la possibilità di venire riconosciuta per il tuo lavoro lasciando i risultati parlare per te.
In Italia non penso questo sia a tutt’oggi possibile. In Inghilterra .
  • Torneresti in Italia?
Tornerei in Italia ma credo lavorerei per una azienda estera. Non credo riuscirei più a rinunciare all’ambiente di lavoro di respiro internazionale.
  • Il tuo motto:
Fai quello che ami e fallo bene.
Non importa se non vedi dove porta la strada che stai percorrendo.
Se oggi senti di non avere i mezzi continua egualmente a camminare:  la strada la fai tu percorrendola e le opportunità si aprono appena accetti di metterti in gioco.
Parti da quello che ti contraddistingue, dai tuoi punti di forza e credici con tutto te stesso.
E’ dalla fiducia in se stessi che arriva tutto il resto.
Nel turismo si può lavorare in tanti modi:  ristorazione, settore alberghiero, mondo del digital marketing e quello della ricerca analitica, agenzie di viaggio, guide turistiche, autisti e hostess, camerieri e direttori e molto altro ancora.
Quello che conta è quello che ami fare e la passione e la dignità con cui scegli di farlo.
Con quello si arriva a raggiungere qualunque sogno: la gente ti sceglierà e ricorderà per questo.
flavia-gruppo

concorso-letterario

Concorso Letterario per Racconti a tema Expat “Le paure ed il coraggio delle Donne” aperto fino al 31 luglio 2017. 

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