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Alcune di voi, leggendo questo titolo, con una certa dose di panico, potrebbero chiedermi: “Stai dicendo che essere mamma sarà più difficile di quanto già non sia?”. Ebbene sì!

Le mamme, esseri meravigliosi, quasi mitologici, un mix tra Wonder Woman, la Fata turchina che esaudisce tutti i desideri (o almeno ci prova), l’unicorno che risplende nelle foreste incantate e, nei momenti in cui marca male, l’incredibile Hulk.

Le mamme, che si prodigano a più non posso per la felicità dei loro cuccioli, la quinta essenza dell’abnegazione, la massima espressione dell’amore.

Le mamme, che si dividono tra casa, lavoro, famiglia e riescono a tenere a mente i cento e uno impegni dei bimbi: la recita a scuola e il costume che viene cucito di notte, rubando ore al sonno ristoratore; il party dell’amico e il relativo regalo; la torta da portare al saggio; l’appuntamento dal medico; il guardaroba da rinnovare, perché durante l’inverno è spigato come grano al sole e i jeans alla salta fosso proprio non si possono vedere;  la festa di compleanno che viene progettata per mesi nei minimi particolari (sono un’accanita fan dell’home made).  

Le mamme, che con le migliori delle intenzioni e il cuore pieno d’amore, commettono sbagli, ma non si fermano, aggiustano il tiro e ripartono.  

Come potrebbe essere più difficile di così? Come fai la mamma in Italia la fai in qualsiasi altro posto del mondo. Il discorso è molto più complicato, ha risvolti psicologici e socio-antropologici di non poco conto. Cambiando paese dobbiamo fare i conti con regole del gioco differenti, con nuovi schemi di riferimento e con modelli genitoriali che possono risultare, di primo acchito, incomprensibili ai nostri occhi.

Ecco come è cambiata la mia vita di mamma arrivando in Francia.

La mamma expat e la lingua.

Alcune di noi arrivano nel paese ospite che non parlano una parola della lingua locale. Viviamo i primi mesi immerse in un continuo e incessante andirivieni di suoni, quasi fischi o sibili, incomprensibili e indistinguibili gli uni dagli altri.  

Mentre sei persa in questo mare di versi, tuo figlio di 4 anni impara una poesia per la festa della mamma. È contento ed eccitatissimo di recitartela, tu sei commossa nel vederlo così emozionato. Hai aspettato tanto il momento in cui avresti avuto la tua prima poesia, ma è in francese e, a parte maman, non hai capito una sola parola.

Come ogni genitore, la mamma expat ha a cuore che il suo virgulto acquisisca un modo di parlare corretto ed educato, peccato che il cucciolo in questione parli due lingue (a volte di più) e ti ritrovi a dover studiare anche le forme gergali, dialettali e le parolacce per essere pronta ad intervenire con manovre correttive, repentine ed efficaci.

Avete mai sentito un adolescente francese parlare? Tra una liaison, una manciata di lettere mute, le abbreviazioni e lo slang locale come diavolo puoi capire se ha detto una parolaccia, quando a malapena hai intuito il senso del discorso?

La parte più “divertente” arriva quando vieni convocata dalla maestra ed esci da scuola che non sai se devi relegare tuo figlio agli arresti domiciliari, fino a data da designare, o elogiarlo e portarlo in vacanza premio a Disney world. Non infierirò oltre raccontando il dramma della prima volta dal medico.                              

Vi rassicuro, però, su una cosa: le vostre difficoltà linguistiche, saranno compensate dalla facilità e dalla velocità di apprendimento dei vostri figli che, in men che non si dica, sembreranno dei piccoli francesi e si prenderanno gioco del vostro accento.

La mamma expat e i compiti

Eh già, la mamma expat, che non parla la lingua, deve occuparsi anche dei compiti. Ricordo lo sconforto più profondo di fronte alle sottrazioni. Si, avete capito bene delle semplici e banali sottrazioni! In Italia si prende in prestito dal numero accanto, in Francia si aggiunge un’unità al numero in basso a sinistra.  

Litigai un intero pomeriggio con mio figlio accusandolo di non aver prestato attenzione alla lezione e, alla fine, dovetti chiedere scusa. Questo a dimostrazione che la matematica è, evidentemente, un’opinione.

Un’altra nota di originalità l’ho incontrata nel modo di studiare la storia. Noi siamo abituati a seguire la cronologia degli avvenimenti, in Francia si fa un continuo avanti e indietro. Si passa dalla preistoria alla prima guerra mondiale, poi si salta al medio evo per ritornare di punto in bianco alla rivoluzione francese (almeno alle elementari funziona così). I bambini, però, non sembrano confondersi.

La mamma expat e il bon ton da strada

Si sa, è cosa risaputa in tutto il mondo: gli italiani parlano a voce alta e gesticolano in modo vistoso. A quanto pare è una caratteristica tutta nostra e anche abbastanza derisa e tu non vuoi essere presa in giro al suono di ah les italiens. Nel momento in cui sei in strada e tuo figlio, immancabilmente, fa i capricci alzando la voce, entri nel panico.

