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Se il mondo sta cambiando, è da Berlino che inizia il cambiamento

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Ieri sono tornata, dopo un mese fuori, e mi sono messa a cercare le cose vitali: un abbonamento ai mezzi in sconto sui gruppi fb, e un modo per superare un po’ di tristezza, quindi: DARE, l’unico modo per scordasi di sé.
Così ho trovato l’abbonamento (per me e pure per un amico), ed ho scritto un messaggio in cui chiedevo dove portare dei vestiti ai rifugiati vicino casa mia, e dal quel messaggio si è innescato qualcosa di molto bello: andiamo insieme?
Ma vi racconto tutto, perché il mondo deve sapere cosa succede in questa città, e che un altro mondo è davvero possibile.*
Stamattina, dopo una notte di lavoro, un ragazzo simpaticissimo mi è venuto a portare l’abbonamento suo e del suo compagno sotto casa perché gli ho detto che sto un po’ zopparella. Mi ha offerto il caffè e soprattutto la sua storia. Domani partono per Amburgo, ed io gli auguro ogni bene.
Subito dopo ho raggiunto tre ragazze sconosciute sorte dal mio post sul gruppo, e tutte e quattro (una brasiliana, una filippina, un’australiana, e l’italiana la faccio io) ci siamo date appuntamento a una metro, riconoscendoci dai sacchi. Una di loro, la brasiliana, aveva un trolley enorme, perché ha raccolto vestiti di tutti i suoi amici.
Chiacchierando e raccontandoci, siamo andate all’hangar 1 dell’aeroporto dismesso di Tempelhof (che collegava Berlino est e Berlino ovest, oggi è un parco meraviglioso, ma anche casa di passaggio per i rifugiati), in cui si può prestare il proprio volontariato e/o portare qualcosa per i rifugiati.
Per strada incontriamo una donna e due bambini. Ci chiedono qualcosa, ma parlano solo arabo. Apriamo le borse e vestiamo la bambina, che era a maniche corte e senza calze dentro scarpe troppo grandi (c’è il sole, ma fa abbastanza freddo). Purtroppo non mi veniva in mente nemmeno una parola di arabo, maledizione, le riesco solo a chiedere come si chiama. Appena mi sente parlare in arabo le si illuminano gli occhi: Safa! mi dice. Accettano i doni, in silenzio. In tristezza. La bimba si gira ogni tanto, saluta con la manina. Il bimbo, per cui non avevamo niente a portata di mano, rimane dignitoso nel suo non ricevere. La madre, o forse la nonna, cammina con pesantezza, loro due per mano.

Io mi chiedo cosa sarà di questi bambini. Di questi piccoli profughi di guerra senza calze, senza niente. Ci pensate? Sono affari di tutti noi, è una responsabilità di tutti noi. Dove andranno, cosa faranno, come faranno?
Arriviamo all’hangar 1. Entriamo in aeroporto, un edificio austero e pesante. Ci accoglie unmondo-cambiando-berlino-cambiamento volontario, e dopo di lui, tanti volontari, che distribuiscono i vestiti. Sono contentissimi, e super accoglienti.
Una donna brasiliana che non si può dire quanto è dolce, ci spiega tutto, come diventare volontarie. Ci fa vedere dove è tutto. Condivide la sua esperienza. I vestiti sono divisi per taglia e genere, ci dice quello che serve, ci racconta come funziona (disegni degli indumenti appoggiati sui tavoli, i rifugiati indicano col dito cosa serve. Gli viene data una scelta fra 3/4 oggetti, per il gusto di scegliere: mi sembra una cosa bellissima).
Riflettiamo sul fatto che abbiamo troppe cose, e cavoli, c’è chi non ne ha. Pare ovvio, lo so, ma me ne ricorderò la prossima volta che vorrò una cosa nuova. Ognuna di noi comprerà meno e sfoltirà il proprio guardaroba, ne sono certa.
Mancano pantaloni e scarpe da uomo: gli uomini tedeschi sono troppo grossi e alti e hanno piedi troppo lunghi rispetto a siriani, iracheni, afghani.
E’ tutto un abbracciarsi, e darsi, e collaborare. Senza distinzione di nulla, colore, nazionalità, religione, niente di niente. Solo prestare il proprio lavoro.
Bisogna registrarsi ad un sito, e semplicemente controllare gli spazi in cui c’è un vuoto, dare la propria disponibilità, ed andare a prestare il proprio servizio per 3 ore.
Torno verso casa con le ragazze, siamo felici, e saremo tutte volontarie.
Il cuore è pieno, ci si incontra così.
Sempre dai gruppi, ieri leggo il messaggio di una ragazza che – ammettendo di non avere il pollice verde – affidava il suo ficus benjamin a mani più amorevoli.
Siccome sono giorni in cui rifletto sul fatto che chi non ama le piante è – passatemi il termine – uno stronzo, mi è sembrato un buon modo per far parte della soluzione. Le scrivo, vado a recuperare la pianta, mi apre la porta, me la dà, ciao ciao.
Si può dare. E qui si può dare con facilità, senza barriere.
Sono stanca in altri luoghi di spiegare perché bisogna accogliere i rifugiati.
Perché bisogna condividere.
Perché bisogna darsi da fare.
Qui non ce n’è bisogno.
Si lavora ad un mondo migliore e basta.
E queste sono solo le mie prime 24 ore in città.

