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Sono sposata con Ibra da 8 anni che significa, ovviamente, che da 8 anni sono nuora.

Mio suocero è mancato poco più di 6 anni fa, un mese prima che nascesse nostro figlio M’baye, che per questo porta il suo nome, e con mia suocera, belle-mère, come si dice in francese, ho un rapporto che potrebbe essere benissimo definito “a distanza”: in 8 anni ci siamo incontrate solo 5 volte ma, decisamente intense.

Quando vivevamo ancora in Italia non ci siamo mai viste e, considerando che io e Ibra ci siamo sposati dopo solo 15 giorni dal nostro primo incontro, posso dire di aver conosciuto mia suocera, mame (nonna in wolof)  Allioune, solo 5 anni fa, dopo 3 anni di matrimonio con suo figlio.

Il giorno delle nostre nozze lei non c’era, la verità è che non sapeva neanche che io e il suo primogenito, ha avuto altri 8 figli dopo, ci stessimo sposando. Abbiamo scelto di non avvisare nessuno tranne i miei genitori nostri testimoni loro malgrado, e abbiamo passato, poi, la prima notte di nozze ad avvisare telefonicamente amici e parenti fra Senegal e Italia dell’avvenuta unione. Un matrimonio strano il mio, lo ammetto.

La prima volta che ho conosciuto la mamma di Ibra vivevo a Dakar da soli 4 mesi e tutto mi sembrava ancora impossibile da gestire sopratutto la convivenza con mia suocera: quando viene da noi si ferma almeno per 15 giorni, ecco perché definisco intensi i miei incontri con lei!

Mame Allioune non vive a Dakar ma a Lambaye, un villaggio a circa 200 km da qui, quindi quando arriva a casa, e decide lei quando farlo, si gode il suo lungo soggiorno “all inclusive” dal suo primo figlio nonché, a detta sua, il preferito.

Lei è molto felice di allietarci con la sua presenza e, soprattutto, di passare del tempo con i bambini, noi non abbiamo ancora capito molto bene che emozioni provare quando lei è qui; io soprattutto, non ho bene chiari i miei sentimenti in quei giorni.

Il rapporto fra suocera e nuora qui più che altrove, forse, è molto delicato e complicato da gestire: la nuora diventa quasi di possesso della suocera alla quale deve rispetto assoluto, totale e incondizionato perché, se così non fosse, il divorzio sarebbe diretto e assicurato.

La tradizione di questo paese, infatti, vuole ancora oggi, soprattutto nei villaggi molto meno qui a Dakar, che, quando un figlio prende moglie, nella maggior parte dei casi, questa sia destinata ad andare a vivere dalla suocera per occuparsi di lei e della sua casa e, spesso anche dei suoi bisogni a livello economico.

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Per evidenti diversità culturali, pur rispettando le loro tradizioni, anche se io sono per mia suocera la prima e, per ora, unica nuora, non sono a casa sua ad occuparmi di lei e, fortunatamente, nessun membro della famiglia di mio marito ha mai creato problemi per questo, tanto meno lei.

Resta comunque una suocera senegalese che quando decide di far visita lo fa senza porsi troppe domande: sa che che noi non potremmo mai dire di non poterla ospitare perché a quel punto non sarebbe più solo la famiglia a parlare, ma un intero villaggio e questo a Dio non piacerebbe proprio…il famoso timor divino!

In generale qui i figli devono sempre essere pronti a rispondere ad ogni richiesta dei genitori, della mamma in particolare, che quindi si sente autorizzata ad ogni occasione e cerimonia, a chiamare perché le si compri il vestito, le scarpe o quant’altro le serva per il battesimo della figlia del cugino, o il matrimonio del fratello della zia.

Per nostra fortuna, queste pratiche non appartengono troppo a mia suocera, un po’ perché mio marito le ha parlato chiaro fin da subito definendo queste abitudini “mangia soldi” e dicendosi non disponibile in tal senso, un po’ perché è una donna abbastanza intelligente da capire che ci sono le tradizioni da rispettare ma anche delle priorità da dare.

Questo detto è vero anche che compirà a fine anno 65 anni, anche se lei dice 64 perché essendo nata a dicembre del 1952 insiste col dire che è più vicina al 1953 come anno di nascita e, come molte persone della sua età qui, non ha una pensione e dunque sono i figli a pensare a lei e noi in particolare visto, appunto, che sono l’unica nuora, per altro lontana, è giusto che faccia la mia parte.

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La vera peculiarità del rapporto fra me e la mia “suoraccia”, mio figlio non è riuscito per anni a dire suocera ed era così che pronunciava, è che non parliamo nemmeno la stessa lingua.

Può sembrare assurdo ma è così: lei non parla francese ma solo wolof, il dialetto parlato in tutto il Senegal, e serher, il dialetto della sua etnia.

