selfieMia nonna ha uno smartphone

Lo scorso luglio mia nonna ha compiuto 82 anni.

Come da quattro anni a questa parte, io non ho potuto essere con lei.

A lei ultimamente non fa impazzire festeggiare; sarà perché si sente invecchiare o forse perché i nipoti seduti a tavola non ci sono mai tutti insieme.

La mia nonna è una forza della natura.

Da lei ho imparato la libertà di essere me stessa, di dire sempre quello che penso, di fare sogni grandissimi, di camminare guardando lontano.

Ho vissuto con lei un’infanzia piena di storie fantastiche e trucchi di magia, immersa nella natura ad arrampicarmi scalza sugli alberi, per poi correre ad aiutarla a raccogliere i ribes rossi.

Ricordo ancora quella volta che mi svegliò nella notte per mostrarmi una lucciola dal palmo della sua mano. Io non andavo ancora a scuola e non ne avevo mai visto una prima. Rimasi così stupita da rimanere senza fiato.

Ho creduto per anni che la nonna fosse una strega buona capace di meraviglie!

Si rattristava solo un po’ quando mi raccontava della sua Fiume, oggi Rijeka, e di come con la sua famiglia fossero dovuti scappare dalle bombe per difendere il loro diritto alla vita.

Ho una miriade di ricordi legati a lei, che più di chiunque altro è specchio del mio cuore.

La nonna è la prima persona da cui corro ogni volta che ritorno in Italia, e chi se ne importa del jet lag, lei mi fa il caffè e mi fa sorridere da dentro.

Insomma, quest’anno per il suo compleanno la nonna ha ricevuto uno smartphone in regalo e io sono la nipote più felice su questa terra. E’ buffo vederla approcciarsi alla tecnologia, ma che tenacia, accidenti!

Piano piano, ha imparato a mandare messaggi con Whatsapp, anche vocali, e mi può chiamare quando vuole. E io, ogni volta che il telefono squilla, mi catapulto a rispondere: perché lei mi mette serena, mi fa ridere quando dice che ha combinato qualche pasticcio con i bottoni, mi chiede come sto e lo vuole sapere sul serio.

Chiede anche dei miei amici, la mia piccola famiglia di squinternati dall’altra parte del mondo.

E allora le racconto di E., che è venuto in Cina dalla Francia per fare un’esperienza all’estero, che è mio coinquilino, compagno di viaggi tra Cina – Giappone – Tailandia, e di mille altre avventure, autore delle mie risate più fragorose, innamoratissimo della sua ragazza che lo aspetta a casa. Lui, che presto dovrò tristemente salutare piena di gratitudine per quest’anno incredibile insieme. Gli addii fanno parte del gioco, dicono.

Le parlo di A., che ogni mattina mi scrive un buongiorno diverso e mi fa cominciare le giornate con la certezza di un sorriso; che conosce la mia vita in ogni dettaglio, che “cura le mie cose come fossero un giardino e lui il guardiano delle rose”, che non ha paura di usare parole dure per rimettermi in sesto, che è il mio Amico indispensabile.

Parliamo di M., innamorata dell’amore e con il cuore grande e sincero come quel suo stupendo modo di ridere. Lei sta per prendere il dottorato qui a Shanghai, chiacchieriamo di tutto tutti i giorni. La ammiro, come si ammirano quelle donne che quando le incontri ti stordiscono con la loro forza innata. M., che a volte tocca ricordarglielo che è bellissima.

Poi c’è D., la mia mamma di un altro paese, un urgano di simpatia e humor nero, con cui sono partita quando eravamo entrambe stanche di incontrare uomini inutili per curarci lo spirito, facendo yoga sulla spiaggia di Bali.

Parlo di A., e delle nostre pazze serate spensierate tra danze e risate, e di come mi abbia accompagnato in questi anni con leggerezza. Qualche giorno fa mi ha detto che si è innamorato, raccontandomi di come l’amore arrivi quando meno te l’aspetti ed è così forte da coprire migliaia di chilometri. E se lo dice lui allora io ci spero un po’ più forte.

Sorrido pensando a N., che è forse la più matta tra i matti, ma in una maniera che ha completamente senso considerando l’assurdità del posto in cui viviamo. Lei che è sempre se stessa e se ne frega, che non dorme mai, che porta tutta la sua veracità di donna mediterranea nelle nostre giornate come il giusto pizzico di sale su quel piatto un po’ insipido.

“E tu Nini, sei sempre sola?”, chiede la nonna.

No, nonna, sola non lo sono mai.

Anzi, sono fortunata. Ho vicino a me persone che mi comprendono e con cui condivido ogni cosa, bella o brutta che sia.

Amici che ci si fa in quattro tra i mille impegni per un bicchiere insieme a fine giornata, fondamentale per riordinare le idee e riequilibrare i battiti.

Persone nelle quali mi identifico e che supporterò sempre, non importa se scelgano di restare o ripartire, che proteggo come ciò che di più prezioso c’è.

Tuttavia, so benissimo cosa intendeva la nonna. Allora penso che forse un giorno troverò un cuore zingaro come il mio, con cui non serviranno troppe parole, che mi regalerà biglietti aerei anziché fiori, che vorrà esplorare questo mondo insieme a me.

“Vai a dormire Nini, che è già tardi lì da te”.

“Va bene nonna, a domani”, dico io tra una lacrima e un sorriso.

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