malbarQui  dove vivo io li chiamano Malbar.

Sono il gruppo etnico di minoranza più numeroso, circa 2.000 persone.

Sono stati tra i primi ad arrivare, durante la doppia colonizzazione francese e britannica .

Oggi, nella società seychellese sono integratissimi e ricoprono anche incarichi importanti nel governo.

Sono medici, commercianti, insegnanti, lavoratori nell’edilizia.

Un impiego ritenuto di tutto rispetto è quello del contabile. In effetti, il settore è monopolizzato da loro.

Sono reputati bravi ed affidabili in questo campo anche se molti non sanno impostare le equazioni.

Pare che queste ultime non siano materia di studio importante nelle scuole indiane.

La cosa mi è sempre sembrata buffa considerando che l’India è la terra madre di matematici o astronomi.

Forse ricorderete, ad esempio, il premio Nobel per l’astrofisica Subrahmanyan Chandrasekhar, meglio noto come Chandra.

Nel tempo libero li vedi spesso incollati alla TV a seguire il cricket, di cui sanno praticamente tutto.

Gli indiani appartengono ad una civiltà antica e sofisticata che non ha subito contaminazioni dai costumi libertini delle isole.

Anzi, i membri della comunità sono ligi alle usanze del proprio paese di origine.

Le donne la sera non escono, il giorno studiano o aiutano nell’attività commerciale dei genitori, all’età giusta si sposano e qualsiasi iniziativa la prendono assieme al marito.

Qualche giovane Indiano – magari appena arrivato –  a volte si euforizza osservando lo stile di vita  delle isole e tenta di imitarlo.

Ma non regge né ai ritmi  né alle quantità di birra che qui vengono assunte.

Né, infine, sa gestire gli  assalti a scopo sessuale delle donne locali.

Alla fine torna alle sue abitudini malbarine con grande sollievo.

I Seychellesi, che non li hanno mai particolarmente  amati, oramai devono accettarne la presenza e conviverci: casi di matrimoni misti non sono così inusuali.

In genere, però, gli indiani ci tengono alla tradizione.

Si sposano tra appartenenti alla stessa casta, lo fanno da giovani, fanno figli subito dopo, lavorano, accumulano, sistemano i figli che a loro volta ricominciano daccapo questo ciclo.

Gli sposi sono scelti dalle rispettive famiglie le quali fanno compilare dei complicatissimi oroscopi e relative sinastrie affinché non ci siano ombre di dubbio sulla validità delle unioni.

Se divorziano, la colpa è dell’Astrologo.

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Simboli dello zodiaco dipinti a Gopuram, Kanipakam, India, distretto di Chittor Andhra Pradesh.

Gli Indiani sono lavoratori indefessi.

Sono capaci di lavorare ben oltre le 8 ore al giorno, non si assentano, hanno poche pretese.

Magari perdono tempo nel fare le cose e risulta una modalita’ meno produttiva, ma non mancano mai di rispetto ai propri superiori né ai propri colleghi.

C’è chi è qui da più generazioni e la famiglia appartiene ormai all’oligarchia economica-politica delle Seychelles.

Stanno diventando talmente potenti che, qualche anno fa, hanno organizzato – e finanziato – il primo «Indian Festival» delle Isole.

Tre giorni di danze, celebrazioni, attori e attrici fatti volare apposta da Bollywood per l’evento e una marea di cibo indiano per soddisfare tutti i palati ancora poco avvezzi al mangiare creolo.

Da tenere presente che gli indiani sono assolutamente tradizionalisti per quanto riguarda la cucina e non si discostano mai dalle loro tradizioni.  

In molti alberghi, nelle mense del personale, è necessario assumere un cuoco indiano appositamente per loro o le lamentele interne non avranno mai fine. Ne ho esperienza diretta.

I Seychellesi erano visibilmente preoccupati per quell’evento: temevano che il Festival Indiano potesse mettere in ombra il loro, di Festival, quello della Creolité.

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Offerte di cibo in occasione di feste induiste.

Non tutti gli indiani sono Induisti.

Alcuni sono Cristiani. Sono quelli che provengono dalla parte sud occidentale dell’India, un tempo colonizzata del Portogallo. Infatti portano cognomi come VargheseHernadez.

Quando vado in Italia mi danno sempre dei pacchettini contenenti gli spicci da donare alla Chiesa.

Hanno un’immagine mitica e poco realistica della Chiesa di Roma.

Io, di contropartita, quando torno dall’Italia porto loro i calendari con il Papa. Un regalo apprezzatissimo che dura dodici mesi!

Gli Indiani Induisti sono riusciti a costruire un Tempio nel centro di Victoria, dove vengono officiati i loro riti.

Nel tempio ogni mattino vi si può incontrare anche un gran numero di turisti curiosi.

Nel nostro ufficio lavorano diversi Malbar.

Nel momento in cui uno di loro entra nella stanza è sempre accompagnato da un odore pregnante di incenso.

Nei loro alloggi, infatti, praticano offerte di cibo e di preghiere accompagnate dall’accensione di incensi.

Inutile dire che i Seychellesi non amano l’incenso ed ogni volta che un Malbar si avvicina loro accusano – o recitano di accusare  – attacchi di asma.

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Incensi originali importati da Mumbai.

Per me, gli Indiani sono stati una scoperta.

Non li avevo mai conosciuti a fondo prima di lavorare alle Seychelles perchè avevo vissuto in paesi poco frequentati dalle popolazioni asiatiche.

La loro cultura è una fonte inesauribile di ispirazione e talvolta li sento così vicini che riesco a dimenticarmi che sto parlando con un tizio di Chennai piuttosto che di Mumbai.

Leggono, studiano, amano molto prendersi dei titoli di studio post laurea con la formula e-learning.

Gli Indiani hanno tante qualità ma sono un po’ lenti, comparati agli standard occidentali.

Questa lentezza, in un mondo frenetico come il nostro, rappresenta unicamente un handicap che li fa apparire talvolta poco svegli.

L’India pare sia un altro mondo che viaggia ad una velocità particolare.

Solo qui, nell’intero corso della mia vita, mi è stato detto, una sola volta e da un indiano: «prenditi il tuo tempo».

E io me lo sono preso, alla loro maniera, lentissimamente, traendone dei benefici enormi.

C’è un’immagine al riguardo dell’India che mi affiora alla mente: un continente enorme, antico, carico di mitologia e cultura.

L’unico che per primo ha intuito un approccio all’universo ed alla vita che gli occidentali hanno preso in considerazione solo  migliaia di anni dopo.

Un continente rugoso, pesante, flemmatico nel suo procedere. Eppure… inarrestabile. 

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Io davanti all’Arul Mihu Navasakthi Vinayagar Hindu Temple di Victoria. Seychelles.

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