Dal Messico all’Italia: rientro dopo 13 anni all’estero

Ciao Nicole, tu hai vissuto in Messico dai 12 ai 25 anni: ti senti più messicana o italiana?

Diciamo che dopo essermi trasferita, con il passare degli anni, mi sono sentita sempre più messicana che italiana. Mi pesa moltissimo essere distante da quella terra ma soprattutto combattere con le differenze culturali che ci sono tra l’Italia e il Messico.

nicole-amicheChe ricordi hai di quel paese? 

Potrei raccontare tantissime cose, ma se dovessi descriverlo in 3 parole sarebbero: colori, lentezza, amicizia. Colori perché il Messico è un paese multietnico e la sua architettura e arte è sempre molto colorata; infatti i colori sono presenti in ogni angolo del paese. Lentezza… beh perché si sa che i messicani sono di natura molto tranquilli! La puntualità non è il loro forte e tendenzialmente svolgono tutti i lavori in modo lento (parlando soprattutto di quelli che vivono fuori dalle grosse città). Amicizia perché li ho scoperto la vera amicizia, il “mi casa tu casa”, il calore della gente. Calore che esiste in Italia solo in alcune zone del sud, ma che tendenzialmente scarseggia

Come mai hai vissuto in Messico per tanti anni? 

Nel 1998 andai in vacanza con i miei genitori, che si innamorarono del posto e decisero di trasferirsi definitivamente nel 1999, alle porte del nuovo millennio.

E perchè  la decisione di rientrare in Italia?

Credevo che non sarei mai tornata in Italia, soprattutto perché questo paese non lo sentivo più mio. La colpa è stata dell’amore! Mi sono innamorata di quello che oggi è mio marito. Sapevo che tornare in Italia era l’unico modo di capire se la nostra storia poteva funzionare… e così la decisione drastica di tornare.

Quali sono state le tue impressioni una volta che ti sei stabilita, da adulta, di nuovo in Italia?

Ricordo che mi sorprendeva la freddezza della gente, il fatto che anche le persone che erano amiche da anni non avessero mai abbastanza confidenza per presentarsi sotto casa senza invito, ad esempio.

E le maggiori difficoltà al tuo rientro? 

La maggior difficoltà senza dubbio è stata, all’inizio, sopravvivere alla nebbia dell’inverno jajaja! (← si, rido ancora in messicano quando scrivo!). Dopo aver superato la depressione stagionale, la seconda è stata la lingua: ancora oggi, a volte mi confondo e scrivo in un mix improbabile tra italiano e spagnolo, invento i verbi per esempio. Inizialmente mi scambiavano per una extracomunitaria (il mio accento NON era definitivamente da donna italiana).

Ma la cosa che mi è pesata più di tutto, è stata lasciare i miei amici. Si dice che gli amici sono la famiglia che scegliamo, ed è proprio così. Grazie al mio lavoro (ero performer e ballavo con il fuoco) ho avuto modo di crearmi una grandissima seconda famiglia. Vivevamo insieme (non tutti insieme ovviamente, ma quando affittavamo casa eravamo sempre in 3 o 4 di noi) e lavoravamo insieme, insomma un po’ come un matrimonio! Di fatto, a volte ci scornavamo ma, alla fine, eravamo sempre lì: pronti se qualcuno aveva bisogno.

I miei amici più stretti sono quelli che tuttora, se non ci sentiamo per mesi, quando ci vediamo è come se fosse passato un giorno. Una delle cose che non sopporto delle amicizie in italia è proprio come le persone siano permalose. Se non ti sentono per una settimana se la prendono, come se fosse un obbligo scriversi tutti i giorni… mi sembra una cosa da bambini piccoli.

nicole-amici-messicoCome hai potuto sfruttare la tua esperienza estera sul suolo italiano? 

Spesso le persone sono entusiaste quando dico che vivevo in Messico, e per alcuni questo è un bagaglio di esperienze a mio favore. Saper parlare 3 lingue è indubbiamente utile, ma credo che questa esperienza mi abbia arricchito sopratutto a livello personale.

Ho imparato che chi ha poco dà tanto, e senza aspettarsi nulla in cambio. Che esistono ancora tantissime buone persone sul pianeta, che non bisogna vedere sempre tutto nero e, soprattutto, che gli amici veri ci sono sempre, anche a chilometri e chilometri di distanza.

Hai mai avuto la percezione di essere discriminata per qualche ragione legata al tuo essere cresciuta all’estero?

