mammaMamma romana vs Mamma francese

Espatriare vuol dire inevitabilmente mettersi a confronto con realtà, culture, credenze e atteggiamenti simili nel genere, ma diversi nella forma. Differenze che, nella fase iniziale della nostra avventura, prese dalla novità e dalle necessità di orientarci per gestire la quotidianità, non notiamo.

Il primo anno trascorre tra le pratiche burocratiche, la conversione dei documenti italiani, il rintracciare i punti strategici della città (scuola, ospedali, medici, palestra, mercati, negozi …… io devo ancora scoprire dove sta il ferramenta), cercare di favorire le amicizie di tuo figlio e, ovviamente, imparare la lingua.   

Man mano che il processo di integrazione avanza, che impari la lingua, potendo apprezzarne alcune
sfumature, che ti cali nella vita della comunità emergono le differenze culturali.
Come mamma, naturalmente, le differenze che ho potuto apprezzare a pieno riguardano il mondo dei bambini a 360° dal loro abbigliamento all’organizzazione delle feste, dal parco all’andata a letto.

Vista con gli occhi della romana, la mamma francese è una sorta di essere mitologico, a metà tra la fata del bosco incantato e la fattucchiera. Magra, snella e senza cellulite la mamma francese non urla mai, con fare compito ed elegante, lei sussurra delicatamente delle frasi percepibili solo dall’orecchio del bimbo francese che, come guidato dal flauto magico, raggiunge in tempo di record la sua mamma. Ed è così che andare al parco si trasforma in un’esperienza di straordinaria tranquillità e di attonita incredulità.  


Tanto per cominciare i parchi sono strutturalmente differenti. A Roma nella migliore delle ipotesi ci sono altalene, scivoli e qualche piccola struttura per arrampicarsi. Il parco francese è interamente concepito perché il bambino possa arrampicarsi,
non importa la sua età, lui deve imparare a scalare delle strutture che in alcuni casi, solo a guardarle, procurano le vertigini alla mamma italiana che è in me. Ovviamente i bambini sono bambini e, spesso e volentieri, usano queste strutture in maniera impropria, almeno per me, ed io inizio a fremere, vorrei intervenire, inizio ad agitarmi sulla panchina, quando, finalmente, la signora accanto a me alza gli occhi dal libro e con il tono più pacato e tranquillo del mondo sussurra “Paul tu peux tomber, viens ici ”.
Ah allora te se accorta che pò cadè!!!!! E qui avviene il miracolo, anzi, i miracoli. Paul, non si sa come, ha sentito la mamma e, lo so che non ci credete, ma è proprio così, Paul è corso dalla sua mamma immediatamente e senza storie né capricci si sono avviati verso casa.

Volete sapere come sarebbe andata nel parco romano non troppo distante da casa mia? E va bene, ve lo racconto.

Caos infernale di mamme che parlano tra di loro, cellulari che squillano, bambini che urlano. Paolo sale sul vertiginoso scivolo usandolo come non dovrebbe, la mamma vigile se ne accorge e mette tutto il parco al corrente della sua apprensione urlando a pieni polmoni “Paolo scenni giù subito che te rompi l’osso del collo, spicciate viè qua che annamo a casa”, ma Paolo non ci pensa proprio né a scendere né tantomeno ad andare a casa ed inizia, così, un’estenuante contrattazione fatta di “ancora 5 minuti” e di “no andiamo che devo fa la cena”. La contrattazione continuerà a casa al momento di andare a letto (per non parlare della doccia). La mamma francese dovrà solo dire “Paul dai la buona notte a tutti e vai a letto”, alle 20,30 in punto Paul è nel suo letto.

Un’altra differenza sostanziale sono le feste di compleanno.

A Roma ci sono due modalità:

1) festicciola in casa con pochi amichetti, giusto quelli del cuore.

La mamma dell’invitato chiama o invia dei messaggi alle mamme degli invitati.

2) festa rivolta a tutta la classe con distribuzione di inviti “formali” a tutti i bambini.

