comunicazioneL’importanza della comunicazione

(1° parte)

Quando si è all’estero bisogna  comunicare in un’altra lingua, ma abbiamo mai pensato al significato del verbo “comunicare”?  

Cosa significa veramente?

Significa rendere partecipi, mettere in comune relazioni, pensieri e sentimenti.

Attraverso le parole si entra in relazione con le persone: si crea e si costruisce attraverso le parole la dimensione dell’incontro relazionale.

La comunicazione significa condividere e rendere comune.

Cosa non semplice quando si parla una lingua straniera: la comunicazione è sì uno scambio di informazioni ma anche una relazione fra soggetti. Cosa realizziamo quando siamo all’estero? Entrambe?

Se pensiamo alla comunicazione come scambio di informazioni, dobbiamo considerare i soliti sospetti.

L’emittente, il messaggio, il ricevente, il contatto , il canale e il codice.

Il contatto può essere fisico ma anche una connessione psicologica tra l’emittente e il ricevente.

Riusciamo ad avviare un contatto?  Ad avere una connessione psicologica ? A stabilirla e a mantenerla?

Il codice deve essere comune a chi emette e a chi riceve, ma è così?

Sono queste le domande che mi pongo costantemente da quando vico in Germania.

Un altro concetto fondamentale in teoria della comunicazione e quello di rumore: una forza che modifica il messaggio e rende problematica la decodificazione. La disturba.

Quanto rumore vi è nei miei messaggi? Quanto comprendono, di quello che intendo dire, i tedeschi?

Il rumore, dice la teoria della comunicazione, è esterno, fisiologico e psicologico.

Io penso che nel nostro caso, ovvero donne che vivono in un’altra cultura, è il rumore psicologico che ci interessa.

Oppure dovrei dire è anche il rumore psicologico che potrebbe interferire. Ma cosa intendiamo con rumore psicologico? Sono le forze interne di chi comunica o percepisce  che interferiscono con l’abilità di comprendere il messaggio.

Magari, nel nostro caso, stereotipi sugli italiani? O sugli immigrati? 

Altro fattore di vitale importanza è il contesto: se il contesto non è lo stesso non ci si capisce: senza contesto le parole e le affermazioni non hanno alcun significato. Insomma, non si può pensare al contesto come uno sfondo semplicemente; è qualcosa di ben più significativo.

Il contesto viene prodotto durante l’atto comunicativo dagli interlocutori e, secondo me, è questo che spesso manca: il contesto.

Tutto – una parola, una frase – cambia significato a seconda del contesto.

La comunicazione viene vista anche come relazione e, in questo caso, i soggetti creano insieme il significato degli scambi per realizzare un progetto comunicativo comune.

Credo che sia importante stare attenti al feedback (informazione di ritorno), il momento in cui viene chiarito come è stata percepita la comunicazione verbale e non da chi riceve e potrebbe servire a verificare gli effetti del proprio comportamento e si può imparare per il futuro. Ci aiuterebbe nel nostro essere immigrate.

Invece, se parliamo di comunicazione da un’altra prospettiva, cambiando piano, credo che sia giusto focalizzarsi sulla comunicazione descrittiva, molto utile sul piano interpersonale, soprattutto per uscire da situazioni difficili.

Vi è un tipo di comunicazione che si chiama descrittiva in psicologia, che si limita ai fenomeni osservabili, senza far entrare in gioco giudizi di valori.

Questo tipo di comunicazione stimolala fiducia tra le persone.

Potrebbe essere utilizzata per affrontare situazioni complesse dal punto di vista emotivo ed è formata dai seguenti passaggi: contestualizzazione, descrizione di comportamenti, verbalizzazione delle proprie emozioni e uso di feedback.

Ad esempio: “quando ti parlo e non rispondi mi sento ignorato. Mi piacerebbe parlarne con te, che ne pensi?

Quindi, favorisce la comunicazione e il contino scambio di idee.

La comunicazione interpretativa, d’altro canto ottiene l’opposto, può suscitare la paura di sentire un giudizio negativo e innalza barriere comunicative.

Per individuare la comunicazione interpretativa basta pensare che spesso è caratterizzata dal pronome “tu” e accusa, valuta, interpreta, generalizza e accusa: “sei sempre di cattivo umore quando torni a casa”, eccone un esempio.

A volte basta poco per rivoltare una situazione, qualche tecnica. Spero di esservi stata utile.

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