In alcune occasioni, soprattutto a livello culturale. Spesso non conosco determinate situazioni vissute in Italia, ma nemmeno personaggi storici o letterari, e mi sento un poco a disagio. Ma non mi abbatto, realmente non trovo sia così grave!

Quali sono gli aspetti che avvicinano gli italiani ai messicani e quali, invece, che li distanziano?

Parlare di italiani credo sia troppo generale, perché gli italiani dal nord al sud cambiano drasticamente! I messicani sono più vicini alla cultura del sud, sono allegri, calorosi, chiassosi (si fanno sentire, sempre!), amano le feste e le cose “in grande”. Sono però molto non puntuali e molto, molto patriottici.

Dove  vivi più volentieri? Italia o Messico? E perché?

Indubbiamente vivevo meglio in Messico. La vita ha un ritmo totalmente diverso ed è possibile VIVERE le proprie giornate. Qui il tempo vola nel traffico e nello stress!

Lavoro in Italia e lavoro in Messico: molti italiani sognano la gestione di un chiosco di bibite su una spiaggia tropicale. Pensi che sia un sogno realizzabile? 

Assolutamente sì, ma dipende dove. Il Messico è enorme: è grande quanto mezza Europa, quindi parlare del Messico è troppo generale. Se vuoi aprirlo a Playa del Carmen (dove vivevo io) direi subito di lasciar perdere a meno che non si abbiamo davvero tanti tanti soldi da investire. Aprirlo su una spiaggia sperduta dell’oceano Pacifico, invece, è fattibile.

Cosa consiglieresti ad un italiano che desiderasse trasferirsi in Messico?

Sicuramente di andarci prima in vacanza e di ritornarci a vivere per almeno 2/3 mesi. Le apparenze ingannano e la vacanza non è mai come vivere in un luogo. Valutare bene anche dove, perché ci sono città che ad oggi non sono affatto sicure, e che sconsiglierei vivamente (ad esempio Chihuaua).

Torni spesso in Messico? 

Purtroppo no, da quando ho avuto mia figlia ci sono andata solo una volta e credo non tornerò per alcuni anni. Il volo è lungo ed è un viaggio pesante, farlo con mia figlia (iperattiva) è impensabile a meno che non droghi lei, o tutti i passeggeri del volo jajaja!

nicole-mammeMamme italiane e mamme messicane: quali differenze?

Diciamo che spesso in Messico, soprattutto per la fascia economica bassa, le mamme tendono a lasciare i figli alla loro sorte (per così dire). Spesso li vedi giocare in strada anche se molto piccoli, oppure a urlare come dei matti e la mamma, tranquilla, far finta di non sentirli!

Questo atteggiamento non l’ho mai approvato, ma per fortuna si tratta di una minoranza, come dicevo soprattutto per la gente di scarse risorse economiche. Per il resto, va ancora molto di moda l’educazione matriarcale: la mamma è la mamam e non si discute! E ovviamente l’infallibile “ciabatta volante” (chancla voladora).

Il tuo Blog “Diventare Mamma” parla di mamme e bambini: affronti anche l’aspetto per una madre o per un figlio del sentirsi  divisi tra l’Italia e un paese estero?

Da poco è entrata a far parte Sara, una ragazza di origine egiziane che vive qui da quando ha 2 anni (è più milanese di me!) e con lei vorrei poter sviluppare una rubrica su questo tema: la diversità culturale. Entrambe crediamo che la parola d’ordine sia il rispetto, e che purtroppo ci siano molte informazioni errate che girano in rete.

Quali  consigli daresti a chi, come te, si ritrova a rientrare in Italia dopo un lungo periodo trascorso all’estero?

Di pensarci bene! Valutare bene se la vita in Italia è quello che cerchi. L’Italia è un paese bellissimo, tanto ricco sotto molti aspetti, ma governato da ladri e vissuto da pecore (senza offesa.. in parte ormai mi includo).

Vorrei concludere dicendo che ciò che conta nella vita, non è cosa abbiamo, ma ciò che viviamo e come lo facciamo. È inutile vivere da ricchi se si è poveri dentro, se non si ha il tempo di andare al parco con il proprio figlio, se si perdono i suoi primi passi, le sue prime parole, perché – purtroppo – la priorità è il lavoro. In Italia è così: è impossibile VIVERE bene le giornate.

Questa esperienza mi ha fatto capire che preferisco guadagnare meno, ma godermi la mia famiglia! Perché il tempo perso nessuno potrà mai restituirlo.

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