I nostri scambi sono fatti di gesti, dolci sorrisi o sguardi inquietanti quando non siamo esattamente d’accordo su qualcosa come ad esempio quando esce dal bagno dopo la doccia senza essersi asciugata i piedi lasciando simpatiche scie in tutta la casa: dove vive lei il bagno è esterno alla casa e da direttamente su un cortiletto di sabbia e i piedi si asciugano così, strisciandoli fino in casa.

Mia suocera non ha mai frequentato alcuna scuola, per questo non parla il francese che è la lingua ufficiale qui con cui si studia nelle scuole.

Fin da bambina passava le giornate nei campi sempre con uno dei fratelli più piccoli fasciato sulla schiena, le hanno insegnato a contare e a riconoscere i soldi intorno ai 10 anni perché potesse anche andare al mercato a vendere i prodotti coltivati.

E’ una donna molto legata alle credenze religiose, in realtà per me a volte troppo: quando ha saputo che eravamo stati ad un matrimonio religioso qui a Dakar e che suo figlio era entrato in una chiesa era convinta che io l’avessi convertito al Cristianesimo e che lui e tutta la sua famiglia per punizione Divina sarebbero andati all’inferno. Ricordo che Ibra le rise in faccia in modo decisamente poco rispettoso e che lei gli disse di non chiamarla quando sarebbe stato a bruciare negli inferi.

Nata e cresciuta in un villaggio lontano dalla città ha dei valori molto radicati e ancora molte credenze legate alla forte tradizione locale ma, cosa assai rara qui nelle donne come lei, ha un grandissimo rispetto per i sentimenti dei propri figli: le mamme ancora oggi in molti casi possono decidere con chi i propri figli si devono sposare, soprattutto i figli maschi, per essere certe di sapere chi si occuperà di loro dopo il matrimonio del figlio: ecco perché spesso si scelgono le future spose all’interno della famiglia stessa.

Mia suocera ha sempre detto che non sta a lei di dover scegliere per la vita sentimentale dei suoi figli perché con lei lo fecero e non ne fu affatto contenta: il segreto di famiglia narra che fu data in sposa ad un uomo che lei non amava affatto perché già innamorata di mio suocero e che lei, anche rischiando di diffamare la famiglia, decise di non consumare il matrimonio. Fortunatamente il primo marito anziché rifiutarla umiliandola la lasciò partire perché lei potesse finalmente sposarsi con colui che amava davvero.

Ovviamente tutte queste informazioni su mia suocera, ciò che dice e ciò che pensa, le ho perché mio marito ogni tanto ha la pazienza, essendo uomo va da sé che di pazienza ne ha poca e che si stanca facilmente delle chiacchiere da donne, di tradurmi ciò che lei dice e racconta durante i suoi soggiorni da noi.

Sempre grazie alle traduzioni di Ibra ho saputo che è contenta del nostro matrimonio e di come mi occupo di suo figlio e dei nostri di figli, nonostante le nostre diverse culture, e che pensa molto bene di me. Onestamente io penso altrettanto bene di lei, conoscendo come sono molte altre suocere senegalesi, malgrado non ami troppo la convivenza forzata.

Ora, non so se mi converrebbe di più cominciare a parlare in  wolof per comunicare meglio e direttamente con lei, o restare nell’ignoranza e soprattutto nella convinzione che io le piaccia davvero!

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2 commenti
  1. Federica Turchia
    Federica Turchia dice:

    Complimenti, per il coraggio, per la pazienza..
    Vi siete sposati dopo 15 giorni dal primo incontro.. che meraviglia! 🙂
    Sono davvero felicissima per voi. Io e il mio fidanzato ci siamo messi insieme due giorni dopo esserci conosciuti per la prima volta e ora stiamo cercando di fare le carte (da mesi) per sposarci.
    E il rapporto con tua suocera non deve essere facile, viste le grosse differenze culturali. Io vivo in Turchia, che non è troppo diversa dall’Italia, ma nei paesini fuori città, o soprattutto all’est le cose cambiano molto. Mia “suocera” mi rispetta anche se non voglio diventare musulmana, non mi fa pressioni pur essendo diventata, con gli anni, molto religiosa. Non fa problemi sulle nostre decisioni, cerca sempre di aiutarci come può. Ma non potrei pensare di doverci vivere insieme. Per quanto andiamo d’accordo sarebbe come perdere la mia libertà. Dopo il matrimonio vorremmo trasferirci in Italia e lei parla di venire a trovarci e restare per un paio di mesi… già tremo all’idea. Parliamo la stessa lingua ma abbiamo argomenti di conversazione diversi essendo lei chiusa in casa tutto il giorno a badare alla mamma malata. Quindi non so cosa le farei fare in Italia per tutto quel tempo, considerando che non sa l’inglese né l’italiano.
    Sei fortunata, tuo marito ha saputo mettere un confine, da quanto ho capito, tra le tradizioni e il rispetto. Va bene accettare le loro tradizioni ma anche rispettare la nuora con le sue tradizioni è importante secondo me.
    Buona fortuna! 🙂

    Federica – Turchia

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