mendozaMendoza è una città giardino, a dispetto del fatto che sorga su un altopiano desertico ai piedi della pre-Cordigliera delle Ande.

Ho già raccontato che la città è percorsa dalle acequias, i canali di irrigazione la cui tecnica risale agli Huarpes, la popolazione originaria della zona. Sembrano giardini le piazze che offrono una varietà incredibile di alberi e piante. Piazze per incontrarsi, passeggiare, far giocare i bambini, ascoltare musica, assistere ad uno spettacolo. Piazze che una volta all’anno ospitano le feste delle comunità: quella italiana, la spagnola, la cilena… Feste che diventano saghe che durano alcuni giorni con piatti nazionali e regionali del paese d’origine, stand turistici e informativi per esempio sui corsi di lingua per la comunità d’origine italiana o sulle danze nazionali come il flamenco per la comunità spagnola, spettacoli di musica e di danza. Le piazze hanno nomi che sanno di emigrazione: piazza Italia con la lupa capitolina e la Minerva, piazza di Spagna con i suoi azulejos, piazza Cile con le panchine e la fontana centrale dipinte con i colori della bandiera cilena; o di Storia del paese, come piazza Independencia, la piazza principale con il grande scudo simbolo della città, con tanto di berretto frigio memore della rivoluzione francese cui tutti i movimenti di indipendenza si sono ispirati, con il teatro Quintanilla che amo particolarmente perché tante volte ha ospitato calorosamente i miei spettacoli e dove tutti gli anni ad ottobre si tiene un importante festival del teatro indipendente; il MAMM, il museo d’arte moderna con belle mostre, convegni, presentazioni di libri; il teatro Independencia, su uno dei lati della piazza, il più grande e importante della città, costruito all’italiana, inaugurato nel 1925, che ospita balletti, concerti, spettacoli teatrali; piazza San Martín, dedicata all’eroe nazionale, rappresentato nella statua al centro della piazza a cavallo anche se il prócer non è morto in battaglia bensí in povertà esiliato in Francia a Boulogne sur Mer, città che dà il nome anche alla lunga strada che separa il centro e le zone residenziali dal grande parco San Martín (e sí, di nuovo lui) dalla città universitaria e da alcune villas (quartieri degradati e marginali). Piazza Independencia sorge al centro e ai quattro angoli, a qualche quadra (100 metri) di distanza, sono state costruite le altre quattro piazze. L’intento era quello di utilizzare le piazze come punto di raccolta in caso di terremoto, uno dei problemi della zona. Tutta la regione è infatti altamente sismica e ha sofferto vari terremoti, l’ultimo con conseguenze gravi e che ha cambiato la fisionomia della città nel 1985, provocando oltre 6000 morti su una popolazione allora di 18.000 abitanti e distruggendo gli edifici antichi costruiti, secondo una tecnica tradizionale, in fango e paglia o mattoni di argilla.

mendozaOltre a queste cinque piazze principali ci sono tante altre piazze e piazzette, come la piazza Pedro del Castillo, dal nome dell’edificatore e primo governatore della città, dove sorgeva l’area fundacional con il museo della fondazione che ricorda i popoli originari e il primo impatto con la colonizzazione e la prima edificazione, le rovine della chiesa gesuita di San Francisco che portano tracce del grande terrremoto del 1861 che distrusse quasi completamente la città.

C’è poi la Plazoleta Pellegrini, nello stesso stile della precedente, con le panchine in ghisa dipinte di bianco, pergole e tempietti dove si tiene una fiera antiquaria tutti i venerdì. Dalla primavera alla fine dell’estate, il fine settimana, ci si ritrova in questi spazi gratuiti dove si balla il tango perché continui a vivere nelle strade e non solo dentro alle milongas.

Fra i tanti parchi che avvolgono di verde la città, il più grande e il più bello è sicuramente il parco San Martín frequentatissimo in ogni stagione da chi fa sport, porta a spasso il cane o i cani (si vedono a volte ragazzi che fanno i dog-sitter che di cani ne portano a grappoli), chi gioca con i bambini, chi passa il tempo con gli amici facendo l’asado negli spazi preposti a quest’uso e sorbendo mate, chi frequenta i vari club (il Regata, il club del Golf, il Club del Tennis) con palestre piscine campi da golf e da tennis o il grande lago artificiale con l’Isola degli Innamorati,  con le montagne sullo sfondo, i ristoranti, i bar; il rosedal, spettacolo di mille colori nei mesi della fioritura in mezzo al quale si ergono statue neoclassiche. E poi il Parque Central e il Parque Municipal, più piccoli ma altrettanto lussureggianti. Tutti i parchi  e le piazze sono attrezzati con spazi-giochi per i bambini. Una cosa che mi è subito parsa attraente è vedere come i Mendocinos si godono a qualunque ora e in qualunque epoca dell’anno tutto ciò che la città offre loro.