Ein glückliches Neues Jahr!
*Come turisti non si può capire Berlino. Io sto vivendo questo dopo 3/4 mesi che sono qui, e dopo una pausa italiana per capire cosa stavo facendo e se ne ero convinta (e sì, lo sono), ora mi sento pronta a vivere la “mia” Berlino.
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12 commenti
  1. Samanta - Jena DE
    Samanta - Jena DE dice:

    Questa tragedia umana ha avuto un unico effetto positivo: ci ha ricordato che nonostante spesso si senta solo parlare dei tanti – perdona il francesismo – stronzi ignoranti che ci sono in giro, ci sono un sacco di persone pronte a donare e donarsi con il solo intento di fare del bene. E che questo non ha nulla a che fare con la nazionalità, il colore della pelle, l’estrazione sociale o altro.
    Ci hai regalato un ritratto di quella parte di mondo che tanto amo perché riflette il meglio di quanto sappiamo – e possiamo – offrire e per questo ti ringrazio. Grazie davvero di cuore.

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  2. elisabetta
    elisabetta dice:

    Ciao Samanta e grazie di cuore per le tue parole. L’unico motivo per cui voglio raccontare queste cose, oltre le mie sciocche avventure e forse qualche piccolo consiglio yogico, è perché penso che a siamo nell’epoca della condivisione. Attraverso internet possiamo far conoscere delle realtà, che altrimenti non circolerebbero nei media. Vorrei che tutti sappiano, non perché sono “brava”, non sono per nulla brava né speciale, c’è gente veramente di gran lunga migliore di me (per fortuna!) ma perché chi vuole fare qualcosa la possa fare, sappia che si può fare, sappia che c’è un’enorme crisi, un’enorme problema umanitario e che noi dobbiamo fare parte della alla, e se la politica non ce lo permette, dobbiamo avere il coraggio di compiere atti politici, di solidarietà, concreti. Chiunque voglia informazioni su come, quando e perché, ahimè, solo a Berlino e per quel poco che so, si metta pure in contatto con me. Facciamo la differenza! Domattina vado a fare il mio primo giorno di volontariato con i rifugiati (ovvero “PROFUGHI DI GUERRA”, persone che hanno dovuto mollare tutto, e che hanno subito moltissimi lutti, oltre ad essere poverissimi e tristissimi), e sono emozionata. Nel senso che non so come mi sentirò, come gestirò le mie emozioni, cosa ne verrà, e quante informazioni in più avrò per poter fare qualcosa in più. Mi stanno molto a cuore i bambini, proprio perché loro devono avere il diritto di crescere, di sognare, di manifestarsi, di essere supportati nella loro infanzia, di giocare porca miseria, semplicemente di giocare ed essere al sicuro. Scusa la lungaggine, ma ci tengo tantissimo, ed ho il privilegio di conoscere attivisti di diverse nazionalità che stimo enormemente per i rischi concreti che corrono sulla loro pelle, le conseguenze che vivono e che modificano il corso della loro vita (proprio in termini di libertà!), e tutto per informare, ed aiutare altri essere umani. Serve questo benedetto corridoio umanitario, serve abolire i centri di detenzione, e far partecipe la società civile della vita di altri esseri umani, se no l’Illuminismo e le arti, e la tecnica e il progresso sono solo stupidaggini di cui ci vantiamo. E con questo ti abbraccio, e provo a dormire, domani sarà un giorno particolare, ho il cuore in subbuglio.

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  3. NonPuòEssereVero
    NonPuòEssereVero dice:

    Noi gestiamo un grosso gruppo di regalo su Roma, il più grande d’ Italia.
    Ci sono le persone “normali” (economicamente parlando), ci sono quelle che stanno davvero senza una lira, ci sono quelle che si nascondono da un ex violento, quelle che vengono da lontano e sono arrivate senza nulla.
    Lo facciamo gratis ovviamente e, quando qualcuno ci chiede perchè, mi basta pensare a tutte le storie che ho visto e ai sorrisi che questa iniziativa regala 🙂

    Complimenti per quello che fai!

    Rispondi
  4. Cristina
    Cristina dice:

    Grazie mille per la tua condivisione! Ultimamente sto perdendo la speranza nel vivere in Germania… Non capisco molto bene né le tradizioni né lingua (credo che tutto sia collegato alla mia non conoscenza della lingua) e il tuo post mi ha fatto pensare :c’è da fare a Berlino! Basta solo superare la barriera linguistica e quella che mi sono creata per la paura di fallire… Grazie per il post!

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    • elisabetta
      elisabetta dice:

      Cara perché non vai a scuola di tedesco?
      E’ bellissimo andare a scuola di tedesco, e richiedendo l’Integrationkurse paghi anche poco.
      Ci sono mille cose belle da fare a Berlino, vedrai che andrà tutto bene 🙂

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      • Cristina
        Cristina dice:

        Il mese scorso sono andata al corso intensivo della Deutschakademie: utilissimo ma troppo costoso per me che vivo a 1h e mezzo da Berlino e quindi devo aggiungere 120 euro di abbonamento …questo mese a causa del mio lavoro non sono riuscita a segnarmi in nessun corso…ma il prossimo mese ho intenzione di iscrivermi in un corso della VHS e, se gli orari sono abbordabili, vorrei seguire anche l´integrationkurse! Mi sono informata 🙂 mi manca un martedí o giovedí pomeriggio libero per andare a fare il test…e ti ringrazio anche per l´articolo del 29 dicembre 😉

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