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La lontananza è come il vento, che fa dimenticare chi non s’ama …”

(La lontananza, Domenico Modugno)

Ovvero: considerazione sugli affetti della terra d’origine e quelli nuovi.

Ma lo sapevate che esiste una playlist di canzoni per i fuori sede? 10 canzoni per chi, per svariati motivi, emigra all’estero. Eccola qui:

Nomadi con “Io Vagabondo

I Santo California con “Tornerò

Sting ‘”English man in NY

Queen con “Friends will be friends”

Jovanotti con  Stella cometa

Daniele Silvestri con “La mia casa”

La playlist finisce con la sempre verde, classica  “Caruso”  o con “Caro amico ti scrivo” del mitico, indimenticabile Lucio Dalla.

Io rimango legata, però, a quella di Modugno, che per me evoca tanti ricordi.

– “Ti ho accompagnata sorridente e ti ho detto la lontananza è come il vento che fa dimenticare chi non si ama” –

telefono-cornetta-cellulare

Modugno sta cantando alla radio e io penso alla mia ultima  telefonata. Ti ho chiamato io e ti ho chiesto, come al solito: “Ma tu ti ricordi di me? Non mi chiami mai”.

Al tuo silenzio, ho fatto seguire un “papà, sono Barbara”.

E tu, dopo un secondo di pausa, al solito, mi hai detto “sempre“.

Come stai? Che stai facendo? E tu mi rispondi a sillabe. Non sei di molte parole, non lo sei mai stato.

Io mi chiedo, allora: è proprio come dice la canzone, che quando ti allontani dalle persone che ami, un po’ alla volta le dimentichi?

Si affievolisce  l’amore che le univa.

Come se, quando cresci e scegli la tua via allontanandoti, tutto quello che c’era prima venisse colmato da un fumo leggero, quasi come una nebbia che oscura il tutto.

E’ forse un meccanismo di difesa, qualcosa che ti rende più forte? Più indipendente? Una scelta che ti permette di affrontare la nuova avventura senza troppi rimpianti o nostalgia ?

E per chi resta, è la stessa cosa ?

Non lo so. Ma so di certo che chiamare “chi è rimasto a casa” non è semplice.

Hai sempre una sottile paura che qualche cosa di brutto possa essere successo, cambiando lo status-quo di apparente tranquillità in cui noi expat viviamo.

E vogliamo parlare degli squilli che, alle volte, arrivano dopo le 9 di sera o prima delle 8 di mattina?  Corri al telefono e speri pregando che non sia qualcuno dall’Italia, tanto sarebbero solo brutte notizie, e vorresti non rispondere.

Vorresti ignorare il telefono, ché magari qualcuno ha semplicemente sbagliato numero. E invece, quasi senza battito cardiaco, rispondi.

Per fortuna, spesso, qui in casa mia è la mia zia ottantenne che chiama a quell’ora.

Fa fatica a dormire e non ha ancora capito come funziona la differenza di un’ora tra UK e Italia, quindi chiama senza remore. E magari vuole chiacchierare o raccontarti dell ultimo gossip familiare. Meno male che si tratta solo di lei, penso io.

Alle volte, però, la telefonata dannata che ti cambia l’assetto familiare e che  sconvolge la calma piatta arriva davvero. 

In quel caso sono lacrime e rimpianti che ti porti dentro per un po’ e poi corri, corri verso l’aeroporto più vicino per tornare a casa.

Purtroppo questa telefonata maledetta l’ho ricevuta anch’io, ben 16 anni fa, ormai.

Mia madre stava per morire, un maledettissimo tumore la stava portando via da noi.

Io ero incinta della mia prima figlia e mi sarebbe piaciuto condividere con lei questa nuovo arrivo, la sua prima nipote; invece, da lì a pochi giorni dalla telefonata, mia mamma anò via.

Allora la lontananza diventa un’illusione,come diceva Modugno, l’illusione di dimenticare.

Perché c’è sempre un incendio che brucia l’anima e tiene sveglio l’amore per i tuoi cari, così come dice la canzone?

‟Vabbè, papà, che hai mangiato oggi, il solito tuo tofu?”

Ma un siciliano può mai essere vegetariano, dico io, con tutto il buon cibo disponibile in Sicilia?

Lui ride e mi dice: ‟tu sottovaluti il tofu, allora’.’

Nella mia mente, mio padre è ancora il giovane uomo che alle volte mi accompagnava a scuola quando ero piccola.

Giovane e bello, un tipo alla Gigi Proietti con tanto di barba e baffo.

Pur rimanendo bello, invece, oggi è un 75enne dai capelli bianchi, sempre barbuto ma un po’ vecchietto.

Per noi che viviamo lontano, forse volere dimenticare che gli anni passano ci aiuta. Mi aiuta a pensare che i nostri cari saranno sempre lì, immutati, e che ci aspetteranno sempre.