Mendoza ha tantissimi luoghi di ritrovo come bar e pasticcerie molto accoglienti, ristoranti per tutti i gusti e per tutte le tasche anche se negli ultimi tempi i prezzi sono saliti alle stelle; ma questo è un discorso generale che riguarda bar ristoranti supermercati e sopratutto le utenze e le imposte municipali. Inflazione galoppante. Chi (soprav)vivrà, vedrà.

Nel mese di luglio le scuole chiudono per le vacanze invernali che durano circa tre settimane e quindi c’è una vasta offerta di spettacoli di tutti i tipi come il Festival internazionale delle marionette, proiezioni di film, laboratori, ecc… tutto dedicato ai bambini che, l’ho già detto, qui sono proprio tanti ed è un gran bel vedere.

Fra gli altri spazi che amo ci sono la Nave Cultural e il centro culturale Julio Le Parc, sedi di mostre, laboratori, spettacoli, fiere del libro e dell’artigianato, cinema. Sono ex capannoni delle ferrovie (purtroppo da anni dismesse) o ex fabbriche recuperate con eccellenti interventi architettonici. E poi ci sono le strade del centro, con qualche edificio inizi XX° secolo o anni ’50 e ’60 e qualche –per fortuna ancora raro – grattacielo, piene di negozi che trasformano la città in un grande bazar con le insegne di cartone pressato dipinte, così diverse da altre metropoli moderniste. Le merci sovrabbondanti sembrano con i loro colori e la loro confusione attraenti ma da vicino si rivelano spesso deludenti per la scarsa qualità. C’è la peatonal Sarmiento, zona chiusa al traffico che va da piazza Independencia a via Garibaldi (to´, guarda chi si vede, me lo sarò portato dietro da La Maddalena strappandolo alla sua amata Caprera, ma, si sa, era l’eroe dei due mondi), che attraversa piazza di Spagna, le avenidas 9 de Julio e San Martín (arieccolo), piena di bar e ristorantini, negozi di artigianato di qualità (tessuti fatti al telaio, oggetti di alpaca e d’argento), spettacoli di tango, fontanelle che si colorano di rosso durante la vendemmia e di celeste come i colori della bandiera argentina in occasione delle feste patrie. Piazze e strade sono di solito tenute pulite dal continuo passare dei basureros, gli spazzini con le loro scope e quindi  è superfluo chiamarli operatori ecologici. In qualunque modo si chiamino il loro lavoro è impeccabile. Certo nei parchi è un po’ più arduo perché devono fare i  conti con gli ampi spazi e un tanto di inciviltà di alcuni frequentatori.

Nella Peatonal o sull’Avenida San Martín si può avere la sorpresa di una galleria con i suoi vitreaux liberty come la Galleria San Martín o la Galleria Piazza, con negozi e un bar elegante sempre affollato di amiche e famiglie. So che prima ce n’erano anche altre aperte al pubblico ma stanno scomparendo  o avrebbero bisogno di restauri. Nelle giornate fredde, che per fortuna non sono molte, sono un bel rifugio per sentirsi comunque fuori di casa e passare il tempo.

Mendoza giardino

Una delle mie passeggiate preferite è il Mercado Central. È un edificio coperto che risale al 1883, con banchi di frutta e verdura, di spezie e prodotti dietetici, di vini, bevande e conserve, di carne e di pesce ma anche di cibo già pronto e di un “Patio de comidas” dove si può mangiare la pizza o le “empanadas” – una specie di panzerotti cotti al forno o fritti ripieni di carne speziata al comino o con pomodoro e un formaggio cremoso che qui chiamano “muzzarella” (lo stesso che usano per la pizza) con formaggio e prosciutto, oppure un ottimo “asado” che comprende salsiccia, sanguinaccio, pezzi vari di carne, normalmente tutto ottimo e a buon prezzo. Mangiare al mercato, seduti a tavolini di legno chiaro con tovagliette di carta davanti a un piccolo museo con vecchie macchine da scrivere, registratori di cassa, scrivanie, cartelli di latta, vecchie foto del passato, è un’esperienza piacevole. Provi quella sensazione “dal produttore  al consumatore” e anche anche quella di trovarti in uno spazio un po’ fuori dal tempo.

A Mendoza ci si sposta facilmente: a piedi, in taxi (ancora a prezzi contenuti), con il trolley o con autobus spesso fatiscenti ma sicuramente con tempi d’attesa molto più brevi che a Roma e comunque si arriva ovunque in poco tempo. Un esperienza da fare è sicuramente un giro con il “tranvia de compras”, un vecchio tram di legno molto ben tenuto, che fa il giro delle vie commerciali del centro.

E quando si è stanchi della città, si va fuori porta e ci si perde fra le montagne, nei canyon, nelle lagune.

Ma questa è un’altra storia.

 

Anna Fresu

2 commenti
  1. Anna Fresu
    Anna Fresu dice:

    Io ho un rapporto controverso con la città, a volte d’amore a volte di insofferenza. Diciamo un rapporto dialettico. Ma devo dire che mi capita quasi sempre così, con tutti i luoghi dove vivo, ho vissuto. Credo sia un modo per interrogarmi su dove sto e su cosa ci faccio io qui, per dirla con Chatwin. E forse un modo di crescere. A qualunque età.

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