Prima o poi chi vive all’estero si trova ad aver bisogno di un medico. Lungi da me annoiarvi col complesso ma efficiente funzionamento dell’assistenza sanitaria in Austria. Vi parlo invece della difficoltà di chi non sta bene e deve farsi capire in una lingua che non sia la sua.

Talvolta si opta per l’inglese. Scelta, secondo me, d’emergenza perché una seconda lingua per entrambi. Talvolta si cerca un medico italiano o che almeno comprenda la nostra lingua. Buona decisione, specialmente all’inizio, quando magari arriviamo con esami fatti in Italia. Prima o poi, però, bisogna fare il grande passo e provare ad andare da un medico locale, comunicando in tedesco. Meglio abituarsi prima di trovarsi nella situazione di chiamare la guardia medica (che qui accoglie con un bel valzer) o l’ambulanza e dover balbettare in qualche modo il problema che ci affligge. Di persona è più facile, ce la caviamo con la gestualità: – ho male qui, è gonfio qua , etc – ma per telefono?

Ci sono parti del corpo di cui non conosco il nome nemmeno in italiano! Le lezioni di biologia del liceo sono un vago ricordo. Figurarsi imparare i termini esatti in tedesco! Così, dizionario alla mano e con un medico armato di tanta pazienza, s’impara che la tiroide si chiama Schilddrüse, che in Austria la varicella (Windpocken in tedesco di Germania) è nota come Feuchtblattern, che i raggi sono familiarmente chiamati “Röntgen” (dall’inventore) e l’ecografia “Ultraschall”.

Purtroppo non ci sono altri modi per apprendere tale linguaggio tecnico e di tutti i giorni (tranne prendere una laurea in medicina sul posto), perché le sale d’aspetto viennesi, a differenza di quelle italiane, sono silenziosissime. Nel natio Veneto, dopo pochi minuti di attesa da qualsiasi medico di famiglia, si conoscono a menadito le malattie di tutti i presenti e non. Qui al massimo si scopre il titolo accademico del signore accanto a noi, perché si viene chiamati per nome ed il titolo ne fa parte. La prima volta in uno studio medico, quando ho sentito il mio nome preceduto da Frau Doktor, causa dottorato di ricerca conseguito anni fa (con la sola laurea qui si è Magister), ho creduto di aver trovato un omonimo specialista di origine italiana. Dopo anni, non mi ci sono ancora abituata ed ogni volta devo chiarire che sono sì Dr. ma in Scienze della Terra.

Impfpass

Oltre al malessere che ci ha colpito ed alla difficoltà della lingua, essere soli peggiora ulteriormente la situazione.

Per questo trovare delle persone che almeno linguisticamente ci aiutano è impagabile. La sottoscritta ha dovuto visitare un ospedale in Giappone, ove mi trovavo per lavoro. Nulla di grave, per fortuna, ma senza una gentilissima collega che mi traducesse in inglese quanto mi veniva detto non ce l’avrei fatta.

Quando mi sono ammalata a Vienna ho trovato il supporto di alcuni amici di varie nazionalità che mi hanno aiutata enormemente, facendomi la spesa, comprandomi le medicine o semplicemente chiacchierando per telefono per tirarmi su il morale e farmi sentire la loro vicinanza. Cose che faccio anch’io volentieri per loro, perché so quanto sia brutto non riuscire ad alzarsi dal letto, essere a casa da soli col frigo vuoto e nessuno che ci porti un bicchiere d’acqua ed un abbraccio.

Una storia curiosa della mia esperienza medica viennese è quella legata all’Impfpass, ossia il libretto internazionale delle vaccinazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ne avevo uno da quando all’età di tre mesi sono emigrata in Germania ed ho ricevuto le vaccinazioni obbligatorie per quel paese. Rientrata in Italia poco dopo, nessuno aveva voluto continuare a compilare quel libretto scritto in inglese, francese e tedesco.

Quando all’età di 30 anni sono ripartita per l’estero, su richiesta l’ULSS ha rilasciato un certificato delle vaccinazioni stampato su un semplice A4. A Vienna hanno ripreso a registrare le vaccinazioni sull’Impfpass, dandomene gratuitamente uno nuovo (stavolta del ministero della salute locale) quando sono terminate le pagine a disposizione. I medici di qui mi chiedono ogni volta perché in Italia non abbiano usato quel pratico libretto giallo che avrebbe facilitato la comunicazione su quali richiami fossero necessari. Me lo domando anch’io.

2 commenti
  1. Moira
    Moira dice:

    Mi rispecchio anch’io in questa difficoltà. Infatti la mia paura più grande è di dover chiamare un ambulanza e non essere in grado…

    Rispondi
  2. Francesco Cirino
    Francesco Cirino dice:

    Per fortuna (o sfortuna , considerata la mia eta`) non ho nessuno dei problemi descritti, ma avendo girato parecchi ospedali, anche per lavoro, sono in grado di dare consigli (anche supportol linghiustico) a chi mi chiedera´ovviamente gratis)

    Rispondi

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