Nel tuo cervello si susseguono immagini e frasi convulse e prive di senso. Vorresti dire: “Adesso basta” con tono perentorio e accompagnato da un categorico gesto ostensivo. Ma no, non puoi. Una voce parte nel tuo cervello: “Tono basso e niente gesti”.

Intanto lui continua e tu sussurri a denti stretti: “Smettila altrimenti niente video giochi” e di nuovo la voce: “Che minaccia stupida, non serve a niente”. Mentre cerchi una punizione che possa essere istruttiva, tuo figlio alza sempre più il volume  (in fin dei conti è cresciuto a Roma).Un’idea si affaccia alla tua mente: “Adesso gli do una sculacciata”, ma un altro pensiero segue rapido: “No, mica vorrai fare una sceneggiata in mezzo alla strada, ricorda ah les italiens”. Allora inizi a parlare in francese sperando di sembrare più incisiva, ma il cervello entra in tilt, non sa più cosa deve dire e in quale lingua. Mentre scegli le parole adatte, tenti di regolare il tono della voce su sussurro appena udibile, metti le mani in tasca per evitare di gesticolare, cerchi di assumere un aspetto autoritario e… sfinita e sconfitta strabuzzi gli occhi e inizi ad urlare: “Quando arriviamo chez nous entri in camera tua a porte fermé e non puoi jouer avec i giochi-vidéo”.

La mamma expat e le feste di compleanno

Una cosa semplice, come una festa, può avere delle caratteristiche e dei codici comportamentali totalmente diversi.  A Roma il compleanno di mio figlio si faceva al parco (fortunatamente mio figlio è di luglio), con bombe d’acqua, papà che giocava con i bimbi, rinfresco rigorosamente home made, pignatta fatta con le mie manine e cotillon di ringraziamento. Numero medio di partecipanti 20 più familiari.

Arrivati ad Annecy lo scenario è cambiato completamente. Le feste prevedono in media 5 o 6 invitati (si arriva ad una decina per i compleanni importanti), il buffet consiste in un pacco di biscotti, un ciambellone, una bibita e dei bon-bon. Non si è soliti invitare bambini di classi o scuole differenti, credo sia una sorta di codice non scritto che io, immancabilmente, ho infranto.

Dopo un’attenta riflessione, abbiamo deciso di mantenere il nostro modo di festeggiare e di fronte alla faccia stupita dei genitori che mi chiedono: “Vous avez invité toute la classe?” sono io che dico: “Oui, c’est une fête à l’italienne”.

Detto tra noi, la festa all’italiana ha riscosso un certo successo ed ora mio figlio è invitato da tutti i suoi compagni.  

Ah un’ultima cosa, nel buffet non prevedete nulla per i genitori, non si fermano mai e non vi lasciano i fratellini.                                                                                        

La mamma expat e la cultura dell’indipendenza

Arrivati in Francia, nonostante fossi già stata svezzata da precedenti esperienze, mi sono scontrata frontalmente e in maniera rovinosa con il concetto di indipendenza. I bambini devono essere autonomi, è un diktat. Te lo senti ripetere ovunque: a scuola, agli scout, in palestra.

Ed è così che, ingenuamente, iscrivi tuo figlio agli scout e ti ritrovi a dover affrontare 3 settimane di separazione, a 800 km di distanza, senza possibilità di contatto alcuno.  Guardandomi intorno, inoltre, ho constato, con orrore, che la consuetudine vuole che a 18 anni i figli lascino il nido per andare all’università. Non importa se gli studi li porteranno a 50 o a 500 km da casa, comunque vivranno da soli e nel giro di un paio di anni sperimenteranno la prima convivenza. Il mio cuore di mamma italiota sopravvivrà? Ai posteri l’ardua sentenza.

Fortunatamente tutto si supera: la lingua si impara e, pian piano, i sibili incomprensibili si trasformano in parole e frasi di senso compiuto e, ahimè, capisci anche quando la maestra si lamenta di tuo figlio; impari a modulare il tono della voce, almeno la maggior parte delle volte, e inizi a farti una ragione del fatto che tuo figlio lascerà casa molto prima di quanto avessi progettato.  Ci si adatta alla nuova cultura che entra a far parte del nostro quotidiano, se ne apprezzano alcune caratteristiche, se ne accettano altre per quieto vivere e si ironizza su quelle che non ci vanno giù.

Inevitabilmente espatriare significa incontrare una differente visione del mondo, nuove tradizioni e nuovi modi di affrontare gli stessi problemi. Non dobbiamo interpretare queste diversità in termini di migliore o peggiore, ma in termini di altro da noi.

Qualcosa di sconosciuto con il quale è necessario imparare a relazionarci. L’importante è ricordare che integrarsi nella nuova cultura non significa rinnegare le proprie origini, vuol dire trovare quel giusto equilibrio nel quale le due dimensioni possono convivere arricchendosi reciprocamente.

Care mamme expat, affrontate la nuova vita con la giusta dose di ironia e curiosità e andrete alla grande. Bon courage!

