Assistere da oltreoceano al dramma italiano è doloroso e, se si è impotenti vivendo sul luogo teatro degli eventi di questo periodo storico, essere lontani ti fa sentire di esserlo ancora di più.

Allora cerco delle spiegazioni logiche in qualche modo giustificanti del perché di questa scelta, cioè di non essere lì.  

Molte di noi sicuramente, da quello che leggo nei vari post di noi donne emigrate, l’hanno fatta principalmente per motivi di lavoro, dove il lavoro è la molla scatenante, sia per cercare o cogliere una opportunità inesistente in Italia,  sia per una propria necessità egoica di miglioramento della propria posizione professionale, o di bisogno concreto per poter sopravvivere, o semplicemente perché si desidera provare nuove esperienze. La vita del resto serve a questo: fare esperienza. E ogni esperienza dovrebbe aiutare nel proprio percorso di crescita e di conoscenza di se stessi. La mia è nata anch’essa per motivi legati al lavoro, ma vorrei raccontarla inserendola in un’altra visione.

Il lavoro sembra essere l’unico obiettivo di vita, tutto il resto è secondario: quello che possediamo materialmente è di gran lunga più importante e più ricercato di quello che veramente siamo, cioè esseri  umani inseriti in un processo evolutivo della nostra specie, ora,  in un momento epocale di passaggio.

Epocale se lo si affronta da un altro punto di vista, che per molti è un pensiero folle, o assolutamente utopico, ma è, secondo me, quello che ci può dare una risposta e acquietare la nostra coscienza. In verità acquietare non è il termine giusto, la vita non è uno stato di quiete, è un continuo mutamento, siamo gocce in un oceano, siamo parte indissolubile di un universo che contiene milioni di galassie, con altrettante popolazioni, e dove quella in cui la nostra Terra orbita è solo una di esse.

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E in questo incommensurabile universo noi siamo minuscole scintille di luce, e non lo dice un pensiero folle, bensì la scienza e la fisica che analizzano la composizione della nostra materia e ci confermano che siamo fatti di atomi, siamo composti esattamente di tutto quello che compone ogni  manifestazione materiale di questa realtà, e gli atomi sono fatti al  99,99% di vuoto, dove questo “vuoto” è in verità pieno di forze a noi invisibili. Non vorrei addentrarmi in questi concetti che richiedono una preparazione specifica che non ho, vorrei cercare di esprimere la mia visione di questa affermazione.

La materia è quindi solo un aspetto della vita, è la condensazione che noi possiamo vedere con i sensi attualmente a nostra disposizione, ma il fatto che non vediamo o non tocchiamo qualcosa non significa che non esista, e questo invisibile è la percentuale maggiore di tutto quello che ci circonda e ci appartiene. Da qui la semplice e logica deduzione che possa esistere un universo parallelo – o molti universi – in dimensioni spazio temporali differenti non solo costituiti di materia, così come la percepiamo: la realtà spirituale è quella che tutte le contiene e dalla quale tutto ha origine. E’ il principio intelligente dell’universo e noi, essendo parte di esso, siamo perciò in primis esseri spirituali.

E qui arrivo al dunque: viviamo quasi sempre senza tenere conto del vero significato di ogni nostra azione o pensiero,  la legge di causa ed effetto pur così semplice ci impedisce di agire consapevoli che si avrà un effetto, quindi banalmente sarebbe logico agire correttamente o come vorremo che gli altri agissero con noi, cioè nel bene e nell’amore; ma ci sono leggi ancora più grandi, leggi eterne alle quali tutti noi siamo soggetti. La realtà spirituale è la nostra casa, l’unica, dovunque andiamo sia che restiamo o che partiamo, lì sempre torneremo quando lasceremo il corpo e solo lì saremo in grado di decidere quale sarà la realtà materiale nella quale andremo ad interagire, per poter continuare il processo di riconnessone con la nostra vera essenza, nel susseguirsi delle esistenze.

Do per scontato che esista  il processo di reincarnazione.

Siamo esseri spirituali immortali e scegliamo dove e come rinascere per inserirci in situazioni di vita che ci permettano di procedere nella nostra evoluzione, per essere sempre più consapevoli di chi siamo veramente e quindi imparare ad affrontare ogni evento, soprattutto quelli dolorosi, come opportunità di conoscenza e di approfondimento del perché siamo qui, ora, su questa terra, in questo corpo.

Il dolore è ancora il nostro metro di misura, nel dolore possiamo affidarci solo alle nostre risorse interiori, quelle che non si vedono, possiamo imparare ad ascoltare con maggiore attenzione la voce della nostra coscienza, che spesso fa male, perché ci mette di fronte a tutto quello che non ci piace di noi stessi, e ci rende totalmente responsabili delle nostre scelte.

