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Perché poi in fondo ci si abitua. Ci si abitua a questo Natale al caldo, alla cena in giardino cercando di ricreare un po’ l’atmosfera di altri natali integrando l’albero e le decorazioni in uno scenario estivo, riempiendo il patio di luci, magari decorando l’alloro e mescolando candele e zampironi antizanzare, rinunciando al panettone e al torrone locali perché purtroppo non si assomigliano nemmeno lontanamente a quelli originali e acuirebbero solo la nostalgia, rinunciando anche al cioccolato perché tanto si squaglia e scegliendo un menu freddo e colorato, limitando anche il pesce perché se ne trova poco e solo surgelato, optando per un bel taboulé, verdure grigliate, magari un “pio nono” farcito di insalata russa, piatto ben argentino, o forse dei “rissois” di gamberi in memoria dei miei trascorsi portoghesi. Per dessert, gelato e anguria con lo spumante. Per il vino non ci sono problemi, è il vanto di Mendoza.

A tavola non più tanti come una volta ma solo io e mia sorella, mia figlia e mia nipote (per loro l’ultimo Natale qui) e, a volte, un paio di amici. E tanti posti vuoti ma presenti nel cuore, dei miei figli lontani, dei miei cari che non ci sono più, dei tanti amici nell’altro emisfero.

Di natali estivi nella mia vita ce ne sono stati altri, non solo in Argentina, ma a Maputo in Mozambico.

La vigilia la passavamo in giardino con tanti amici e tanti bambini, i miei, i loro. L’albero l’avevo fatto di cartone dipinto e con tante palline colorate ritagliate dalle carte dei cioccolatini. Babbo Natale era Maja, la più grande dei miei figli, ruolo da lei ha rivestito dai dieci ai quindici anni, che con i bermuda e una maglietta rossa bordati di cotone, arrivava un po’ prima di mezzanotte perché i piccoli dovevano andare a letto. E c’erano regali per tutti, regali che si cominciavano a preparare da uno o due mesi prima, fatti a mano, unici, pensando alla persona a cui quel regalo era destinato, ai suoi gusti, ai suoi desideri. Perché nei negozi c’era poco o niente da comprare (erano gli anni subito dopo l’indipendenza e c’era un paese da ricostruire prima e una guerra in-
civile da fronteggiare dopo) e perché così era molto più bello e coinvolgente. E poi il giorno di Natale tutti al mare, a Costa do Sol, a giocare tutti insieme sulla spiaggia.


natale-caldoEcco, a questo Natale mendocino, il mare manca e non solo a Natale.
Ma ce ne facciamo una ragione e magari decidiamo di brindare guardando la foto incorniciata della Spiaggia Rosa che abbiamo appeso proprio sulla nostra piccola piscina per continuare ad alimentare illusioni.

Per ricordarci però dove siamo e rendere omaggio a questo bel paese che ci ospita c’è il Presepe andino, bell’esempio di artigianato locale con le statuette dai tratti e con i costumi degli indios. E sullo sfondo le montagne drappeggiate nella juta e i cactus o, a volte, i girasoli.

Perché lo spirito del Natale, che per noi laici è soprattutto il senso della famiglia e della fratellanza fra i popoli, non ha confini e unisce gli emisferi.

2 commenti
  1. Brasilina
    Brasilina dice:

    Anna, tu sei tra le pochissime persone che, sia come sorella madre amica sia attraverso la tua scrittura, mi commuovi profondamente, perché incidi, nel mio cuore e nella mia mente, emozioni immagini ricordi affetti e mi permetti di visualizzare e interiorizzare vissuti che non sono i miei, ma che abbraccio con intensità e mi nutrono di visioni e amore.
    Sei un dono nella mia vita: grazie.

    Rispondi
    • Anna
      Anna dice:

      Cara Brasilina, ti ringrazio tanto per le tue parole. Sono felice che le mie parole possano destare emozioni e aiutare a condividere i sentimenti. Grazie a te per la tua sensibilità e la tua capacità di leggere fra le righe.

      Rispondi

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