In Francia (quanto meno ad Annecy) esistono solo feste del primo tipo. Fin qui nulla di strano. La cosa che mi piace poco è che vengono comunque distribuiti gli inviti in classe così che gli esclusi abbiano ben chiaro di essere tali. Devo dire che il primo anno ci sono rimasta un po’ male (anche se mio figlio ha tenuto bene il colpo), poi l’antropologa in me ha preso il sopravvento e ho relativizzato la cosa contestualizzandola nella nuova cultura.

In realtà non c’è cattiveria, è semplicemente una diversa concezione delle feste, forse più equilibrata. E’ una merenda con gli amici più vicini, un ciambellone, un pallone, in alcuni casi il laser game o il park adventure. Devo dire che a ben riflettere non è del tutto sbagliato, spesso e volentieri, in Italia, mi sono ritrovata a feste di bambini che erano dei veri e propri eventi mondani con affitti di ville, catering, animatori, animali e cameriere con tanto di crestina.

Noi abbiamo esportato qui il modo di festeggiare della famiglia Giani, in realtà atipico anche per i canoni romani, ed è stato un successone!!! Invito a tutta la classe, festa nel parco pubblico di fronte casa, qualche pallone, bombe e pistole ad acqua, pignatta e buffet home made e il papà che gioca con i bambini. Naturalmente ho la fortuna che mio figlio è di luglio.

Un’ultima differenza che identifica subito il bambino italiano sono gli strati di abbigliamento. Il bambino francese quale che sia la temperatura esterna porta una maglietta di cotone, jeans e giubbotto (ho il sospetto che non indossino neanche la maglia di sotto!!!!!). Pensate che negli spogliatoi delle palestre non sono previsti phon né prese per utilizzare il proprio, anche in pieno inverno, e Annecy si trova a circa un’ora di macchina dal monte Bianco, ci si mette un berretto in testa e si esce con i capelli bagnati. Il bimbo italiano si riconosce subito è quello che stenta a camminare infagottato sotto strati di lana e di maglie, in pratica l’omino della Michelin.

Tu mamma italiana resti basita e scioccata: e adesso cosa faccio????? Cosa penseranno di me, di noi, le altre mamme (seguito dal pensiero “penseranno cose peggiori di quelle che io penso di loro?”). Fortunatamente la razionalità, aiutata dallo spirito di osservazione, prende il sopravvento. Ti guardi intorno e vedi che i bambini stanno sempre bene, sono sereni, vivaci e in perfetta salute, il tuo ogni tanto tossisce e rasenta la bronchite. Le mamme sono serene, non si strappano i capelli per l’assenza del phon negli spogliatoi (che sia questo il segreto del loro self control nei parchi???). Non resta che comprare una maglietta di cotone, un giubbotto e un berretto (che peraltro Valerio si rifiuta di indossare), recarsi al parco con un libro e cercare di non guardare con troppa apprensione tuo figlio che, contagiato dall’ambiente circostante, inizia a fare acrobazie che, sebbene ancora lontane da quelle dei suoi compagni, mai avresti pensato di vedergli fare.

Mamma francese verso mamma italiana qual è, dunque, il bilancio finale?

E’ solo un diverso modo di interpretare lo stesso ruolo, entrambe amano, entrambe curano, entrambe sono in apprensione, è solo diversa la modalità di esternare il ruolo: più discreto e pacato per le une, più plateale, a volte teatrale, per le altre.  

Un pregio lo devo attribuire alla mamma francese: lei non si sente la miglior mamma del mondo, lei non consiglia alle altre mamme come fare la madre, come educare i loro figli, quale sia l’alimentazione più adeguata o come vestirli; la mamma francese è presa dai suoi propri figli e solo su loro si concentra, non sente la necessità di fare la mamma a tutto il vicinato. Amo questa caratteristica!!!

