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‘Book’. Photo courtesy of Yerson Retamal

Cari papà e mamma,

forse sto invecchiando. Sento che il tempo comincia a sfuggirmi di mano e sono sempre più consapevole che prima o poi non avrò più le forze, le energie, la spensieratezza necessarie a tentare nuove strade.

Forse sto invecchiando. Comincio a capire che la tela che tesso deve essere la mia, non quella di qualcun altro. Sta diventando cruciale godermi ogni filo, ogni attimo, ogni rivelazione che lo specchio mi regala ogni mattina quando mi guardo; è questa che mi accompagna durante il giorno, proprio come un barista in ritardo condiziona la mia tabella di marcia, o un messaggio che non arriva cambia il mio passo.

Forse sto invecchiando, perché mi è chiaro che a breve avrò solo me stessa. Mia figlia si farà grande e partirà, perché è mia figlia, è quella con parte del mio DNA, e parte del DNA di un padre che sogna di varcare l’orizzonte senza stancarsi. È quella che in aeroporto ha proposto di scambiare il nostro volo con uno per il Messico. Mi hanno detto di non starle dietro così tanto, che le do troppo, tanto “un giorno se ne andrà”. Ebbene è proprio per questo che voglio farlo in questi anni che posso darle esempi di come guardare, come scoprire se stessa, cosa vale la pena cercare, per cosa vale la pena vivere.

Forse sto invecchiando e sto imparando a fare io la figlia prima che sia tardi. Arriva un punto in cui ci sganciamo e andiamo, camminiamo, costruiamo; fino a che la nostra famiglia di origine, lentamente, comincia a scomparire. Allora potremo ritrovarci con una domanda: “chi diventerà la mia famiglia?”. Sì, ce lo chiederemo: chi è che sento tale, chi ci sarà ad abbracciarmi? Chi sarà disposto ad ascoltarmi? Chi mi consiglierà nelle scelte, chi mi starà accanto nelle decisioni? Chi mi farà sentire al sicuro? Prima di quel momento, a queste domande penseremo distrattamente qualche volta ma allontaneremo l’idea perché “è presto, non ora”. Poi, un giorno qualunque, capiterà. Io non c’ero alla tua morte, papà, eri in un’altra città. E non c’ero nemmeno ai tuoi ricoveri di quest’anno, mamma.

Però il corso della vita non si può fermare. Quindi, che abbiamo avuto un’infanzia felice o stiamo fuggendo da mostri personali, tutto quello che potremo fare sarà mettere in piedi gli insegnamenti ricevuti e scegliere con accuratezza i compagni di viaggio, la nostra nuova famiglia, quella che sostituirà le figure che ci hanno cresciuto, ascoltato e – se siamo stati fortunati – incoraggiato a seguire le nostre impronte personali.

Ecco, questo mi avete insegnato, e questo io oggi tento di insegnare a mia figlia:

segui le tue impronte.

Vivi la tua vita, non quella di qualcun altro. Fai scelte di rischio calcolato. Se sbagli, puoi tornare indietro. Perdonati. Proteggi i tuoi figli, se deciderai di averne. Sii in buoni rapporti con il loro padre, non fatevi la guerra di fronte a loro. Trova qualcuno che si impegni a migliorare se stesso per te. Migliora per lui. Cercane uno pulito ed educato, saranno qualità che apprezzerai nel tempo. Leggi. Non dire tante parolacce, non sta bene. Lavora sodo, solo così potrai ottenere qualcosa. Arriva cinque minuti in anticipo agli appuntamenti. Renditi indipendente, non appoggiarti ai soldi di qualcun altro. Rispetta il tuo corpo, non è eterno e dovrà accompagnarti ovunque. Non andare sempre a letto con il pigiama con gli orsetti. Impara ad aprirti i barattoli da sola. Impara a viaggiare da sola. Impara a stare da sola: ne avrai bisogno più di quanto immagini. Ascolta tutte le storie e le voci ma ignora le critiche distruttive e le battute sarcastiche, vengono solo dall’invidia di chi vorrebbe essere te. Quando perderai orientamento e coraggio, ricorda di tutte le volte che hai già trovato le forze per ripartire. ‘Tu sei’, non ‘tu hai’. Il bene più prezioso del mondo è il tempo. Frequenta chi sa insegnare, abbandona sul suo piedistallo chi si compiace. Stai zitta, intervieni solo quando te lo chiedono. Parla del tuo io profondo con chi ti ascolta fino alla fine della frase senza interromperti. Sorridi. Impara a nuotare. Impara l’empatia. Aiuta chi è in difficoltà, ma non farti tirare verso il basso. Aiuta solo chi vuole salvarsi. Assaggia tutto. Il sonno è importante. Bevi tanta acqua. La macchina non serve: puoi usare un qualunque altro mezzo di spostamento. Sii paziente e tollerante. Ma allontanati da chi non ti apprezza, da chi ti svilisce, da chi ha bisogno di salirti sui piedi per sentirsi più alto di te. La violenza non è solo fisica. Alzare le mani e alzare la voce per avere ragione sono sinonimi. Non criticare gli altri, non conosci la loro storia, non giudicare, non fare pettegolezzi. Non perdere i tuoi sogni. Tu meriti il tuo posto nella stanza come tutti i presenti. Sii te stessa, cresci tua figlia con onestà e sii fiera della donna che avrai contribuito a creare. E, se lo trovi, tieni con te il compagno in grado di sentire e capire tutto questo.”

