Io & Lei: il nostro matrimonio. Cap.1: “La Burocrazia”

Chi di voi  ha letto di me sulla nostra pagina Facebook ed ha acquistato il nostro favoloso libro, mi conosce come la complicata ragazza che vive a Barcellona e che divide la sua vita con sua moglie Sara e con Ebony, la gatta nera.

Ma quest’oggi vorrei fare un passo indietro, più precisamente a qualche settimana prima della nostra partenza per la Spagna. Eccoci qui: trovarsi in Italia, di fronte ad un documento e, per l’ennesima volta, davanti al fatidico spazio “stato civile” esitare e pensare di scrivere “mutevole“…non è decisamente da tutti!

Dritta attraverso le difficoltà

Dritta attraverso le difficoltà

Per noi  però è ancora così: dopo aver vissuto a Londra ed aver celebrato lì la nostra Civil Partnership (il matrimonio non era ancora legale, lo sarebbe diventato solo un mese e mezzo più tardi), essere poi tornate in Italia dove risultiamo single, aver fatto tappa in Germania dove il nostro legame inglese risultava valido -avevamo infatti diritto anche ad entrare nelle liste per la richiesta di una casa popolare come famiglia- la situazione, almeno dal punto di vista formale, era ben più che confusa e ci lasciava, talvolta, in imbarazzo anche di fronte a banalità quali il completamento di un formulario.

Ritenevamo poi –che sprovvedute!– che andando ad abitare in uno Stato in cui c’è completa tutela per ogni tipo di famiglia avremmo potuto tirare finalmente il fiato…e invece no!

Cariche delle migliori intenzioni e di tutti i documenti raccolti nei nostri spostamenti, poco dopo essere arrivate a Barcellona ci siamo dirette all’Ufficio del Registro per chiedere il riconoscimento della nostra unione contratta su suolo britannico, senza però fare i conti con il fatto che, da una parte, l’istituzione del matrimonio in Spagna non era assimilabile e superava di fatto la nostra Civil Partnership e che dall’altra, per giunta, nessun documento italiano (gli unici che potevano far fede per dirimere la questione, data la nostra nazionalità) ci poteva inquadrare diversamente da due complete estranee. E allora? “E allora ricominciamo tutto da capo!” ci disse con entusiasmo la dipendente dell’Ufficio senza accorgersi che quelle poche parole avevano avuto il magico potere di stremarci in un istante. Stremate? E perchè mai? Lascio a voi la risposta.
Richieste di documenti a 4 comuni italiani diversi. Cosa da nulla, no? No.
Dovevano essere in originale, emessi da meno di 6 mesi e tradotti da un traduttore giurato.
Ciò ha comportato: chiedere la collaborazione di estranei che viaggiavano verso Barcellona e potessero portarmi francobolli italiani con cui pre-affrancare buste da inviare ai differenti Comuni, secondo quanto da loro richiesto, per poi affidarsi al servizio di posta italiano e spagnolo con fede mistica per riaverli indietro per tempo (ho scoperto quanto 6 mesi possano volare); chiedere la collaborazione di cari amici in Patria per l’espletamento di altre pratiche tra le quali code in uffici e pagamento di bolli che non potevano essere portate a termine se non di persona; la scoperta della fondamentale ignoranza sulle leggi internazionali di molti dipendenti statali italiani e dell’umanità ed efficienza dei Comuni sotto i 2.000 abitanti, contro la disumanizzazione di quelli che sono o si atteggiano a cosmopoliti; la ricerca e il contatto con un adorabile e competentissimo traduttore giurato catalano…
Il tutto, considerando le ovvie tempistiche tecniche e il fatto che non ho avuto un solo giorno di ferie, è stato portato a termine, senza tirare un attimo il fiato, da metà dicembre 2014 a, più o meno, inizio maggio 2015. Spesa totale? Circa €100.

Pila di documenti

Documenti, documenti, documenti ovunque!

E’ quindi seguita la nuova visita al Registro Civile, la presentazione dei documenti raccolti e l’appuntamento fissato a breve distanza per inoltrare la richiesta del permesso matrimoniale e comunicare la data e l’ora dell’evento.

Ciò che mancava era solo scegliere il “dove e il quando” e avevamo meno di 10 giorni per farlo! Mille le email e le telefonate: non volevamo spendere neanche un euro e sembrava che qualsiasi posto gratis o, quantomeno, economico a Barcellona o dintorni avesse liste di attesa da 6 mesi ad un anno.
Non mi sono arresa e ho continuato imperterrita la ricerca.
Avremmo desiderato fissare una data in settembre ma, quando, durante una chiamata al Registro Civile del ridente Comune di mare di Sant Feliu de Guixols mi sono sentita dire “Abbiamo libero il 3 di luglio, segno?” ho esitato giusto il tempo di riprendermi dalla sorpresa e con trasporto ho risposto “Claro que sí!“.
La data e il posto c’erano, il 21 maggio 2015 ci siamo presentate in compagnia di una testimone (la mia favolosa amica Adriana) nuovamente al Registro Civile di Barcellona e dopo un po’ di firme e poco più di due settimane abbiamo avuto in mano il permesso firmato dal giudice e il pesante incartamento da spedire con posta assicurata (e dopo averne fatto copia di ogni pagina) al Comune che ci avrebbe sposate. Era fatta? Così sembrava.