Un mistero resta, però, ancora insoluto (e genera un po’ di invidia): perché, nonostante le gravidanze multiple (media dei figli 3), non hanno un filo di cellulite???mamma

17 commenti
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Grazieeeeeee. Sono davvero contenta che sia piaciuto. Avevo paura fosse frainteso, raccontare le proprie esperienze ed emozioni e’ sempre difficile e alle volte il mio appraccio “sdrammatizzatore/ironico” non viene compreso

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  1. Mad
    Mad dice:

    Verissimo tutto quanto e super ben raccontato! Mamma expat in francia, condivido tutto! E ho, forse, una risposta al tuo ultimo quesito: la mamma francese non ingrassa (spesso) perché lavora fino all’8mese e ricomincia a lavorare dopo 2 mesi dal parto…volente o nolente corri! 😉

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  2. L'angolo di me stessa
    L'angolo di me stessa dice:

    Ahahahahah!!!
    Bè dai se ti consola, dopo quasi quattro anni posso dire di aver visto madri francesi urlare, non essere ascoltate e tirare per la giacca bimbi in presa a crisi isterica per non voler andare a casa!
    Per quanto riguarda invece l’imbacuccamento io vivo al sud, ma vengo dal nord Italia quindi generalmente i miei sono in magliettina, i francesi invece con sciarpa e berretto di lana, tranne i figli di militare che girano in shorts pure a gennaio!!!!
    E quando escono dalla piscina nel tardo pomeriggio con il pigiama e capelli rigorosamente bagnati, ne vogliamo parlare? Comunque quella dei capelli bagnati dopo la piscina vale anche in UK.
    Per il dopo gravidanza non so risponderti, però io ho avuto il terzo figlio qui e ho preso pochissimo peso, rientrando subito nella mia taglia e dopo poco perdendo ancora qualche kg…sarà mica l’aria??? Perché di certo io non ho smesso di mangiare le fantastiche baguette!!!

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    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Mettendo insieme vari commenti, anche di mamme francesi in Italia, siamo giunte alla conclusione che si tratta dell’aria???
      Mi tranquillizza molto quanto mi racconti, allora sono umani!!!!!!

      La baguette e’ una tragedia accanto a casa c’e’ un forno artigianale, usa solo lievito madre, che ne parliamo a fare pane fresco tutti i giorni, ed io amavo fare il pane in casa, ma alla baguette nn si resiste

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  3. CATERINA CAPONE
    CATERINA CAPONE dice:

    bello articol.tutto e vero.per quanto riguarde le gravidanze la donna francesce si mette in dieta a penne uschita della lmaternita e fa sports per elimiare la panchia e le .

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  4. Alex
    Alex dice:

    Io sono nato nei Paesi Bassi da padre italiano e madre olandese ed ho avuto un infanzia come quella. Mia madre era apprensiva ma alzava la voce soltanto quando mi rifiutavo di fare qualcosa. Però andare a letto si faceva in un determinato orario (ore 20:00) senza sé e senza ma e soltanto in occasioni particolari come feste, l’orario veniva disatteso fino alle ore 22:00 (l’una di notte a capodanno). Invece le mamme italiane oltre a essere apprensive diventano anche isteriche quando vedono il bambino che gioca troppo e che c’è il rischio che possa sudare e poi stare male. Noi giocavamo fuori all’aria aperta, toccando la terra e chissà cos’altro per poi senza rendersene conto anche mettere le dita in bocca senza aver lavato le mani, andavamo scalzi per casa perché d’inverno c’era il riscaldamento e nella maggior parte delle case c’era la moquette. Quante volte sono uscito scalzo nel giardino solo per pochi istanti per prendere qualcosa mentre c’era la neve! Adesso vivo da quasi 25 anni in Italia, che ritengo il più bel paese del mondo ma vedo gente vestita come se fosse in pieno inverno a 2.500 metri nelle Alpi mentre fuori ci sono 25 e più gradi, soltanto che magari si è a gennaio o febbraio e inconsciamente si veste in base al calendario e non alle reali temperature percepite. Potrei andare avanti per tanto con esempi (guardatevi il film di Checco Zalone Quo Vado) ma nonostante tutto siamo sopravvissuti anzi, a volte mi sembra che i bambini italiani stiano peggio, sono più deboli, sempre qualche acciacco ma soprattutto sempre le mamme in super ansia per qualunque cosa facciano……non è che sono i genitori e in particolare le mamme di oggi che essendosi evolute e non facendo soltanto le mamme e casalinghe ma che spesso hanno anche un lavoro e una carriera che non hanno tutto il tempo necessario per stare con e dedicare la loro attenzione ai bimbi??

