Rito civile in Italia con un cittadino spagnolo: pratiche burocratiche. 

La festa è finita, l’abito giace da giorni sul divano di casa con l’orlo un po’ nero e la retina del sottogonna un po’ strappata, i regali sono stati aperti, gli invitati sono stati ringraziati, le foto sono state raccolte in un’unica cartella e ogni oggetto ha trovato il suo posto.

L’euforia di chi mi circonda è andata gradualmente scemando e io, dopo momenti d’intensa felicità, sono altrettanto felice di ritrovare la mia dimensione nel silenzio e di rimettermi a scrivere.

Il percorso burocratico è stato labirintico ma percorribile anche se con qualche intoppo.

Le difficoltà erano acuite dal fatto che bisognava fare i conti con i sistemi burocratici di due nazioni diverse (ma dov’è l’Unione Europea?), Italia e Spagna, che in comune hanno principalmente il fatto che in quanto a burocrazia lasciano molto a desiderare. Ma ce l’abbiamo fatta.

Scartoffie

Per sposarsi con uno spagnolo in Italia attraverso la cerimonia civile è necessario un documento fondamentale, ovvero la capacità matrimoniale dello sposo.

Questo documento, che viene rilasciato dal registro civile di Barcellona, è quello che ci ha dato più rogne perché, per poterlo ottenere, bisogna avviare le pratiche matrimoniali come se ci si sposasse in Spagna. Questo vuol dire che abbiamo dovuto presentare al registro civile di Barcellona i seguenti documenti:

  1. Certificato di nascita
  2. Certificato di stato civile
  3. Certificado de empadronamiento (ovvero di residenza al Comune di Barcellona)

1.Certificato di nascita. Nel mio caso questo documento è stato rilasciato al momento dal mio Comune d’origine. Va richiesto in versione plurilingue altrimenti in Spagna non lo accettano.

Nel caso dello sposo è stato più complicato perché è nato in Argentina. Questo ha rappresentato il primo intoppo. I cittadini spagnoli nati all’estero non possono richiedere il certificato di nascita al registro civile di Barcellona, devono farlo al registro civile di Madrid.

La bella notizia è che si può richiedere online, la brutta notizia è che dovrebbe arrivare a casa 15-30 giorni dopo ma a volte lo perdono e passano mesi, come è accaduto a noi due.

Al secondo tentativo è arrivato dopo un mesetto ma avevamo già perso tre mesi aspettando invano mentre da Madrid ci dicevano di continuare ad aspettare. Burocraticamente la Catalogna funziona molto meglio del resto della Spagna, sul tema dell’indipendenza non voglio pronunciarmi ma sicuramente sono a favore del fatto che sia una regione autonoma.

2.Certificato di stato civile. Questo documento viene rilasciato dal tribunale italiano in pochi giorni e dev’essere fatto tradurre da un traduttore giurato. Lo consegna solo il cittadino straniero, ovvero la sottoscritta.

3.Certificado de empadronamiento. Ciascuno dei due nubendi deve presentare il proprio. Questo documento attesta che abbiamo vissuto nel Comune di Barcellona negli ultimi anni. Se si è vissuti sotto lo stesso tetto è molto meglio per i futuri coniugi perché non dovranno dimostrare niente.

Ovviamente se i due sposi vivono in città diverse le cose si complicano ma da questo punto di vista non abbiamo avuto nessun problema.

Questi certificati vanno consegnati personalmente al registro civile di Barcellona assieme a un altro foglietto che si compila nel registro civile stesso.

Una volta accettati, il primo passo importante è stato compiuto. Circa un mese dopo, la prassi vuole che i due futuri sposi siano convocati in questa stessa sede e portino con sé un testimone che possa rispondere ad alcune domande.

Un familiare, in genere, è più efficace di un amico e, nel nostro caso, ci ha accompagnati mia suocera.

Non mi aspettavo che ci avrebbero separati per rivolgerci una caterva di domande sui gusti e le abitudini di ciascuno, da che lato del letto dormiamo e che ci piace mangiare a colazione.

Infatti ciò non è avvenuto. Ma non mi aspettavo neanche che l’incontro con l’autorità sarebbe stato così breve da sembrare ridicolo. Hanno rivolto solo una domanda a mia suocera chiedendole da quanto tempo mi conoscesse, dopodiché ci hanno mandati a casa con tanti auguri e un bel sorriso spiegandoci che il mese successivo avremmo finalmente potuto ritirare il rognoso documento chiamato “capacità matrimoniale dello sposo”.

Una volta ritirato questo documento, bisogna portarlo al Consolato di Barcellona e fare le pubblicazioni.

Poi la macchina burocratica parte ed è necessario assicurarsi che il Comune italiano abbia ricevuto il nulla osta al matrimonio e la documentazione trasmessa dal Consolato sulle future nozze.

Qui c’è stato il secondo intoppo. I miei familiari spesso si presentavano di persona al Comune della mia città e la risposta puntualmente era: non ci è arrivato nulla. Ero furiosa col Consolato di Barcellona che, in generale, non gode di un’ottima reputazione. Ma il Consolato, in realtà, aveva fatto le cose per bene. Hanno sempre risposto alle mie email e mi hanno inviato le prove del fatto che il nulla osta era stato inviato a tempo debito al mio Comune di provenienza attraverso la PEC (Posta Elettronica Certificata).

Lungi da me sapere a cosa sia stata dovuta la non-ricezione di questi documenti da parte del Comune della mia città. Forse i funzionari sono restii a utilizzare la posta elettronica? Forse sono pigri e non lavorano? Forse lavorano troppo? Forse l’incomunicabilità delle istituzioni italiane è tale da non sapere a chi inviare certi documenti? Fatto sta che una volta sbattutegli le prove davanti agli occhi, non potevano aver più nulla da obiettare e non abbiamo avuto più cavilli burocratici.