Con affetto

Annalisa-Annecy

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12 commenti
  1. L'angolo di me stessa
    L'angolo di me stessa dice:

    Ahaha mi hai fatto fare grosse risate, tanto più che io sono una mamma nata in Italia, ma quasi subito trasferita in Francia e che tra qualche mese, dopo 4 anni, rientrerà in Italia e per la precisione a Roma!!

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  2. Annalisa
    Annalisa dice:

    Il solo modo per sopravvivere ai cambiamenti è una buona dose di ironia, qualità che a noi romane nn manca😂.
    Il bocca al lupo per il rientro

    Rispondi
  3. Laura
    Laura dice:

    Simpatico articolo! Devo dire che per me l’estero è il posto giusto dove stare: l’autonomia dei figli e il fatto che a 18 anni inizino a vivere per i fatti loro è qualcosa che ho sperimentato da piccola (pur vivendo in Italia, figlia di italiani) poichè mia mamma aveva già le idee chiare al riguardo ed è anche ciò che vorrò per mio figlio (in arrivo): avendo già vissuto con questa forma mentis non riuscirei a fare diversamente e mi sembra il modo giusto per imparare a muoversi nel mondo (e che mi ha permesso di andare via dall’Italia presto e poter farmi una vita mia).

    In realtà, adesso che vivo da diversi anni all’estero (in più paesi) non riuscirei a riambientarmi in Italia (ci ho provato ed ero arrivata ad un tale punto di sconforto che solo andando di nuovo via ho potuto risollevarmi). Ormai ho la sindrome del “terrore dell’Italia” 😀 .

    Certo, ci sono sempre quelle differenze alle quali non ti vuoi abituare (tipo l’inesistenza del rubinetto miscelatore in Irlanda o UK – …ma perchè non vi piace il buon vecchio miscelatore e dovete usare questi due rubinetti separati con i quali o ti ustioni o geli??!! -, o la mancanza del bidet fuori dal territorio italiano), ma sono sciocchezze in confronto alla qualità della vita, alla sicurezza del lavoro, ecc.

    Un saluto e à la prochaine!

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Laura come ti capisco. Io nn riesco ad andare in Italia neanche in vacanza, conosco anche io il “terrore da Italia” è una definizione perfetta.
      Devo dire, per quanto riguarda l’educazione, che, passato lo sconcerto iniziale, trovo che in Francia abbiano un rappoeto molto più sano con la genitorialità, i bambini sono più tranquilli e indipendenti. Con molta fatica sto cercando di far miei questi principi, fortunatamente la tranquillità che regna ad Annecy mi rende più facile questo compito.

      Congratulazioni per la nascita imminente😚

      Rispondi
  4. Mari
    Mari dice:

    Che ridere! Tutto vero. Ci sono passata pure io e aggiungo che l’orario delle feste di compleanno è quasi sempre improbabile: 10-12 della mattina oppure 13-15 primo pomeriggio…

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Vero!!! Noi abbiamo avuto 14-16 pochi giorni fa. Sono contenta di averti strappato una risata. Per chi si trova a dover apprendere tutto da capo è fondamentale prenderla con un sorriso. Un abbraccio

      Rispondi
  5. Yanina
    Yanina dice:

    Bell articolo. Sono Argentina di padre italiano, sposata con un italiano e vissuto in Italia per 4 anni prima di trasferirci negli Stato Uniti.
    Ma mi sento molto identificata con tutte voi. L’Italia e un paese bellissimo, purttroppo dificile da rittornare a viverci ancora, ma un paradiso per visitare come turista.

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Grazie sono contenta che ti sia piaciuto. Concordo con te l’Italia è un bel paese da visitare, ma viverci è divetato troppo difficile… almeni per me.

      Rispondi
  6. Morena
    Morena dice:

    Grazie per le risate! Mi sono riconosciuta in molti dei tuoi commenti! Non vivo in Francia ma a Miami. Qui e`inutile mettere un orario di inizio o fine di una festa di compleanno. Tanto vengono quando gli pare, di solito non meno di un ora e mezzo dopo l’orario d’inizio ufficiale e arrivano con fratelli, genitori, zii, cugini, vicini di casa e passanti conosciuti per caso!!! La prima volta che ho organizzato una festa per mio figlio, siamo passati dallo sconforto perche` pareva non arrivasse nessuno, alla corsa al supermercato dell’ultimo minuto, perche` aspettavo una decina di bambini e sono arrivate una quarantina di persone tra bimbi e familiari!!! Sono d’accordo con te, ci vuole una sana dose di adattabilita` e di umorismo e passa tutto! Buona fortuna a tutte noi!

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Il primo anno con la festa di compleanno li abbiamo destabilizzati😂😂😂
      Non sapevano bene cosa fare ne cosa aspettarsi, sobo arrivate le adesioni di massa l’ultimo giorno, la torta continuava a cambiare forma e dimensione ogni ora, alla funa a forza di fare aggiunte era un puzzle di pan di spagna😂
      Ma va bene così. Facciamo un brindisi a noi, meravigliose mamme expat🥂🍾

      Rispondi

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