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BILINGUISMO

Neonati bilingui: l’ontogenesi del linguaggio


Tutti i bambini, sin dalla nascita, sono in grado di distinguere tutti i suoni, indipendentemente dalla lingua di appartenenza. I neonati sono una tabula rasa anche linguisticamente, non hanno conoscenze né predilezioni per una lingua piuttosto che per un’altra.

Si potrebbe obiettare a questo punto che tutti i suoni ascoltati attraverso il ventre materno abbiano un’influenza già alla nascita del bambino. Linguisticamente non ci sono prove a conferma che, se il bambino ha ascoltato una determinata lingua dal ventre materno, sia maggiormente predisposto all’apprendimento di questa piuttosto che di altre lingue. 
In ogni caso, non vi sono indizi né prove che questa eventuale esperienza linguista prenatale precluda l’apprendimento post natale di altre lingue


Con queste premesse intendo tranquillizzare tutti quei genitori che si pongono il problema della primissima fase di comunicazione con il neonato: nessun rischio di confusione futura né di ostacolo allo sviluppo linguistico del bambino sussiste se ci si rivolge al neonato in più lingue


Dall’età di circa 6 mesi di vita il bambino comincia a mostrare segnali di riconoscimento dei suoni caratteristici della lingua / delle lingue che ha ascoltato sino ad allora. Dunque in questa fase il bambino è in grado di discriminare i suoni della o delle lingue che probabilmente saranno quelle che utilizzerà per la sua prima comunicazione.

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2 commenti
  1. Giulia - Giappone
    Giulia - Giappone dice:

    Qualcuno, assolutamente non esperto, mi disse che i bambini esposti a bilinguismo sono leggermente più a rischio di dislessia. E’ vero o è una cosa assolutamente non provata scientificamente?

    Rispondi
    • Giovanna Pandolfelli
      Giovanna Pandolfelli dice:

      Ciao Giulia, domanda legittima, ma assolutamente non fondata. Ne parlero’ più avanti, ma per ora posso rassicurarsi che non ci sono elementi che provino questo legame. La dislessia fa parte dei DSA disturbi specifici dell’apprendimento e consiste in uno sviluppo diverso delle reti neuronali coinvolte in queste funzioni, senza intaccare le capacità cognitive del bambino. Non è dunque l’esposizione a più lingue che crea un disturbo, tuttavia ci sono lingue che risultano più difficili per un dislessico rispetto ad altre,in relazione alla corrispondenza dell’ortografia con la pronuncia. L’inglese tra le lingue europee è la lingua più ostica per un dislessico, specie se vuole leggerla o scriverla. Spero di aver risposto alla tua domanda.

      Rispondi

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