dubaiVivo a Dubai da poco più di 3 anni. Il tempo sta volando alla velocità della luce.

Non sono più un adolescente come  quando pensavo che, per fare una famiglia, avrei dovuto avere una situazione economica e sentimentale stabile e che per ottenere tutto ciò ci sarebbe voluto tanto tempo (e fortuna).

Ho 29 anni, sento il senso di maternità e pian piano penso che potrei finalmente avvicinarmi a questa fase (bellissima) della vita in cui si diventa genitore.

Emotivamente rifletto su quanto bello possa essere diventare mamma. Solo al racconto di chi già lo è, mi vengono i brividi e immagino il mio compagno con in braccio il nostro pargoletto.

Razionalmente però, se analizzo i punti che per me non devono mancare, predomina la paura.

Non si tratta solo di essere economicamente ed emotivamente stabile, a Dubai la maternità è un problema sotto altri punti di vista che non avevo considerato prima.

Intanto, si deve essere sposati legalmente, altrimenti si va dritti dritti in galera (solo la donna…).

Poi, superato questo scalino, per legge la mamma può stare a casa dopo il parto per 30 giorni lavorativi full paid e 30 giorni half paid. In pratica, si torna in ufficio con ancora i dolori del parto.

Si possono sempre aggiungere i giorni di ferie annuali (25) e così si rientra dopo circa 4 mesi.

Per non parlare della condizione comune a tutti gli expat: avere i genitori e amici lontani, quindi poco aiuto pratico da parte di persone di fiducia che possano darti una mano soprattutto i primi tempi.

L’unica soluzione a Dubai è la nani. Di solito di provenienza asiatica, sotto pagata, che inizia a vivere 24/24 a casa tua. Che devi sponsorizzare e che diventa parte del nucleo familiare pur essendo una vera sconosciuta. 

I tuoi figli passano più tempo con lei che con te, lei ha un ruolo fondamentale nell’educazione, nel linguaggio, in tutto. Sempre se hai fortuna di trovarne una che davvero tenga ai tuoi figli, perché ho sentito storie quasi incredibili su nani che si picchiavano e incolpavano i bambini per avere maggiori attenzioni o portarti direttamente in tribunale, con tanto di foto di lividi e pianti petulanti: attrici nate!

Non ci sono asili convenzionati, le scuole decenti costano circa $15,000 l’anno e c’è una waiting list di 18/24 mesi per essere accettati.

E la carriera lavorativa?

Stando a casa per 4 mesi, a fine anno ti ritrovi con un performance rating più basso, meno bonus e pressioni interne per aver “perso” tutto quel tempo. Nella mia azienda nessuno lavora da casa magari un giorno a settimana, solo una collega è riuscita ad ottenere la domenica chiedendo un permesso speciale per i primi 6 mesi direttamente al CEO.

Trovo tutto ciò poco family friendly, woman friendly, mum friendly.

E allora qual è la soluzione attuale?

Indovinate un po’?

Non fare figli e pensare a Dubai come ad un posto di passaggio, dove mettere soldi di lato e decidere la prossima meta.. nella speranza che sia più friendly!

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