mamma-expatMamma expat ha raddoppiato!

Ha fatto appena in tempo a pensare che bisognava mettersi d’impegno per dare un fratellino a Baby expat che già era incinta.

E devo dire che Bebè, così chiamiamo il nostro secondo Baby expat, seppur fatto in fretta e furia, ci è proprio venuto bene. E’ anche piuttosto esotico per il Brasile, con i suoi quattro capelli biondi e gli occhioni azzurri (ma resteranno così o cambieranno? Ci sono parenti che non dormono la notte per questo mistero). 

Qui come a Milano si fa tutto in fretta, così la mia gravidanza è durata giusto il minimo indispensabile ed è terminata in un parto cesareo programmato, per mia scelta, seguito da una degenza lampo.

Dopo solo 7 ore dal parto sono stata “costretta con gentilezza” a farmi una doccia, accompagnata da una infermiera che non mi ha lasciata mai sola (che imbarazzo…) e dopo meno di 48 ore io e Bebè eravamo già a casa.

Non che la mia sia stata un’eccezione: la degenza, qui, già di norma è molto breve, 3 giorni, e nel mio caso è stata ancora più breve perché “per favore, sbrighiamoci che ho un’altra figlia che mi aspetta a casa, tanto il bagnetto a Bebè lo so fare anche bendata”.

Il livello di ospedale e medici, per lo stesso costo che avrei sostenuto anche in Italia nel privato, è incredibilmente elevato; l’ospedale è bellissimo, modernissimo, estremamente pulito e confortevole, le infermiere sempre sorridenti e molto preparate. Bebè è stato coccolato da tutti, fin dal primo vagito.

Baby expat, al nostro rientro a casa, non è stata molto contenta, come da manuale, ma tutto sommato sta andando bene. In due mesi non ha mai tentato di eliminare Bebè, se si escludono i tentativi di convincere qualche ospite a portarselo a casa.

Grazie anche al fatto che comincia a parlare solo ora, e mescola le parole delle sue due lingue, non ha ancora proferito minacce di morte.

Quando è particolarmente in vena e Bebè piange, lo accarezza dicendogli “calma, Bebè, calma!”; invece quando è infastidita dal fatto che Bebè sia tra le mie braccia, indica la culla e dice: “mamãe, mettilo lì!”. Sì, perché Mamma expat non è mamma, ma mamãe. 

In qualche modo ci sembra che i due bimbi rispecchino nel carattere le città in cui sono nati: Baby expat è nata a Rio, dunque è carioca ed è una tutto pepe, mai un attimo ferma (e mai un attimo zitta), sempre pronta a fare festa. Bebè è nato a San Paolo e sembra essere pacato, molto disciplinato, non ammette ritardi (nelle poppate!) e ci guarda perplesso se facciamo casino. Proprio un Paulista!

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Mamãe expat spera che prima o poi i due diventino inseparabili, anche perché la condizione di espatriati fa sì che la nostra famiglia sia ridotta a noi quattro. I nonni esistono, ma per la maggior parte del tempo sono dentro lo schermo del telefono.

In compenso però i nostri bimbi sono circondati da molti coetanei, perché tra expat genitori si fa amicizia molto facilmente, soprattutto se i figli hanno più o meno età simili. Così Bebè e Baby expat hanno amici delle più disparate origini: alcuni sono italiani o italo-brasiliani, altri tedeschi, svizzeri, belgi, taiwanesi, lituani, inglesi, colombiani, statunitensi…

Mamma Expat è giunta alla conclusione che è più facile per lei fare amicizia con altre expat che con le mamme brasiliane, per due motivi.

In primo luogo, perché la mamma brasiliana raggiunge soglie di ansia tali da far sembrare le mamme italiane delle amanti del rischio.

Qui, guai a far uscire di casa un bimbo prima che abbia fatto le vaccinazioni dei due mesi: il pargolo passa i suoi primi 60 giorni senza vedere la luce del sole. Mai avrei pensato che noi mamme italiane potessimo essere battute sull’ansia!

