nonni-espatrio

Non sono moltissimi, ma certamente in numero crescente.

Sono la generazione che è stata fortunata, che ha vissuto il boom economico italiano durante la giovinezza. Sono quelli che hanno trovato lavoro subito dopo la scuola o l’università, che hanno comprato casa e, con qualche sacrificio, anche quella al mare. Sono quelli che, alla nostra età, erano più “ricchi” di noi, nel portafoglio e nelle prospettive.

Non immaginavano per i loro figli l’esodo all’estero che invece c’è stato, al massimo li sognavano partire da businessman ad esportare talento italiano.

Invece no.

I loro figli, noi, siamo dovuti andare via perché per non c’era rimasto nulla, per mancanza di alternative molto più spesso che per sfrenata ambizione.

Abbiamo arrotolato le nostre pergamene di laurea, i nostri diplomi, le nostre speranze dentro una valigia e siamo andati dove si aprivano delle possibilità.

Siamo andati a fare i camerieri, a ricominciare da zero, o siamo riusciti a trovare il posto che volevamo al prezzo salato di non sentirci mai a casa nostra.

Come raccontavo in un vecchio post, l’emigrazione della nostra generazione ha prodotto strappi emotivi forti in molte famiglie; non tutti hanno goduto del sostegno dei propri genitori e la loro partenza è stata un allontanamento a senso unico.

Altri expat, tra alti e bassi, sono susciti a mantenere un legame profondo e la nascita – o la pregressa esistenza – dei nostri figli ha unito e riunito la diaspora familiare.

I nonni hanno iniziato a venirci a trovare sempre più spesso. Chi poteva è rimasto sempre più a lungo, qualcuno si è addirittura trasferito.

Che coraggio questi signori, quasi settantenni, alla scoperta di mondi e culture che a stento avevano sentito nominare prima che noi ne facessimo la nostra nuova vita.

Che forti questi nonni che affrontano viaggi lunghissimi per rivederci, che passano scali eterni in aeroporti stranieri guardando le foto dei nipoti che riabbracceranno, che ingaggiano contrattazioni alle dogane in un inglese maccheronico per portarci il vero cibo italiano.

Che bravi questi nonni che vengono nei mesi che sanno ci saranno più di aiuto, durante le vacanze estive o lo spring break, anche se i biglietti costano di più.

Che arrivano quando nascono nuovi nipoti e fanno davvero del loro meglio per supportarci, pur non avendo a disposizione gli strumenti che avrebbero avuto in Italia (la patente, la lingua, la conoscenza delle città, la confidenza con i nostri partner e le loro famiglie, spesso straniere).

Che strano poi vedere nei loro occhi, quando ci guardano vivere le nostre nuove vite, un misto di ammirazione e rammarico, di orgoglio e di biasimo.

Solo quando sono qui, dopo qualche settimana, si rendono conto di cosa ha significato e significa tutt’oggi per noi vivere da expat: la scelta migliore, lo capiscono. Ma ne vedono anche tutte le ombre che, certo, durante una chiamata su Skype non è possibile percepire.

E questi nipoti, così diversi da come se li erano immaginati, che spesso parlano un italiano stentato, che vengono cresciuti in ambienti e con regole diverse, che hanno hobby, amici, routine a loro davvero estranee.

Questi nipoti che loro osservano avidamente, per cogliere ogni loro dettaglio fisico ed emotivo, per ricordarlo nitidamente poi.

Con i quali cercano, durante i periodi in cui stanno insieme, di condensare tutto quello che vogliono insegnare, raccontare, far sapere, in un concentrato di affetto ed iperattività.

Questi nipoti che amano tanto e che sono l’occasione di una nuova giovinezza, ma stravolta dal vivere lontani da casa, lontani da una comfort zone che ad una certa età, parliamoci chiaro, è tutto ciò che vuoi.

Non se lo aspettavano, ma lo fanno. Non è facile, ma ci riescono.

Non son pochi questi nonni.

Qui a Vancouver ne ho conosciuti tanti, i miei suoceri fanno parte di questa categoria di “nonni expat”.

Li abbiamo fatti incontrare in varie occasioni con altri genitori di amici italiani emigrati come noi.

Si mettono subito a parlare fitto fitto di quale compagnia aerea sia più conveniente, di come ci si organizza per il prossimo viaggio, di cosa sono riusciti a mettere in valigia o a infilare nel mitico pacco quadrimestrale che ci inviano.

La loro è una vita fatta di appuntamenti, di prenotazioni, di “prossime volte”.

Si scambiano i numeri e fanno amicizia, si formano piccole comunità di “nuovi emigranti”: un piccolo ma folto esercito di pendolari per amore dei nipoti.

15 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    Emozionante leggerti: i nonni fonte inesauribile di tutto: di conoscenza, di morale, di storia e d’affetto. I nonni che si sentono responsabili di aver lasciato alla nostra generazione una paese che non ci ha supportato per niente, che sanno di non aver fatto abbastanza per mantenerlo quel boom economico, che cominciano a volare solo a 70 anni perche’ nn c’e’ niente che li possa fermare, nemmeno la paura della novita’, che imparano frasi nella lingua sconosciuta per parlare con i consuoceri, che ci ripagano dei nostri sforzi e delle difficolta’ che abbiamo avuto per avere una vita migliore, anche se lontano da loro.

