Il primo Natale da expat scappai a casa.

Erano 10 mesi che mi trovavo dall’altra parte del mondo e colsi la prima occasione utile per tornare. Ma da allora in poi ho scelto di trascorrere i miei Natali qui a Vancouver, e questo sarà il terzo che festeggio nella terra della foglia d’acero.

Perché?

Per mille motivi, che vanno dal costo esorbitante del biglietto aereo durante le feste al fatto che fatico sempre molto a recuperare il fuso orario d’inverno. Ma, soprattutto, perché questa adesso è casa mia e ho bisogno di metterci le radici.

Le tradizioni si possono esportare, inventare, ricominciare anche altrove, basta volerlo.

Con questo impegno, da tre anni alla nostra casetta in Canadà preparo l’albero con i miei bambini, andiamo allo spettacolo di Natale del teatro vicino, apparecchiamo la tavola dove ci sediamo con i nostri amici, mangiando rigorosamente italiano e tradizionale.

Il Natale a Vancouver può essere suggestivo, ma è artificiale e si sente. E’ una festa commerciale che di religioso non ha assolutamente nulla, nemmeno la parvenza, e non porta una sua tradizione specifica, per esempio mangiano il tacchino anche a Natale come fanno al Ringraziamento e a Pasqua.

Il Natale è di pochi, qui, ma sicuramente tra loro ci siamo noi.

I miei bimbi non scrivono la letterina a Santa, ma a Babbo Natale, il quale non riempie le calze il 24 notte, perché quello lo fa la Befana il 6 gennaio ( l’epifania è una festa che qui non esiste) ma porta i regali sotto l’albero dopo che il più piccolo di casa mette il Bambinello nella mangiatoia del nostro presepe.

Compriamo il pesce per la sera del 24 e la carne per il pranzo del 25, non chiamiamo il 26 Boxing day ma Santo Stefano.

Qui il 99% delle persone ti saluta in questo periodo augurandoti happy holiday… difficilmente ti dicono Merry Christmas. Questo per mantenere un tono neutro al livello religioso che non “offenda” nessuno. Lo facciamo anche noi, per attenerci all’estremamente sensibile etichetta canadese, ma tra di noi è sempre Buon Natale, con la messa della sera, il pandoro e il panettone.

Mi mancano i miei, la famiglia di sangue che ho in Italia.

Ma sono felice anche qui, perché ho portato le mie tradizioni, quelle che mi ha insegnato mia nonna, quelle che ho imparato dalla famiglia di mio marito, quelle dell’infanzia che sto facendo rivivere ai miei figli.

Il Natale è dei bambini e, con loro, lo spirito di questa festa è più vivo che mai e mi da la voglia e la forza di impastare, incartare, decorare, illuminare tutti i giorni di questo periodo magico come nessuno.

E’ vero: è anche un momento malinconico. E per chi lo passa lontano a casa, forse lo è un po’ di più. Ma gli amici ci sono per quello ed è bello aprire la porta di casa e far sentire in famiglia chi si sente più solo.

Anche questa è la solidarietà tra expat. Questo è il Natale per noi.

Merry-Christmas-auguri

1 commento
  1. Fabiola
    Fabiola dice:

    Anche io quest’anno ho trascorso il Natale fuori dall’Italia: vero, un po’ di nostaglia ma é stato altrettanto bello poter creare delle nuove tradizioni con un “retrogusto” italiano 🙂

    Cari auguri!
    Fabiola – Mallorca

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