Ma soprattutto, per Mamma Expat è quasi impossibile incontrarle, le mamme brasiliane.

Viviamo in un quartiere elegante nella città più ricca del Sud America. A dire il vero, a San Paolo ci sono molti quartieri più costosi ed eleganti del mio, dove vive la maggior parte degli expat che lavorano per banche e multinazionali.

A poca distanza dal mio condominio c’è la più famosa (e cara) scuola americana e sta per esserne aperta un’altra, internazionale, dove pare insegneranno il cinese e i bimbi mangeranno solo cibo organico a mensa. Facendo un giro al centro commerciale più chic, capita facilmente di vedere bimbe accessoriate con borsa Chanel (originale, non un’imitazione).

Questo accade in un paese dove il 66% delle famiglie ha un reddito mensile inferiore a 700 euro, e solo il 5% supera i 2.000 euro.

Sta di fatto che le mamme brasiliane che abitano nel mio condominio (e ancor di più nei quartieri più eleganti) di solito non si occupano molto dei bimbi perché hanno una o più babà che le aiutano.

Le babà, che di solito indossano un’uniforme bianca, normalmente lavorano per 44 ore a settimana, ma spesso le famiglie ricche assumono anche un’infermiera che si occupi del neonato di notte, e una persona che curi i bimbi nel weekend. Ci tengo a sottolineare che questa non è la media del Brasile, ma lo è nella Zona Sud di San Paolo. 

Immaginatevi allora dove Mamma Expat potrebbe incontrare altre mamme…

Quando accompagna e riprende Baby expat a scuola? No. A parte qualche papà in giacca e cravatta pronto ad andare al lavoro, o in tenuta da tennis, ci sono solo babà.

Quando porta Bebè a fare una passeggiata? No, solo babà.

Gli asili nido non sono molto usati, dato che qui è meno caro avere una tata a tempo pieno che pagare un buon asilo (e, del resto, l’asilo in sé non basta, se la mamma lavora, dato che i piccolini si ammalano spesso, soprattutto in una città come San Paolo dove il tempo cambia 4 volte al giorno e non esistono i riscaldamenti).

Al parco, in piscina? Indovinate voi…

Insomma, le mamme si trovano solo al salone di bellezza o in palestra, ma senza bimbi, oppure al ristorante, al club o dal pediatra, con bimbi e babà al seguito.

La mia impressione è che queste mamme deleghino troppo alla babà, anche a livello affettivo ed educativo.

Affettivamente si instaura un forte legame tra bambini e babà. Ma anche la babà a sua volta può essere mamma di un figlio che trascura a causa del lavoro…

Ho anche visto un bel film, di recente, della regista Anna Muylaert, in cui si racconta la storia di un bimbo che viene cresciuto dalla babà e le chiede spesso: “a che ora torna la mamma?“.

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2 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    Anche se io il Brasile l’ho vissuto senza figli e famiglie ricordo della figura delle babas sempre presenti anche in vacanza. Come ben dici a volte e ‘ piu’ conveniente cosi che in un asilo. Paese che vai cultura che trovi. In Brasile la donna – o l’ uomo – delle pulizie ha una donne delle pulizie lei stessa. Io ero un alieno nel non aver qualcuno a casa che rifacesse il mio letto. Comunque anche l’ estetista li diventa una persona di fiducia che in genere tieni fino alla fine dei tuoi giorni e che spesso ti e’ stata tramandata da tua madre ahaha, viva Brasiu

    Rispondi
    • Sara
      Sara dice:

      Molto vero, Laura! Io ho un appartamento molto grande e una empregada che pulisce e mi aiuta coi bimbi, e una babà per quando Baby Expat esce dal nido. I primi mesi con due piccolini sono duri… ma sono fortunata, sono due bimbi molto buoni. Dove vivevi tu?

      Rispondi

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