Monologo

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Roma, il Colosseo

Io amo il mio paese, l’Italia,  in un modo difficile da spiegare, lo amo in modo viscerale ma allo stesso tempo lo odio.

Me ne sono andata disperata dall’Italia perché ero rimasta sola e senza lavoro.

Ho avuto paura di non avere nessuno a cui chiedere aiuto in caso non ce l’avessi fatta più.

Sono andata all’estero, sono via da quasi quattro anni.

Ogni anno mi assale una nostalgia tremenda in estate.

Mi manca il sole, mi manca il caldo, sì, anche il caldo di Lucifero che tutti avete odiato per cui vi vedevo mettere le foto di granite e di ventilatori.

Ogni giorno di tutto l’anno mi manca poter uscire la sera per fare l’aperitivo in piazza.

Mi manca la pizza a 5 euro, 6 con la consegna a casa.

Mi manca iniziare a fare due chiacchiere con chiunque incontri per strada o in fila alla posta, magari prendendo spunto da un cassiere lento.

Mi manca che la gente capisca il mio modo di fare fantasioso, le mie battute qui fanno fatica a capirle.

Mi mancano i miei amici di sempre ai quali non devo dare spiegazioni mai perché se faccio qualcosa deve esserci un buon motivo.

Mi manca andare a visitare i paesini arroccati sulle montagne, quelli che sembrano presepi quando li vedi dall’autostrada e sono belli da togliere il fiato quando ci cammini in mezzo, sui ciottoli, che ti devi portare le scarpe da ginnastica morbide per non slogarti le caviglie.

Mi manca il fatto che la gente sa divertirsi anche senza ubriacarsi, non c’è bisogno di farsi fuori una bottiglia per diventare spiritosi, o lo si è o non lo si è.

Quello che non mi manca dell’Italia è vedere che, negli ultimi quattro anni, da quando me ne sono andata, la gente ancora discute di aria fritta ma con fare pieno di astio.

Non mi rassegnerò mai ad accettare questo modo gretto di rispondere sui social, questa abitudine a postare le “bufale” e quando fai notare che è una notizia fasulla ti viene risposto “non ci credo ma non si sa mai”.

Non riesco ad abituarmi a sentire dire che tutto fa schifo per colpa dei politici, senza ricordare che qualcuno quei politici li ha votati.

Non posso accettare che si trovi il modo di lamentarsi di qualcosa anche quando in realtà non ce ne sarebbe bisogno.

Non so cosa posso fare se non evitare di alimentare questo odio che imperversa ma è molto difficile stare zitta quando vengo provocata, forse devo iniziare a seguire dei corsi di training autogeno per ricacciarmi la lingua in bocca quando sto per esplodere.

Non mi manca per niente la televisione italiana.

Le trasmissioni con donnine svestite che fanno da comparsa, per fortuna, qui sono bandite e, credo, farebbero inorridire i norvegesi. Allo stesso tempo mi annoiano da morire le trasmissioni  slow motion che imperversano, del tipo “La traversata dei fiordi con il postale”che dura 24 ore o “La risalita dei salmoni su per i fiumi”.

Quest’anno ho avuto il piacere di seguire per cinque minuti anche la transumanza delle renne, hanno dovuto fermare la trasmissione dopo due giorni di programmazione perché le renne stavano andando troppo piano e avevano sforato il tempo nel palinsesto.

Ci sono anche programmi talmente all’avanguardia che non potrebbero mai andare nella nostra televisione italiana, ancora ferma ai baci tagliati di “Brokeback Mountain”.

Programmi tipo le storie di bambini che scoprono di essere transessuali e il loro percorso tra scuola e famiglia fino a diventare adulti e cambiare sesso.

Uno dei telefilm che è stato più apprezzato negli ultimi tre anni è “Skam” (vergogna), che narra le vicende di un gruppo di ragazzi del liceo.

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Hartvig Nissen, Scuola superiore di Oslo dove e’ stata ambientata la serie TV SKam

In questi anni di programmazione TV si è parlato di integrazione, violenza sulle donne, di omosessualità e su come viene vissuta quest’ultima tra gli adolescenti.

La protagonista indiscussa di quest’anno è stata una ragazza di religione musulmana , che porta l’ijab e che si è trovata ad affrontare le tentazioni della vita in Norvegia come ragazza di 16 anni ma con una famiglia più tradizionalista e conservatrice.

Ha riscosso un enorme successo di critica.  

Non mi manca la nostra furberia, la ricerca costante di fregare qualcuno, anche sulle piccole cose, mi rendo conto che apprezzo sempre di più il fatto che la stragrande maggioranza delle persone qui in Norvegia fanno il proprio senza approfittare del prossimo.

Questo mi dà un senso di sicurezza e, se fai del tuo meglio, andrà bene.

Insomma i più e i meno quali sono?

A chi vuoi più bene, a mamma o a papà?

Boh, è la domanda da un milione di dollari alla quale non si può rispondere.

3 commenti
  1. Anna
    Anna dice:

    Sono d’accordo con te su tutto, ma non andrei mai ad Oslo a vivere…. Tutto qua, ma ti do perfettamente ragione su tutto!! Ti ammiro per il coraggio e la forza di aver lasciato il nostro Paese per avventurati, senza nessuna garanzia… Tantissimi auguri

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  2. Sara
    Sara dice:

    Mi hai fatto morire dal ridere, la transumanza delle renne!!
    Mi ritrovo in molto di quello che dici, anche se io vivo in Australia da 8 anni. Soprattutto sulla nostalgia che mi assale a giugno, quando qui comincia l’inverno e in Liguria esplode l’estate. E poi anche l’estate in Australia è diversa, non ha molto a che vedere con l’estate italiana.
    Mi manca il cibo, tutte le cose tipicamente liguri che qui non esistono, l’aperitivo, le amiche di sempre, qualche parente (a piccole dosi), le campane, i rumori dei piatti a mezzogiorno. Tante cose che non mi mancano le hai già nominate tu! Aggiungerei i pettegolezzi, l’abitudine e di uscire sempre di casa come per andare agli oscar e giudicare chi è più sciatta…le chiacchiere da parrucchiera, gli ‘uomini’ lampadari e frighetti, etc…

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  3. Tatiana
    Tatiana dice:

    Qui ovviamente tra neve,pioggia,freddo,acqua c’e’ poco da uscire vestite eleganti.Si va di scarpe da ginnastica e giacche a vento piu’ o meno leggere…

    Rispondi

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