Per ogni singolo respiro che produco ogni volta che penso a voi e alla vita che sto conducendo, che a volte mi sembra abbia un senso e a volte mi sembra una pura follia persa dietro a gesti egoistici e senza un filo logico, ora che sto invecchiando io vi ringrazio. Io vi ringrazio per tutto quello che mi avete insegnato e che spero di poter capire davvero, un giorno, facendo mia ogni nota delle vostre voci. Mio padre non può più leggermi, ma mia madre ancora sì, quindi mamma ti voglio bene.

Con voi ho imparato a guardare lontano e a sognare un mondo, un futuro migliore. Per me, per i miei figli, per i figli di tutti.

Grazie per tutto ciò, a te e a papà.

Non era questo che vi ho detto quando avrei potuto, lo faccio adesso pubblicamente.

Mamma, torno presto a trovarti.

mamma

18 commenti
  1. Katia Camiolo
    Katia Camiolo dice:

    Tu sei esattamente il mio pensiero !ma per una serie di circostanze della vita questo coraggio e queste opportunità non le ho avute , ma le ho insegnate al mio unico figlio che adesso vive proprio a Utrecht! La vita è breve ! Un abbraccio.

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    • Paola Ragnoli
      Paola Ragnoli dice:

      Katia, che bel messaggio che mi lasci, grazie. “Essere il pensiero” di qualcuno che condivide con te anche un pezzo di città, in qualche modo, riesce a farci sentire meno soli quando la tristezza ci assale. Utrecht è una città viva e giovane, penso che tuo figlio si trovi bene. E sì, la vita sa essere davvero breve quando ci si mette… tanto vale viverla. Un abbraccio anche a te!

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  2. Erika
    Erika dice:

    Ti leggo e ti seguo volentieri. Non ho il tuo spirito viaggiante. Mi sono persa in questo luogo che spesso sento straniero. Ma come dici tu, non è mai troppo tardi ♡.
    Grazie , per tutto

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  3. Anna
    Anna dice:

    Bella e vera questa tua “lettera”! Magari avessimo tutti forza e saggezza per farla nostra. E anche l’aiuto del caso e della fortuna, che – è inutile negarlo – servono, eccome! Il che non ci esime dal cercare sempre di fare del nostro meglio, secondo le nostre possibilità e cercando sempre di ampliare i nostri orizzonti, soprattutto quelli del pensiero. Grazie.

    Rispondi
    • Paola Ragnoli
      Paola Ragnoli dice:

      Anna quanto hai ragione, gli aiuti sono indispensabili! La voglia da sola non va molto lontano. Non potevi trovare parole più adatte per esprimere l’impegno necessario, per andare avanti giorno dopo giorno, destreggiandosi tra il caso e il caos. Grazie a te.

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  4. Paola
    Paola dice:

    Grazie per aver decifrato in parole sentimenti e sensazioni cosi’ astratte, a volte inspiegabili. Grazie per queste parole forti, sane, pure che da tempo cercavo di ‘tradurre’. Bello non sentirsi soli in questa voglia di essere, vivere, cadere, andare, assaggiare. Alla fine We are all one.

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    • Paola Ragnoli
      Paola Ragnoli dice:

      Paola, grazie a te per darmi l’emozione di sapere che le mie parole riescono a far vibrare le corde di chi mi legge. Essere la voce del non tradotto è una sensazione impagabile… We are all one.

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  5. margherita
    margherita dice:

    Tuo padre ti avrà letto eccome… e ti starà’ ringraziando a sua volta…Bellissima lettera, complimenti Paola, qualunque cosa tu stia facendo ne vale la pena.. Go on..
    Un abbraccio dall’Irlanda.

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  6. Armando
    Armando dice:

    Beh che dire , ho pianto molto e per me ,poi alle 7 di mattina ,non proprio ” usual”
    Tuo papà un grande uomo un grande papà e ‘ sempre lì vicino a voi.
    Tu sei una grande donna con tanto coraggio , tanta forza .
    Nostra figlia sarà una grande donna e maledetto DNA … il Messico
    Beh ora vado devo provare a varcare L orizzonte senza stancarmi

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