Ulivo e sposa

Preparativi e differenze culturali Italia-Spagna. 

Vivendo in Spagna e con un marito spagnolo, posso affermare che non noto sostanziali differenze culturali tra questi due Paesi per quanto riguarda il tema del matrimonio. In entrambi i casi la preparazione di un matrimonio è un gran business e i prezzi dei fornitori italiani sono simili a quelli dei fornitori spagnoli.

Inoltre, in entrambi i Paesi, le coppie che si sposano sono sempre meno e quelle che si sposano in Chiesa forse ancora meno.

Paragonando la Catalunya al Sud Italia, sarei dell’avviso che il matrimonio viene vissuto con più pathos da noi meridionali, sia esso civile o religioso. A livello organizzativo c’è una differenza che fa pendere il mio indice di gradimento verso il matrimonio italiano.

Dopo la cerimonia gli spagnoli hanno un lungo banchetto come in Italia. Alla fine del lungo banchetto, cambiano sala e ballano. In Italia facciamo tutto nella stessa sala e alterniamo pasti e balli. Io preferisco lo stile italiano perché è meno monotono.

A livello interpersonale, alcune persone con cui ho avuto a che fare dalle mie parti mi sono sembrate più arroganti e meno oneste rispetto alla Spagna.

Per esempio, quando cercavo l’abito, mi sono imbattuta nel proprietario di un noto atelier che occupa due o tre isolati di un paesino del sud Italia, il tipico provinciale, l’ignorante arricchito che tratta con aria di sufficienza chi non considera al suo livello e impone le sue condizioni con fare altezzoso.

Ero così infastidita dal suo modo di parlare che lo interruppi per dirgli che l’abito me lo sarei comprato in Spagna perché lui mi era antipatico e voltai i tacchi.

Poi il vestito l’ho comprato a Barcellona e ci ho risparmiato in denaro e salute mentale perché sono entrata subito in sintonia con il personale del negozio. Sono più umili e lavorano come professionisti.

Imbarcare il vestito in aereo verso l’Italia è stato comico perché il velivolo era saturo di borse e passeggeri, quel giorno, ma questo fa parte dell’avventura di essere expat. Sarò sempre grata a quella gentilissima signora inglese seduta vicino a me che mi fece spazio in aereo per sistemare un po’ meglio il mio vestito tra i nostri piedi e i sedili posteriori.

Sul tema dell’onestà non mi è rimasto un ricordo del tutto positivo del mio paese a seguito di questa esperienza che vi racconto ora.

L’addetta ai fiori si è intascata tanti soldi a nero senza presentarmi la fattura e mi ha anche fatto pagare un vaso rotto al prezzo di tre con la scusa che era un set da tre.

So che ci sono tante persone brave e oneste che tengono il paese a galla mentre altre lo affondano e non è mia intenzione denigrare l’Italia e i nostri connazionali.

Ma io credo che gli aspetti negativi vadano raccontati perché chi sta fuori vede e apprende altro e, un giorno, forse, può decidere di tornare, di fare una rivoluzione e di cambiare lo status quo.

Questo matrimonio è stato una festa meravigliosa, è stato molto più bello di quanto ci immaginassimo.

Ed è stato così perché noi sposi non eravamo nervosi e ce lo siamo goduto.

Tutto è avvenuto spontaneamente, come un gioco, e io credo che si riesca a viverla come una giornata allegra se non vi si ripongono troppe aspettative. Mi fanno sorridere certe persone (ebbene sì, ce ne sono ancora!) che considerano il giorno del matrimonio “il giorno più bello della vita di una donna”.

C’è chi lo dice per ingenuità o perché ha vissuto poche esperienze, o chi invece lo sostiene per chiari calcoli economici, come l’uomo repellente dell’atelier di tre isolati citato prima. Se fosse davvero così sarebbe uno sfacelo, per nostra fortuna noi donne, specialmente oggi, abbiamo vissuto e vivremo giornate ancora più belle con o senza matrimonio.

matrimonio

Ulivo e sposa

Pochi giorni dopo le nozze, ho fatto rientro in Spagna accompagnata da alcuni amici spagnoli e argentini, dallo sposo e dalla sua famiglia.

Ma tutti noi, soprattutto la sottoscritta, lasciavamo una parte del nostro cuore in Italia e nella mia incantevole famiglia che accoglie sempre tutti.

Ho sentito aria di casa nella mia famiglia d’origine, quel giorno, l’abbiamo sentita tutti, anche gli amici stranieri invitati al matrimonio, persino i passanti e i turisti che varcavano lo spazio all’aperto adibito alla cerimonia.

Questo è stato un gran augurio per l’inizio della mia nuova famiglia.

Dopo aver fatto i controlli in aeroporto, come sempre, ho incrociato per l’ultima volta gli sguardi dei miei genitori da lontano e dietro ai loro sorrisi generosi ho intravisto nei loro occhi quel velo di tristezza che credono di potermi celare ogni volta che riparto.

Allora mi ritorna quell’abituale tuffo a cuore che si presenta tutte le volte che vedo scomparire a poco a poco le loro sagome dietro ai nastri di controllo dei bagagli.

Questo piccolo dolore mi accompagna da quando sono espatriata e non ha niente a che fare con la mia nuova condizione di donna “coniugata”. Il mio nuovo stato civile non cambia niente, questo lo sappiamo tutti.

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Concorso Letterario per Racconti “Espatrio, le paure ed il coraggio delle Donne”. Leggi il Bando.

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