Il lavoro a Mallorca: tra desideri e realtàtabellone-voli-mallorca

Ebbene sì: lavoro in aeroporto.

Molti di voi penseranno che è un lavoro bello e stimolante, a contatto con il turismo, i viaggi e un mondo fatto di voli e partenze. Ovviamente, non è tutto oro quel che luccica, come si dice.

Oggi vi scrivo dal letto perché ho la schiena dolorante ma dovrò andare comunque a lavorare, nel pomeriggio. Quindi ne approfitto per riposarmi, per raccontarvi cosa ho imparato, fino ad ora, del lavoro a Mallorca e per darvi qualche retroscena reale di come funziona un lavoro in aeroporto.

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Come sapete, mi sono trasferita lo scorso novembre 2017 e, già dal primo momento i cui mi sono trovata a Palma, mi sono messa a cercare un’occupazione in maniera ininterrotta.

Dopo aver provato nel settore da cui provengo, ossia Sourcing/Procurement, che qui offre  scarse possibilità, ho cercato in logistica, nel real estate e nel campo del turismo.

Da quello che ho notato, è pratica comune farti sostenere colloqui, farti credere che sei il candidato ideale e, poi, non farti sapere più nulla. E’ anche uso comune assumerti via whatsapp e “scaricarti” dopo un giorno dicendoti che il direttore ha bisogno di tempo per fare nuove assunzioni.

Episodio realmente accaduto: dopo aver fatto un colloquio, gli esaminatori hanno visto dal CV che avevo esperienza di problem solving e ho ricevuto una proposta di lavoro per un call center allo scopo di  risolvere i problemi dovuti ai pacchi rotti durante le spedizioni.

Ho rifutato. problem-solving-ciclo

La mia esperienza di problem solving è relativa ai processi di produzione. Forse, qui, non essendoci cultura di management di sviluppo industriale come in Svizzera, paese dove ho vissuto prima di trasferirmi a Palma,  pensavano che potessi avere a che fare con le scatole.

Sta di fatto che, sul mio CV, non c’è scritto che ho lavorato nei call center. Ma a Mallorca ci sono interi reami formati sui call center, soprattutto organizzati in funzione del supporto turistico.

In aeroporto ci sono finita perché a dicembre sono stata chiamata da un operatore turistico che gestisce operazioni proprio qui.

Superato l’assesment day, ho firmato il pre-contratto, che serve per dare la certezza che lavorerai con l’azienda.

Il punto è che non sapevo quando avrei iniziato perché, nel pre-contratto, non c’era scritta alcuna data: potrebbe essere stato marzo, aprile o maggio. Intanto, per poter vivere, ho dovuto spendere i savings perché Mallorca è molto cara.

Nell’attesa, ho cominciato il training in aeroporto, che si è rivelato carino e simpatico.

Ho appreso molte cose e conosciuto compagni fantastici di nazionalità diverse.

Poi, ho iniziato a lavorare.

Ci sono tre ruoli che si svolgono a rotazione: arrivi, partenze e parking.

I turni possono iniziare molto presto la mattina e finire molto tardi la sera. Se ci sono voli notturni, si svolge  anche il turno di notte.

Si sta in piedi otto ore, si ha una mezz’ora di pausa e, se ci sono grandi intervalli tra un volo e l’altro, ci si può anche sedere un po’.

L’aeroporto di Mallorca è sempre busy perché è una meta gettonata anche in inverno. Così, le pause sono rare e si fa assistenza ai passeggeri tutto il tempo.

Io mi trovo agli arrivi e alle partenze.

La conoscenza di più lingue aiuta, ma mai abbastanza. Pensate, ad esempio,  che la maggioranza dei passeggeri si aspetta di essere compresa nella propria lingua, anche se questa fosse la svedese.

Ogni giorno è un’avventura. A volte, mi è capitato di aiutare viaggiatori in difficoltà, famiglie con bambini disabili, tuisti in solitaria, anziani. Questi ultimi, in particolare, sono davvero tanti, chi lo avrebbe mai detto! Con loro ho un rapporto particolare: le signore tedesche mi raccontano spesso la loro vita, nell’attesa del volo.

