Se siete Expat e state pensando di diventare ExpatMamma, eccovi alcuni consigli non richiesti. Sappiate che da mamme, expat o non, ne ricevete a bizzeffe, di consigli non richiesti, quindi è ora che vi abituate. Leggete bene e ripetete il mantra: sorridete sempre.

  • Prima ancora di partorire, la ExpatMamma deve imparare il linguaggio tecnico del bebe in varie lingue: pannolino, biberon, vaccinazione, aspiratore nasale… termini che io quasi non conoscevo in italiano, ora li conosco anche in portoghese (per forza, per parlare con la pediatra, con la farmacista o con la tata) e in inglese (per parlare con le amiche). I Papà Expat normalmente si limitano a conoscere alcune parole nella loro madrelingua e quando parlano con gli altri ExpatPapà è un continuo: “come si dice passeggino?” “che cosa è una Sipping Cup?”. Ad onor del vero, conosco varie ExpatMamme che si ostinano a non voler imparare la lingua locale e a cercare un pediatra che parli inglese o addirittura italiano. Io non ve lo consiglio, perché vi sentirete molto isolate e sarete vulnerabili: la prima volta che dovrete correre al Pronto Soccorso entrerete nel panico perché non saprete spiegare al medico di turno che ExpatBaby vomita da 5 ore… Poi non dite che non vi avevo avvisate.
  • Se siete future ExpatMamme e vi illudete di svezzare il vostro ExpatBaby all’italiana, potete scordarvelo. A meno che siate molto vicine all’Italia geograficamente, scoprirete che gli ingredienti sono diversi (ma questo dovreste già saperlo, se cucinate!) e che le tecniche di svezzamento sono diverse. Io ho optato per una via di mezzo non integralista: mia figlia è stata svezzata secondo le regole della pediatra brasiliana, con ingredienti locali che in Italia non esistono, ma ogni tanto mangia la micro-pasta che mi sono portata da Milano. Così quando andrà all’asilo e nel menu troverà riso e fagioli sarà abituata a mangiarli e non si sentirà esclusa, ma avrà mantenuto un po’ dei nostri gusti e della nostra cultura. E se pensate che vostra suocera capirà la vostra scelta e la approverà, beh, in bocca al lupo. Nella mia esperienza, le suocere pensano che –siccome viviamo in un paese in via di sviluppo- i nostri figli siano tutti un po’ denutriti. Inutile tentare di spiegare. Fidatevi, sorridete e cambiate argomento.

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  • Se state leggendo questo articolo, vuol dire che anche per voi la multiculturalità è un valore e non un disvalore. Dunque sarete felici di crescere un ExpatBaby che sarà naturalmente bilingue e che magari già al nido imparerà una terza lingua, che sarà sempre circondato da amichetti di tutti i paesi del mondo (se avete amiche expat con figli). Canterete filastrocche che non conoscevate e riscoprirete quelle della vostra infanzia. Scoprirete che dappertutto si gioca a nascondino e che la palla rimane il miglior regalo del mondo per un bambino. Dopo l’iPad, ovvio.

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  • Questa multiculturalità si estende anche a tutta la “conoscenza” relativa ai bebe. La ExpatMamma ha amiche di tutte le nazionalità, e impara il rimedio irlandese per le coliche, la tecnica americana per far dormire il bimbo tutta la notte, la musica africana che concilia il sonno, compra il passeggino australiano che costa pochissimo ma è indistruttibile, segue il blog di una mamma norvegese interessantissimo e così via. Così, quando la suocera via FaceTime deciderà di darvi una lezione sull’allattamento, voi potrete rispondere con autorevolezza che il pediatra canadese TalDeiTali sostiene che la vostra tecnica è quella corretta mentre la sua, di 40 anni fa, è superata. E comunque sorridete, che in video venite meglio. Già che vi pensano stupide, almeno sarete graziose!
  • La ExpatMamma ha un superpotere: quello del trasloco. E’ infatti in grado di trasferire una famiglia di 4 persone, con gatto e mobili dall’altra parte del mondo con 3 settimane di preavviso. Appesi al frigo di casa, oltre al numero del pediatra e della pizza delivery, la ExpatMamma ha il numero di una impresa di traslochi internazionale. Non butta mai via le scatole dei bicchieri, quando li compra, perché sa che prima o poi dovrà imballarli. Perché tutto nella sua vita è provvisorio e lei è sempre pronta al cambiamento. Lei non mette da parte vestitini e carrozzina “perché magari faccio i secondo”: lei vende o regala tutto “perché è inutile sovraccaricarsi, se faccio il secondo ricompro”.
  • Anche se non si tratta di traslocare, la ExpatMamma è una viaggiatrice DOC e porta il suo ExpatBaby in giro per il mondo da quando nasce. Prima ancora della carrozzina, la ExpatMamma ha preparato i documenti per fare il primo passaporto al bebe (la mia a 2 settimane lo aveva già). La ExpatMamma fa le valige come i meccanici della formula uno fanno il pit stop. Non compra nemmeno vestitini che si sgualciscono troppo perché tanto sa che prima o poi dovranno essere messi in una valigia. E’ perfettamente in grado di viaggiare da sola con uno o più bebe per il mondo, non dimentica il gel per il dentino che sta spuntando, un lenzuolino per la culla dell’aereo che ovviamente ha prenotato, riesce a chiudere il passeggino con una mano sola (lo so, tutte le pubblicità dicono che è possibile, ma provateci e mi direte… Occorrono mesi di allenamento). In ogni caso, se l’ExpatBaby decide di piangere al momento dell’imbarco, credetemi: vi guarderanno peggio che se foste un terrorista. Il consiglio di sorridere vale sempre. La ExpatMamma in realtà è organizzatissima e sa perfettamente come far smettere ExpatBaby di piangere, ma a volte vuole divertirsi un po’ a seminare il panico…

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  • Se la ExpatMamma lavora, dovrà fare i conti con le leggi locali sulla maternità, che molto spesso garantiscono periodi di licenza molto più brevi. Pensateci prima, informatevi, accertatevi di trovare una tata affidabile o che ci sia un nido dove il vostro piccolo potrà essere accolto quando tornerete a lavorare, perché sarete lontane dai nonni e dovrete cavarvela da sole, nel bene e nel male. E quando vostra suocera insinuerà che siete delle pessime madri, perché lasciate il vostro ExpatBaby al nido o con la tata, voi potrete gioire in segreto per il fatto che non dovete dipendere da lei e non siete obbligate a vederla tutti i giorni! Visto, esistono anche i pro della distanza!
  • L’ultimo consiglio è il più serio: se scegliete di fare la ExpatMamma dovete essere consapevoli della vita che farete fare al vostro ExpatBaby. Sappiate che magari si affezionerà alla tata e agli amichetti più del normale, perché a differenza dei bimbi che crescono vicini alle famiglie di origine, ExpatBaby non ha nonni e cuginetti, ha solo mamma, papà e magari la tata e gli amichetti.

Se sapete già che la vostra ragione di espatrio vi porterà in mille posti diversi, allora saprete anche che dovrete allontanare BabyExpat dai suoi affetti con una certa frequenza. Se potete permettervi di scegliere, fatelo consapevolmente, perché cambiare tutto da adulti non è la stessa cosa che da bimbi.

In bocca al lupo!

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