Maseru Border: una frontiera non solo fisica

frontiera-maseru-lesothoMaseru, capitale del Lesotho.

Unica città del paese.

Maseru, stabilita nel 1869 proprio al confine con il Sud Africa. Altitudine 1600 metri sul livello del mare.

Area totale: meno di 140 chilometri quadrati.

Popolazione: circa 300.000 abitanti.

Le foto che vengono fuori dalla ricerca Google non sono fatte a Maseru, ma nel sourrounding.

Tra il verde, le bellissime montagne e le dighe del Regno nel Cielo, come viene chiamato il Lesotho.

Maseru, ahimè, è una città poco interessante, con qualche cosa da vedere. Come la Cattedrale e la Libreria Nazionale, il Parlamento o il building che ospita l’Alliance Francaise, tutte costruzioni del periodo coloniale. Ma nient’altro.

Per il resto Maseru sembra ritardare un processo di sviluppo allinfinito.

Circa sette anni fa sono state costruite strade e un nuovo centro commerciale, immenso, tanto grande che ci chiediamo se poi ce ne fosse bisogno in una cittadina piccola così. E vuoto, anche.

Perché un negozio che vuole il suo spot nel mall nuovo di zecca deve pagare un bell’affitto mensile; infatti, anche le più conosciute catene di fast food americane o sudafricane hanno preferito restare nel primo shopping, che resta il più frequentato. Anche se grigio e vecchiotto.

Di frontiere e di problemi

Mstrade-lesothoaseru, nota forse più per il suo Bridge (la frontiera) con il Sud Africa che per altre ragioni, a volte sembra modernizzarsi. Un bel pannello pubblicitario elettronico degno di Dubai, ad esempio, è recentemente apparso su una delle due arterie principali.

A volte sembra proprio che l’Africa si sia dimenticata di questa capitale.

Il mio ufficio si trova a due chilometri esatti dalla frontiera con il Sud Africa; tante volte avrei voluto prenderlo di peso e, mattone dopo mattone, spostarlo di 2.1 chilometri oltre il confine.

Perché?

Perché questa famosa frontiera è simbolo di problemi.

Se sei expat a Maseru impari già dai primi giorni che l’ultimo weekend del mese non si va in Sud Africa. Il 27 è giorno di paga, gli studenti del Free State tornano a casa, quelli di Maseru vanno a trovare i parenti oltreconfine, lo store dei liquori fa il suo carico mensile e i vecchietti tornano per andare al cimitero. Come risultato, starai in fila per ore, ma ore e ore, prima di poter timbrare il tuo passaporto.

Ma perché un border?

Il border, o Maseru Bridge come lo chiamiamo qui, è sempre stato oggetto di mille polemiche tra cittadini, colleghi, amici e giornali locali.

E’ un problema serio che anni fa non esisteva.

Infatti, anni fa, la frontiera era aperta e ci si fermava solo quando si dovevano dichiarare merci da import/esportare. Un bel giorno i due Ministeri dell’Interno, quello mosotho e quello sudafricano, hanno cambiato politica; per arginare l’immigrazione illegale – o chenesoio, hanno deciso che si doveva trattare questi 500 metri come una vera frontiera, aprendo gli sportelli e mettendoci dentro gli ufficiali di Polizia.

In una striscia di terra dove metà della popolazione esce ogni mattina per raggiungere l’ufficio dall’altra parte e metà ci entra.

Immaginate voi il resto.

Questo confine, che diventa sempre più problematico e le cui code sono imprevedibili a qualsiasi orario del giorno e della notte, è andato solo peggiorando da quando io sono qui.

maseru-ponte

Per dirne una, all’inizio andavamo a fare aperitivo il venerdì sera in un localino dall’altra parte del border. Con il peggiorare delle file, non solo non ci andiamo più, ma il localino ha persino chiuso.

I supermercati presenti in Lesotho sono catene sudafricane, così tutto quello che vendono viene trasportato da grossi camion frigoriferi attraverso la frontiera.

Riuscite a mmaginare un formaggio fresco che è stato quattro giorni al sole africano fermo alla frontiera?

O i fiori?

Ecco, questa è la fine che fa anche tanta gente che per ore fa la fila, a piedi o in macchina.

Questo border, che in soli due anni e mezzo è riuscito a farmi rinunciare anche solo ad andare dal dentista – che si trova appunto dall’altra parte – io lo vivo come un limite psicologico, più che fisico.

Sarà che sono viziata dall’area Schengen. (E chi ci aveva mai pensato, prima di andare oltreoceano, alla comodità di viaggiare senza limiti tra Barcelona e Utrecht?)

Il maledetto Maseru Bridge ha rovinato vacanze, storie d’amore, viaggi e appuntamenti di centinaia di persone. E non mi mancherà per niente.

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