Mi sento responsabile nei confronti dei clienti: li assisto da un punto di vista operativo ma anche umano.

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La situazione nel parking è un po’ strana, perché, già da ora, mi immagino che d’estate ci saranno temperature altissime e noi dovremmo stare all’aperto.

Ho pensato varie volte che non sto facendo un lavoro adatto a me, ma non piace lamentarmi, quindi vado avanti.

Altri colleghi, per cultura ed educazione, non esprimono le loro emozioni ma io vedo i loro visi intristiti:  è veramente pesante fare questi turni.

Voglio precisare che ci sono molte professioni che si svolgono in piedi, e sono tutti faticosi naturalmente. Penso solo che, nel mio caso, non mi era stato detto molto su come si sarebbe svolto realmente il lavoro.

Se potessi, farei una legge che obblighi i datori di lavoro a far riposare i dipendenti che lavorano in piedi per almeno 10 minuti ogni due ore.

Ne va della qualità  della performance della persona e anche della sua felicità.

La buona qualità del lavoro rende le persone più propense a lavorare meglio.

Ah!

Poi c’è da dire che la lounge per i dipendenti lascia a desiderare: i dispenser, a volte, erogano acqua calda e non vengono mai riparati a dovere. Inoltre, si devono muovere dei carrelli con delle informazioni per i passeggeri che sono veramente pesanti. Queste operazioni le dovrebbero fare le “facilities” ma le aziende, per risparmiare, le fanno fare a noi.

Sono solo all’inizio e sto analizzando questo percorso. Ma ecco quello che penso: se una persona non si sente a proprio agio non dovrebbe avere paura ad ammetterlo, nonostante si trovi nella condizione di bisogno di un lavoro.

A me mancano molto gli standard lavorativi della Svizzera e della Germania, ma ho scelto io di andarmene per venire qua, su un’isola dove la qualità della vita, tra sole e mare, è sicuramente superiore.

Vedremo in futuro come andranno le cose.

6 commenti
  1. Finally Mallorca
    Finally Mallorca dice:

    Oi, la tua situazione lavorativa non sembra delle migliori. Però come scrivi hai scelto Maiorca per la qualità della vita. Io ho fatto la stessa cosa lasciando la Svezia. So che qui non troverò mai una situazione lavorativa come quella che avevo in Svezia ma non sono venuta a Maiorca per quello. Ora per metterla sullo scherzo: ecco vedi, scrivi che i turisti si aspettano di essere compresi nella propria lingua “anche se questa fosse lo svedese”, insomma io me la caverei :-).

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    • Ilenia
      Ilenia dice:

      Lol magari dovresti provare a fare le selezioni per lavorare in aeroporto….poi peró ti verrà qualcuno che ti chiede se parli Finlandese ti avviso lol..dovresti imparare una lingua diversa ogni giorno 🙂

      Rispondi
      • Finally Mallorca
        Finally Mallorca dice:

        L’aeroporto è troppo lontano per me, poi sto già combattendo per imparare bene lo spagnolo e finché non so bene quello allora non cerco lavoro, speriamo sia il lavoro a trovare me :-). Ti auguro buona fortuna e di trovare il lavoro che desideri!

        Rispondi
  2. Michele
    Michele dice:

    Grazie Ylenia per il tuo racconto esplicativo ed interessante, almeno ci siamo fatti un’idea di come si lavora all’estero e che non è oro tutto ciò che luccica 🙂 nonostante alle Canarie il clima sia più favorevole e indubbiamente gli standard di vita migliori delle nostre grandi metropoli, caotiche ed inquinate…Io pure sto pensando di andare via dall’Italia e so che non sarà certo una passeggiata e che i sacrifici che si devono affrontare sono all’ordine del giorno. Spero tu possa trovare ciò che più ti possa soddisfare e completare e renderti felice soprattutto dal punto di vista lavorativo. Good luck e buona vita

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    • Ilenia
      Ilenia dice:

      Ah che commento gentile. Beh si, io ho scelto le Baleari per vari motivi e sapevo che avrei incontrato strandard diversi. Grazie per i buon auspici. Auguro lo stesso anche a te.

      Rispondi

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