ragazza-studioQuesta volta scrivo un articolo  per i genitori ed i figli che vanno a scuola e che, magari, stanno imparando una lingua nuova.

Ecco, vi passo delle informazioni forse utili, una procedura che gli insegnanti dovrebbero utilizzare a scuola.

L’organizzazione del materiale didattico credo sia un momento preparatorio fondamentale senza il quale non è possibile insegnare.

Non so cosa accadeva nelle vostre scuole ma, ai miei tempi, mi si presentavano esercizi dopo esercizi di cui io non capivo il fine. Questo non andava.

Non significa che penso il futuro sia sempre migliore del passato, ma mettersi seduti al banco o al tavolo e fare esercizi su esercizi senza capire lo scopo di tutto quello che accade non mi sembra comunque roba intelligente.

Quindi, il primo passo è che i bambini o i ragazzi – principio valido anche per gli adulti – sappiamo cosa bisogna fare e a quale scopa si fa.

Ora passiamo a un linguaggio un pochino tecnico, ma non troppo: l’unità di acquisizione o di apprendimento. Cos’è questa sconosciuta?

Vi è un conflitto teorico fra queste due parole “apprendimento” e “acquisizione”: si prendono a pugni semanticamente e dal punto di vista pedagogico non sono assolutamente intercambiabili.

Non descrivo questa  opposizione teoretica perché non è luogo e il momento opportuno. Insomma, ora non ci interessa. Devo dire che ho trovato l’uso di questi due termini in questo contesto e a questo livello intercambiabile. Intendo dire che vengono utilizzati entrambi con lo stesso significato quando accompagnati dal nome “unità” .

Come sono strutturate queste unità ? Prima di tutto vi deve essere la frase della globalità: si tratta di vedere o ascoltare il testo più volte e poi si passa a una comprensione più dettagliata, quindi passiamo dal globale al dettaglio  e poi vi è la riflessione. Quindi l’unità si divide in almeno tre parti fondamentali, dal generale al particolare e poi alla riflessione su ciò che è stato fatto.

A pensarci sembra anche logico: una struttura che corrisponde alla mentalità di molti.

Almeno, io faccio così: prima cerco di comprendere il senso generale di una frase, poi mi soffermo sui particolari e poi rifletto su quello che ho imparato.

foglio-scritta

L’unità di acquisizione o di apprendimento può durare pochi minuti o anche un’ora.

Infatti, si differenzia dall’unità didattica che è più complessa e dura di più, magari può trattare di tutto un tema, come per esempio quello dei trasporti pubblici o le malattie.

Vi faccio un esempio pratico: al momento  sto lavorando privatamente con una ragazza che deve trasferirsi a vivere in Italia.

Facciamo come unità didattica “la salute” e le unità di apprendimento sono, ad esempio, come prenotare un appuntamento dal dottore, andare da dottore e descrivere una malattia oppure andare in farmacia e comprare delle medicine.

La  struttura di base che io adotto quando si insegnano le lingue è l’unità didattica: poi ci sono tanti altri metodi ma questo è il più comune.

L’unità didattica è formata da una struttura precisa: bisogna introdurre il tema, contestualizzarlo lavorando sulla motivazione, poi vi è bisogno di una rete o una serie di unità di acquisizione, poi vi è la verifica e la valutazione e le attività supplementari come ultimo passo.

La parte di lavoro dell’attività didattica che trovo più complessa è l’inizio.

Bisogna far emergere già le conoscenze che gli alunni hanno sul tema.

Bisogna sempre partire dalle conoscenze che gli alunni hanno, ma dipende da chi si ha in classe. Insomma, elicitare non è facile.

Poi, sull’argomento bisognerebbe presentare canzoni e pubblicità e materiale del genere e questo richiede tanto lavoro. Anche perché ciò che si presenta deve essere attinente e non troppo difficile e non troppo facile. Un lavoraccio per l’insegnante.

Infine  tocca agli aneddoti personali e non sempre se ne hanno.

Molti libri di testo battono su questo argomento: personalizzare.

Forse perché, in questo modo, molte informazioni rimangono più impresse. Gli ultimi passaggi di un’unità didattica sono di verifica e valutazione. Se resta abbastanza tempo faccio attività supplementari.

Fanno questo gli insegnanti in classe dei vostri  bimbi o i ragazzi o mollano solo liste di parole?

Si apra la discussione 🙂 

lavagna

1 commento
  1. Isabella
    Isabella dice:

    Ciao Barbara, grazie per aver scritto questo articolo. Fra un mese ho l’esame DITALS di primo livello e un ripasso è proprio quello che ci vuole.
    Anche il CELTA presenta un metodo simile, soprattutto quando si parla di elicitazione.

    Rispondi

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