Ecco che allora il fatto di vivere ad Amatrice e morire sotto le macerie, o vivere in un corpo malato o in una condizione di miseria e di sofferenza,  fa parte di un processo evolutivo che noi stessi ci siamo scelti, un atto coraggioso di spiriti desiderosi di avvicinarsi il più possibile alla verità e alla manifestazione dell’amore. Spesso i più grandi dolori ci sono dati da chi ci è più vicino, madri, padri, figli, amanti tutti coloro che naturalmente siamo portati ad amare e che nonostante il dolore che possono causarci, continuiamo ad amare, anzi, impariamo ad amare di più proprio nella sofferenza e nel perdono.

Ma c’è anche un altro metro di misura, uno strumento fondamentale per ottenere quello che il dolore impone,  ed è la conoscenza.

A volte la conoscenza fa paura, beata ignoranza, si dice…

Credo che l’umanità stia vivendo e sempre più si troverà a vivere un grande dolore collettivo, solo in questo modo, allo stato attuale del processo evolutivo,  potrà creare una nuova unità, per costruire nuove fondamenta basate sulla solidarietà, sulla tolleranza, sul riconoscimento della dignità umana in quanto tutti siamo esseri spirituali, esattamente uguali, tutti in cammino sulla stessa strada anche se per ognuno sembra diversa. La dignità che permette di  riconoscere nell’altro chi, come noi, sta affrontando le sue paure e i suoi limiti per ritrovare il suo vero essere, espressione d’amore, saggezza e conoscenza vera.

E’ nostro dovere quindi, soprattutto in quei momenti in cui ci sentiamo impotenti, ritornare al centro del nostro cuore, comprendere il meccanismo dell’esistenza in cui siamo inseriti, e fare di tutto,  al massimo e al meglio per creare condizioni di vita migliori per noi e per gli altri.

In questo contesto del mio pensare ho lasciato l’Italia, anche se  con grande dolore –  lì ci sono i miei figli , e mia madre, e per loro mi sento davvero impotente, da qui – e sto tentando di costruire un’alternativa alla  possibile dolorosa condizione in cui si troveranno l’Italia, l’Europa e l’emisfero settentrionale del mondo a causa dei cambiamenti climatici in atto. Senza parlare della crisi economica (che comunque influenzerà tutta la Terra) e della pianificata e strategicamente in atto distruzione dell’identità italiana, e non solo italiana.

Non è catastrofismo, né pessimismo, né follia, i fatti parlano e io soffro pensando a quelli che lì vivono, anche se per molti, come dicevamo prima, è la loro scelta, anche se non lo sanno, o meglio non lo ricordano.

La mia è quella di ricominciare altrove per costruire nel mio piccolo una nuova Terra dove chi vorrà, o sarà costretto, potrà trovare accoglienza e amore.

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Non so se ci riuscirò, so che non sono capita e finora solo criticata proprio da quelli che più amo.

Qui in Uruguay in verità non è così facile integrarsi e il lavoro – inteso come mezzo per ottenere quell’apporto economico che mi serve per attuare il mio piano – essendo un’attività imprenditoriale innovativa per le abitudini alimentari di questa popolazione molto conservatrice, timorosa e poco curiosa  (almeno così fino a oggi mi è apparsa), ancora non sta dando alcun risultato concreto.

I momenti  di sconforto si alternano a quelli di totale fiducia in un susseguirsi oceanico, onde che cavalco e mi travolgono  per poi riemergere con un profondo respiro, segnali che colgo e interpreto ogni volta cercando di vederne tutti gli aspetti  e trovarne sempre uno positivo e costruttivo, porte che si aprono e si chiudono all’improvviso, incontri che appaiono e un attimo dopo scompaiono…

Sono messa quotidianamente alla prova, sto facendo un’esperienza che sicuramente fa parte di un processo normale relativamente alle attività imprenditoriali, ma poiché non di solo questo si tratta, anzi, lo osservo da un altro punto di vista e so che mi sta solamente fortificando per poter affrontare quello che ci aspetta.

Un grande cambiamento, la nascita di un nuovo mondo e di una nuova umanità è in atto. Tutti noi possiamo partecipare a questo evento, già lo abbiamo fatto nascendo qui, ora e ognuno può dare il suo contributo, da qualunque parte del mondo e in qualunque condizione si trovi.

In che modo? Solamente ricominciando ogni giorno a vivere riconoscendo ed esprimendo un pochino di più la propria essenza spirituale e imparando ad ascoltare la propria coscienza, unica vera protagonista della nostra vita, per mettere in atto la propria rivoluzione umana, una riforma intima per trasformare noi stessi e quindi la nostra realtà. Solo noi sappiamo chi siamo e come agiamo, osserviamoci  e ascoltiamoci con un po’ più di umiltà, maggiore responsabilità e soprattutto più amore per noi stessi e per chi ci sta vicino e lontano.  Questo è per me il vero lavoro da fare!

Grazie per essere arrivate a leggere fino a qui!

Un caro abbraccio e buon ”lavoro” a tutti  noi.

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