Fin da piccola, ho sempre amato viaggiare, soprattutto in aereo. Per molti anni ho viaggiato per lavoro e di solito viaggiavo da sola in Business, e ricordo con nostalgia i bei tempi del calice di champagne, la pila di riviste e la ricerca dell’ultimo film da vedere (a volte lavoravo pure, ma senza connessione è tutto più bello, anche il lavoro).

Da quando sono diventata Mamma Expat, le cose sono un po’ cambiate. E siccome viaggiare con Baby Expat era stato relativamente facile, abbiamo deciso di alzare la posta e fare un fratellino, Bebè Expat, giusto per movimentare un po’ la situazione.

Il primo viaggio con entrambi gli Expat Bimbi è stato pianificato in base alle vacanze dell’asilo di Baby Expat, che in Brasile sono le vacanze invernali, ma soprattutto accuratamente prima del suo secondo compleanno, per evitare di pagare un biglietto anche per lei. Infatti i bimbi, al compimento dei 2 anni, pagano il biglietto intero (o con un piccolo sconto, a seconda della compagnia aerea) avendo diritto al loro sedile. Visti i prezzi dei biglietti, abbiamo pensato fosse una buona idea risparmiarcelo.

Così, con Bebè Expat di quasi 3 mesi e Baby Expat di quasi due anni, abbiamo affrontato il nostro primo viaggio intercontinentale in quattro. E sempre a causa dei prezzi folli, abbiamo rinunciato al volo diretto, accontentandoci di uno con scalo. Poi dicono che i soldi non fanno la felicità…

Dopo aver imbarcato il bagaglio, e dopo l’ultima sigaretta di Papà Expat e la foto ricordo, carichi come sherpa ci siamo diretti al gate.

Il bagaglio a mano della Expat Family includeva:

  • documenti – nella fattispecie 6 passaporti, dato che i bimbi ne hanno due ciascuno, avendo doppia nazionalità, e 8 carte di identità, brasiliane e italiane per tutti
  • iPad carico e pieno di cartoni animati – santo Netflix santo santo- per Baby Expat
  • passeggino
  • marsupio per Bebè
  • trolley da cabina con cambi di abiti per tutti in caso di emergenza e scorta di pannolini (che è durata fino a metà vacanza, ammetto che ho esagerato)
  • zaino coi nostri due PC da cui il lavoro non ci permette di separarci
  • svariate decine di ciucci
  • biberon
  • scorte di latte, tè, succo, biscotti
  • thermos dell’acqua calda
  • qualche giocattolo
  • copertine, che in aereo magari fa freddo
  • medicine di emergenza che magari servono

…Insomma, una missione umanitaria più che un viaggio.

Arrivati al nostro gate, non senza una sosta per comprare degli snack (naturalmente non avevo portato quelli che Baby Expat voleva!), ci siamo messi in fila. Il Brasile è davvero ben organizzato in questo senso (e in molti altri sensi, a mio parere) e le persone fanno veramente la fila una dietro l’altra – incredibile, vero? Inoltre, per legge, anziani, bambini sotto i 2 anni, donne incinte e persone con handicap hanno la precedenza e salgono a bordo per primi.

Mentre il personale, gentilissimo, controllava i nostri documenti, Bebè Expat ha pensato bene di risolvere una antipatica stitichezza che è normale alla sua età.

Ovviamente era tardi per andare in bagno in aeroporto, così siamo saliti in aereo e io sono corsa in bagno. Notoriamente i bagni in aereo sono molto piccoli, in particolare il fasciatoio è piccolissimo e Bebè è bello grande, ma diciamo che con qualche sforzo sono riuscita a stenderlo. Solo che la combinazione “tre giorni di stitichezza” con “marsupio” non è stata vincente. Il povero Bebè avrebbe avuto bisogno di una doccia o anche due, ma il lavandino era grande più o meno come il suo piedino, così mi sono fatta coraggio e ho dato fondo a un intero pacchetto di salviette umidificate usando, con una certa perversa soddisfazione, il primo cambio di abiti di Bebè. Unica nota positiva: ero stata previdente ad abbondare con scorte e cambi!

Dunque, dopo aver pulito ogni centimetro di Bebè (l’espressione “nella —- fino al collo” a volte non è una metafora) e del bagno, per lasciarlo in perfetto ordine, io e Bebè, molto felice, siamo tornati al nostro posto… dove nel frattempo la sorellina si era accomodata. Quando io e Papà Expat le abbiamo chiesto con chi di noi due volesse sedersi, lei ha risposto che restava lì, perché quel posto era suo! Non è stato per niente facile convincerla che doveva condividerlo con uno di noi.

Per fortuna poco dopo il decollo ci hanno portato la culla per Bebè, così almeno lui lo abbiamo fatto stare comodo.

Il resto del viaggio, quasi 11 ore fatte di notte, è stato relativamente tranquillo, salvo alcune crisi di pianto di Baby Expat che stava scomoda a dormire addosso a me. Lei, stava scomoda, lei. No comment…

Al momento della colazione, la mattina seguente, Bebè ha pensato bene di rigurgitare un po’ più del solito, inondandomi e inondandosi. Ma Expat Mamma previdente aveva un altro cambio (e son soddisfazioni).

Mentre in Brasile esiste un diffuso e genuino amore per i bimbi, appena atterrati in Europa si percepisce la differenza. Nella mia esperienza, e in quella di molte altre Expat Mamme, i bimbi sono visti come un fastidio. E in effetti posso testimoniare che la nostra famiglia al gate del volo Parigi-Roma era guardata male, ma così male che sembrava che avere due bambini fosse peggio che essere terroristi pronti a farsi esplodere. Devo ammettere che i nostri sfortunati compagni di volo non avevano tutti i torti a guardarci con disgusto: infatti sul volo Parigi-Roma si è consumato un vero dramma. La compagnia aerea, per motivi di sicurezza, non mette due infanti nella stessa fila. Così, in un volo strapieno, io e Bebè eravamo in una fila, finestrino, e Papà e Baby due file dietro. Bebè, che di solito è un angioletto, era stanco e voleva essere allattato, era infastidito dal poco spazio e dai cambi di temperatura. La sorellina era totalmente isterica per non essere con me.

In meno di due ore, ci siamo scambiati i bimbi per tre volte, facendo alzare tutti i vicini le prime due volte, e letteralmente lanciandoceli la terza, senza riuscire mai a farli smettere di piangere entrambi.

Mentre scendevamo dall’aereo, io e papà Expat ci siamo guardati e, senza bisogno di dire nulla, abbiamo deciso che la prossima vacanza sarà in un posto vicino a San Paolo, raggiungibile in auto. Non importa se costerà come andare alle Bahamas…

Buone vacanze!

6 commenti
  1. daniela
    daniela dice:

    Complimenti Sara e non solo per il coraggio che avete avuto nell’affrontare questo vostro primo grande viaggio a quattro…complimenti anche per il modo in cui lo hai raccontato! Mi hai fatto rivivere un momento della mia vita in cui siamo partiti, anche noi in quattro, per partecipare ad un matrimonio in Canada…le nostre bimbe avevano la prima 2 anni…la seconda 11 mesi…ho delle foto con le occhiaie che uscivano fuori dalla foto…però un gran bel viaggio vissuto con emozione…proprio come li vivi e li racconti tu. Complimenti!!!

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