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Caro Alex credo che la tua analisi sia giusta. Sicuramente c’è una parte culturale, siamo cresciute con una certa educazione e volente o nolente quello è il nostro modello di riferimento.
      Sicuramente il non essere concentrate unicamente sul ruolo familiare aiuta ad essere più serene e scanzonate nel momento in cui siamo con i nostri figli perchè sappiamo che i momenti che possiamo trascorrere con loro non sono infiniti.

      Non lo dire a nessuno, ma da quando sono qui esco in balcone in pigiama (rigorosamente di cotone) anche in inverno e (abbasso la voce) ho messo i piedi nudi sulla neve.

      Mentre scrivevo ho avuto un flash. Lo stile di abbigliamento francese o belga o inglese rimanda ad un leggerezza che si riflette anche nell’educazione che, se da unlata impone schemi rigidi e non discutibili, dall’altro consente una berta di gioco e di movimento che i bambini italiani si scordano.

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  5. Francesca
    Francesca dice:

    Da 10 anni a Tolosa condivido in pieno! Tranne per la cellulite !! Qui di mamme belle in carne dopo le gravidanze ne vedi e anche tante! A volte pero’ a me manca la spontaneita’ , le cose sono fin troppo organizzate, il calore umano e i sorrisi mancano!!!

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    • Annalisa
      Annalisa dice:

      A me manca l’immediatezza del contatto umano. In Italia se qualcuno ti e’ simpatico lo inviti a cena a casa. Qui l’invito a cena li destabilizza. Ci vogliono prima milioni di caffe’, poi un certo numero di cene fuori poi forse un aperitivo a casa. Stringere amicizia e’ lunga ma io nn demordo

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  6. Katia
    Katia dice:

    Che ridere Annalisa,

    Ho vissuto 6 anni a Parigi e posso testimoniare che le cose stanno proprio così. Il mio secondo figlio è nato lì ed il primo aveva 2 anni quando siamo arrivati. È particolarmente vera la parte bimbi omini Michelin con la canottiera fino a Maggio in Italia e bimbi con la mogliettina di cotone a righe, rigorosamente di Petit Bateau, anche con la neve fuori, in Francia! I bambini francesi vanno a scuola con qualche linea di febbre ed una dose di Doliprane (come la nostra tachipirina) in corpo, che permetta alla mamma che lavora di raggiungere almeno l’ufficio partecipare alla riunione importante per poi magari correre a scuola a riprenderlo quando da scuola chiamano per dire che il pupo non sta bene. Ma avviene senza drammi, piagnistei e con toni eleganti e discreti. Perché le madri non vivono all’ombra di nessun nonno-parcheggio e si arrangiano esclusivamente da sole tra un esercito di NOUNOU (tate e babysitter a pagamento), guarderie (servizi pre e dopo scuola) e chiedendo flessibilità sul posto di lavoro. Il che fa sentire quando emigri in Francia, una donna normale che lavora e fa figli e non una sfigata senza supporto dei genitori, in patria.

    Brava Annalisa, mi hai acceso dei ricordi bellissimi. Io in Francia tornerei domani. Tranne per la faccenda della cellulite e del fatto che pur senza un filo di trucco nella maggior parte dei casi le donne Francesi emanano una grazia ed una bellezza che personalmente io avrei desiderato possedere!
    Un caro saluto da Katia G. – Johannesburg

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    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Grazie di cuore per i complimenti Katia!!!!

      Hai ragione, hai dato una descrizione perfetta “non vivono nell’ombra di nessuno” sono indipendenti e libere e, forse, questo si rispecchia in quella grazia ed eleganza che hai notato anche tu. Voglio davvero imparare a somigliargli.

      Anche io adoro vivere in Francia, almeno nel mio angolino di paradiso??

      Rispondi

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