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Oppure è un non volere prendere coscienza che anche per noi, qui in terra d’adozione, le cose cambiano, si evolvono. Che i nostri piccolini crescono e cominciano a fare i primi passi della loro vita da soli. Che in questi anni passati all’estero, abbiamo ricreato una sfera di amici e di amici simil-famiglia che ci riempiono la vita.

C’è una nuova sfera di amore che cambia il modo in cui vediamo chi è rimasto a casa.

Con questi nuovi amici condividiamo la quotidianità, i pensieri e le aspirazioni che, nel tempo, sono diventati più simili al luogo dove si svolgono.

Mentre gli amici rimasti a casa, avendo avuto esperienze e percorsi di vita altri, sono ormai diversi da noi.

Alcuni  si dileguano nel nulla o ti mandano, al tuo rientro,  un laconico messaggio di bentornato, del tipo “dai, che organizziamo per vederci” e non si fanno mai più sentire o trovare, se li chiami.

Oppure, se messi all’angolo, ti inventano scuse al limite del fantascientifico pur di non cambiare la loro routine.

Anche in questo caso, qualcuno diceva che i veri amici sono quelli che non importa la vicinanza fisica, loro sono in qualche modo sempre presenti e non ti fanno mai sentire sola.

E i parenti tutti?

Intanto, se emigri, scopri al tuo ritorno che hai parenti di cui  non conoscevi l’esistenza, che alle 3 del pomeriggio in estate oppure alle 8 di mattina devono per forza venire a trovarti e farti una visita.

Magari si presentano l’ultimo giorno della tua permanenza in Italia, dopo essersene sbattuti le meringhe (citazione presa da una amica expat come me) del tuo soggiorno.

E’ come se trovassero l’urgente e impellente desiderio di venire a trovarti per forza, l’ultimo giorno, mandando i tuoi piani al diavolo. Ma mai, mai, da quando vivi all’estero, ti hanno mai chiamato, mandato un messaggio e ricordato che esisti.

Alcuni per esempio ti chiamano all’improvviso, per chiederti le cose più assurde: “ma vivi a Londra? Allora conosci  Tizio e Caio, sono i fratelli, nipoti, parenti di…e abitano pure loro a Londra!”

Oppure: ‟me lo faresti un favore? Troveresti un lavoro per Caio e Sempronio? Aiuteresti mio padre e mia madre che si sono persi li a Londra?“. Ma certo, come no, Londra ha solo quasi 10 milioni di abitanti, con una superficie di circa 1.600 m2. Semplice semplice.

Sei stato a tennis oggi, papà? hai visto i tuoi amici?

Gli chiedo per tenerlo al telefono e sentire la sua voce, ma lo sento lontano, distratto, quasi malinconico.

E va bene, meno male che  su Whatsapp o, come dice mio suocero, vonzap,  almeno mi rispondi.

E canto un po’….

“…la lontananza sai, è come il vento
spegne i fuochi piccoli, ma
accende quelli grandi, quelli grandi.

La lontananza sai è come il vento,
che fa dimenticare chi non s’ama
è già passato un anno ed un incendio
che mi brucia l’anima.
Io che credevo d’ essere il più forte. Mi sono illuso di dimenticare,
e invece sono qui a ricordare,
a ricordare te.”

Ciao, papà, alla prossima!

panchina-sabbia-mare

4 commenti
  1. Marisamo
    Marisamo dice:

    Mi ci sono rivista in ogni parola! Anche io a volte mi illudo che il tempo a Napoli si sia fermato, e che sia rimasto tutto come l’ho lasciato..ma quando torno il senso di non appartenenza è talmente forte che non puoi non realizzare che quella casa, quella città , quelle persone non ti rappresentano più..

    Rispondi
    • Barbara A. Londra
      Barbara A. Londra dice:

      Marisamo anche io quando torno giu in Sicilia .. non e’ piu’ la mia casa, ed e’ triste vederecome tutto e’ cambiato per me, mi sento una turista ,,impaziente di tornare a casa mia. in uk.

      Rispondi
  2. Roberta Lista
    Roberta Lista dice:

    Prima di prendere la decisione di espatriare ho vissuto queste stesse sensazioni, questi stessi pensieri ma in Italia, a 6 ore da casa mia. Il lavoro mi condizionava talmente tanto che riuscivo a tornare a casa solo un paio di volte all’anno e se andava bene erano i miei genitori a salire…mia mamma di solito. Mio padre è molto orgoglioso di noi figli ma è troppo legato alla sua terra e odia viaggiare. Spero sinceramente che questo mio partire migliori le cose e per assurdo ci permetta di vivere meglio una lontananza necessaria. Grazie per queste bellissime parole.

    Rispondi
    • Barbara A. Londra
      Barbara A. Londra dice:

      Grazie a te Roberta Lista per la tua testimonianza, vedrai che con il tempo e la distanza le cose migliorano .Buona fortuna per la tua nuova vita .

      Rispondi

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