‘’Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.’’

Dante Alighieri, La Divina Commedia.

Ovvero, come ci sentiamo io e più o meno tre milioni di cittadini europei appesi ai giochi politici del dopo Referendum…

Sì, perché il 23 giugno 2016 il 52% della popolazione del Regno Unito ha votato per uscire dalla comunità europea.

brexit-referendum-uk

Brexit, come lo chiamano, è stato un grosso shock per noi ben integrati cittadini EU.

Nessuno di noi si aspettava questo risultato, nessuno.

Eravamo tutti sicuri che fosse scontata la vittoria di IN, (“dentro”), anche e sopratutto dopo l’uccisione di  Jo Cox, membro del Parlamento inglese e sostenitrice di IN, per mano di un fanatico neonazista.

Anche Cameron ne era sicuro, pensate. E invece, la retorica e le bugie dei brexitiani hanno fatto breccia nel popolo inglese, stanco e provato dalle promesse non mantenute dei politici e da un sistema sociale con un grosso gap tra ricchi e poveri.

Io ho vissuto il risultato del referendum come un rigetto, un insulto personale, quasi un tradimento. Mi sono sentita non voluta, sopportata e poco tollerata.

Una mia amica italiana, poi, non ha parlato per due giorni dal dispiacere, facendo piani per ritornare al suo paese nativo. Sicuramente una reazione troppo forte e molto emotiva, ma sicuramente dettata dall’amore sviscerato che noi EU abbiamo dell’Inghilterra, di cui ammiriamo tutto, persino la Regina e i suoi vestiti così pittoreschi e, orgogliosamente, cantiamo “Rule britannia rule” quasi fossimo veramente nativi di questa isola.

La mia adorata Inghilterra non si riconosce nei principi che legano i popoli europei, divorzia e va via.

Un tradimento in piena regola. Seguito dai classici sentimenti di incredulità, rabbia e dolore, quasi come accade quando un marito tradisce una moglie, un fidanzato la sua innamorata, e la stessa cosa è stata per me.

Previsioni per il futuro?

Spesso mi chiedo cosa mai succederà dopo l’uscita dalla comunità europea; cosa accadrà a questa nazione, che si taglia fuori dal resto dell’Europa e dei suoi scambi commerciali e finanziari. Come sarà, che impatto finanziario, sociale, culturale avrà.

E a noi EU cosa accadrà? E alla Londra cosmopolita?

La Londra culla di talenti europei e non, che con le loro brillanti idee fanno della città uno spettacolo a cielo aperto, una fucina di eventi, e le mille lingue parlate per le strade, e i mille volti di varie etnie… sarà loro permesso di restare?

E la Scozia, che ha prepotentemente votato “Remain”?

E L’Irlanda del Nord, dove Remain ha vinto?

Cosa faranno, si piegheranno obbedienti al volere di quel 51% che ha votato “OUT”?

Sarà ancora Regno Unito? O diventerà Piccola Inghilterra?

In or Out?

No, non posso immaginare uno scenario dove noi EU, così ben integrati nel tessuto sociale della nazione, allo scadere dei due anni di negoziati dovremo raccogliere armi e bagagli e andare via. No, no, non ci credo, non sarà così… Ma avremo meno diritti e certezze sociali?

Saremo cittadini di serie B? Entreremo nel girone che si chiama ”immigrazione” e nella necessità di avere una Visa per rimanere in Inghilterra, quando molti di noi ci abitano già da anni?

Dopo avere sperato che la nomina di una donna come Primo Ministro fosse il modo migliore di affrontare una dipartita così dolorosa e che la Signora, in maniera sensibile e capace, potesse attutire lo scossone di questo voto ”sul filo di lana” della vittoria, ho dovuto a fatica – e con immenso dolore e stupore – prendere coscienza della dura realtà che ci si prospettava davanti.

Un futuro incerto e pieno di incognite per noi non inglesi, definiti dal Governo ”Alieni”.

Poveri noi, in balia degli umori e dei capricci politici, senza un chiaro e definito programma di uscita, bargaining chips, come ci hanno definito, ovvero merce di scambio e di negoziazione per l’Inghilterra per avere un good deal con la Comunità Europea.

Nella vita di tutti i giorni qualcosa è cambiato.

Ho infatto assistito ad episodi di non proprio velata insofferenza verso l’immigrato, sia esso europeo o meno.

Dal punto di vista lavorativo, le aziende hanno un po’ frenato l’assunzione di europei; le Università trovano difficoltà nell’iscrivere nuovi studenti europei e anche le assunzioni di nuovi docenti sono caute.

Nell’ascensore di un grande centro commerciale, mentre parlavo in italiano con mia figlia, mi è stato chiesto in maniera aggressiva di parlare in inglese, e in un’altra occasione un inglese mi ha fatto notare che siamo troppi in UK e dobbiamo andare via. Alcuni amici inglesi che hanno votato OUT si sono allontanati, per loro scelta.

Ed è anche successo ad altri amici non inglesi di essere additati come immigranti e indesiderati.

”Go back home” è lo slogan che alle volte qualche nativo grida contro qualcuno di noi.

bandiera-europa-inghilterra

Sensazioni

Fa male, fa paura e ti lascia un senso di grossa inquietudine dentro.

Allora mi chiedo: è forse tempo di pensare ad un piano B?

Ne abbiamo discusso spesso, con mio marito. Un piano alternativo che ci dia una scappatoia, se dovessimo averne bisogno.

Al momento, però, siamo ancora, come accade in molti matrimoni falliti, speranzosi in una riappacificazione, speranzosi che la fiamma dell’amore per l’Europa e il suo popolo sia condivisa anche dalla capricciosa Inghilterra, che gli interessi politici locali coincidano con il buon senso e la lungimiranza di rimanere in un’Europa unita, solida e prosperosa.

Speranzosi, e increduli, che tutto cambi in meglio. Che ci si svegli una mattina e che nelle news ci sia scritto “That’s all folks!”, ovvero è stato tutto uno scherzo e God save the queen.

PS. Se volete approfondire il tema Brexit, esiste un libro con le testimonianze di cittadini europei residenti in UK all’indomani dal referendum. Il libro si chiama ”In Limbo. Brexit testimonies from EU citizen in the UK. From an idea di Elena Remigi”.

1 commento
  1. Marta Alice
    Marta Alice dice:

    Io non mi sono sentita tanto razzismo. Solo qualche volta mi sono sentita dire che sono una furba, che voglio sposare il mio fidanzato inglese per avere il passaporto e tutti i privilegi sociali. Sono bionda con gli occhi verdi e molti pensano che sono dell’est (polacca, lettone, romena, ungherese, lituana) e qualche volta sono stata definita come una che “è venuta qui a prendersi uno scarto delle inglesi per farsi sposare e spolpare soldi”. Mi sento qualche volta attribuire cose che in Italia attribuiscono alle ucraine, ma io ci rido sopra.

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