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  2. Teresa
    Teresa dice:

    Che bell pezzo!!! Mi ha scaldato il cuore e riportato a tempi lontani essendo io una nipote ( oramai cresciuta) di una nonna pendolare trans atlantica, pronta a venire fino in Venezuela a trovare la sua prima nipotina .. e quelle chiamate fatte tardi tardi ben oltre la mia bed time per via del fuso orario dove bisognava parlare fitto fitto perche costosissime, Skype aimè ancora non esisteva, e poi appena son diventata grande abbastanza la pendolare ho iniziato a farla io perché quelle visite di mia nonna avevano creato un legame cosi forte che non potevo non raggiungerla io questa volta! Eh questi nonni son la ricchezza di noi nipoti expat che guardiamo con invidia i nostri amici che i nonni ce li hanno sempre lì a portata di mano e ci fa rabbia come non si rendano conto che foruna che hanno e ci chiediamo ” ma come fanno a darli così per scontati?!”
    Ancora complimenti per il pezzo
    Una nipote expat

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    • Elena Vancouver
      Elena Vancouver dice:

      Che bella la tua testimonianza Teresa! E’ vero che “quello che si semina si raccoglie”. I nipoti sentono l’affetto dei nonni e capiscono anche il loro sacrificio. Saranno loro un domani a viaggiare per amore.

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  3. Solare
    Solare dice:

    È proprio cosi, brava. Hai raccontato una realtà che esiste e di cui non si parla molto spesso ma che in molti casi aiuta le famiglie a vivere meglio l’esperienza dell’espatrio e aiuta i nipoti a restare in contatto con la loro cultura e provenienza italiana. Non è il mio caso. Magari avessi una cosi bella e tipica famiglia italiana con i genitori che partono per venire a condividere gioie e dolori ! Comunque ho avuto modo di vedere quello che accade in altre famiglie di italiani all’estero soprattutto quando abitavo a Sydney. I genitori arrivavano ogni anno, pronti a restare per i tre mesi concessi dal visto turistico e si stipavano in una cameretta minuscola pur di stare con i loro nipoti e figli perché visti i prezzi delle case a Sydney non è che tutti possono avere tanto spazio extra ma che miti queste belle famiglie italiane!

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  4. Natalia
    Natalia dice:

    Grazie per questo post, mi ci sono ritrovata completamente! Mi è sfuggita anche qualche lacrimuccia, per quanto è vero quello che hai scritto. Un abbraccio e lunga vita ai nonni!

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  5. Maria Luisa
    Maria Luisa dice:

    Mi hai fatta commuovere! Grazie per il tuo bellissimo articolo, mi sento esattamente così quando i miei genitori mi vengono a trovare. L’hai espresso molto bene, è stato difficile trattenere le emozioni mentre ti leggevo.

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  6. Rosa
    Rosa dice:

    Mi ci sono rispecchiata, come nonna! Sono una nonna un po’ diversa da quelle descritte così bene…. Io ho viaggiato da ragazza per ragioni di studio, Francia, Inghilterra, Irlanda e Germania. Mi sono sempre sentita a mio agio, sarei volentieri vissuta all’estero, ma poi la vita ha voluto diversamente, ho insegnato, e incoraggiato i miei alunni a partire, a esplorare, a conoscere.
    Così è stato anche con l’unico figlio: andato all’estero per studiare, ha trovato non solo il lavoro, ma la sua vita: una moglie, dei figli, una casa, amici e parenti. È contento, e, come dici bene nell’articolo, noi siamo contenti per lui.
    Andiamo a trovarli, quando è possibile. Ma levo un sentito ringraziamento a tutte le moderne tecnologie che ci tengono in comunicazione: smartphone, whatsapp, Skype. Non riesco a immaginare come vivere senza!

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    • Elena Vancouver
      Elena Vancouver dice:

      Grazie per la tua testimonianza di nonna. Hai ragione Rosa, le tecnologie alleviano il peso della distanza, ma avervi con noi fisicamente è un’altra storia, che sollievo potervi e vedervi tenere per mano i nipotini!

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  7. ILARIA - Vancouver
    ILARIA - Vancouver dice:

    Ciao Elena, grazie per questo pezzo. Io non ho ancora figli ma leggo giá negli occhi dei miei genitori tutto quello che descrivi, in prospettiva.

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  8. Lorenza Giargia
    Lorenza Giargia dice:

    Bella lettura! Questo e’ quello che mi aspetta. Ho appena cominciato a essere nonna . Il mio nipotino e’ nato da 10 gg in Italia ma andra’ via con i suoi genitori tra un mese . E purtroppo lavoro ancora . Ma faro’ il possibile x aiutare questi ragazzi in lontananza .

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  9. michela benicchio
    michela benicchio dice:

    Grazie per aver segnalato quanto siano coraggiosi e speciali i nostri nonni. Stiamo aspettando i miei genitori e la zia per la High School Graduation del loro nipote. 86, 77, 83 anni. La mamma, che è caduta questo Natale, ha dedicato tutte le sue forze per questo obiettivo, rimettersi in forma per arrivare qui da noi ed è riuscita…grande mamma. Immensa gratitudine a questi nonni meravigliosi che ci sostengono sempre anche se a distanza che sono diventati tecnologici e che affrontano viaggi impegnativi per amore e per quegli abbracci che mancano spesso.
    michela – cincinnati – ohio

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