Il 29 giugno, non avendo più avuto notizie della mia spedizione nè risposte alle mie e-mail cariche di crescente ansia, ho preso in mano il telefono mentre mi trovavo in pausa al lavoro e ho tentato di chiamare l’Ufficio del Registro di Sant Feliu de Guixols che, per loro stessa ammissione, il più delle volte era irraggiungibile telefonicamente.
La fortuna però sembrava essere dalla mia: dopo svariati squilli una voce femminile rispose e dopo avermi lasciato spiegare la situazione mi mise in attesa. La segretaria riprese il ricevitore.
-Lunga pausa-“Mi spiace, ma non sto trovando i suoi documenti“.
Bocca asciutta.
Iniziai a balbettare.
Ma, ma, ma come?
La donna dall’altro capo del telefono, rendendosi conto di aver appena scatenato un attacco di panico in piena regola mi chiese a che numero potermi richiamare per poterle permettere ricerche più approfondite.

Da quel momento e per i successivi minuti ho passato in rassegna nella mia mente (ero pur sempre al lavoro) tutte le parolacce che conoscevo, ho fatto poi un respiro molto profondo cercando di fermare il tremito che mi scuoteva da capo a piedi nonostante i 30 gradi all’ombra.

Il nostro "dove"

Il nostro “dove”

Dopo mezz’ora (tra le più lunghe della mia vita) il telefono ha finalmente suonato:
Trovati! Li ho trovati! Tutto a posto. Vi aspettiamo il 3!”

Dopo l’ennesimo picco emozionale e, lì per lì, incerta se ridere o piangere, nel dubbio, ho saltellato fino alla mia scrivania e ho terminato la giornata di lavoro con un inequivocabile e gigantesco sorriso. Avevamo decisamente vinto sulla burocrazia italo-spagnola ed era una soddisfazione davvero non da poco.

Prossimamente il racconto continuerà, amiche e amici: finite le scartoffie non poteva che essere tutto in discesa.

…O forse no?

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10 commenti
  1. Luciana
    Luciana dice:

    Che posso dirti dopo aver letto tutto d’un fiato questa storia? Che l’amore trionfa sempre, anche tra le scartoffie e che il vostro deve essere davvero grande se avete attraversato indenni tutte queste peripezie! Ti abbraccio

    Rispondi
    • Chiara - Barcellona
      Chiara - Barcellona dice:

      Luciana…enorme!
      E ti do pienamente ragione: magari il nostro è un modo eccessivamente romantico e disneyano di vedere le cose, ma ne sono convinta anche io…l’amore trionfa sempre .)

      Un abbraccio anche a te

      Rispondi
  2. Mammamsterdam
    Mammamsterdam dice:

    Hai capito perché dicono Mogli buoi dei paesi tuoi? Mica per la moglie, per gli impiegati del paesello in questione, fai tutto nello stesso posto (nasci, ti sposi, ci resti) non ci sono tutti questi patemi, ma sono sicura che se ne troverebbero degli altri. be, auguri allora

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    • Simona Cumbria UK
      Simona Cumbria UK dice:

      No davvero… Sinceramente sposarmi in UK è stata una bazzecola in confronto ai fogli che avrei dovuto fare in Italia (che dopo due mesi spesi al telefono dalla Scozia rimbalzavo ancora tra impiegato e impiegato!). Grazie a Dio ‘marito non del paese mio’ aggiungo, perchè a me gli italiani non piacevano proprio per scopo matrimonio, troppo mammoni! 😀

      @Caterina Facci sapere!! Certo che di scartoffie ne avete dovute fare ma spero che siate alla fine 🙂

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      • Chiara - Barcellona
        Chiara - Barcellona dice:

        …e pensa che Sara è la prima persona che è entrata nella mia vita (e non ne uscirà più) ad essere completamente italiana – il destino, a volte…-
        Anche per noi, la Civil Partnership era stata una passeggiata di salute: tutto sbrigato in loco senza traduzioni e richieste di documenti dall’Italia, invece la Spagna ha cercato di mettere qualche bastone fra le ruote…la determinazione è stata fondamentale 😉
        Grazie mille per gli auguri! 🙂

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