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Tutto si rivende, nulla si distrugge.

La Norvegia è uno dei paesi più ricchi del mondo.

La gente è arrivata a quel punto in cui non cambia il frigorifero perché è rotto, ma perché ha deciso di verniciare di un nuovo colore le pareti della cucina e il bianco non va più bene.

I vestiti nell’armadio hanno ancora le etichette attaccate e te ne accorgi dopo due anni che non l’hai mai usato, quel maglione.

Nel bel mezzo di tutta questa ricchezza, ci sono anche persone che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, che hanno poca disponibilità e che si arrangiano in tutti i modi per cavarsela. Ci sono gli studenti che fanno lavoretti part time, e tanti stranieri che non guadagnano le stesse cifre dei norvegesi.

Per queste categorie c’è speranza.

Di più, c’è un mondo fantastico di mercatini dell’usato e di siti di scambio oggetti usati, e ce ne sono talmente tanti che bisognerebbe non avere lavoro per starci dietro. L’online dell’usato più famoso si chiama Finn.no, ci si trovano le categorie “vendere”, “desidero comprare” e “si regala “.

Si trova di tutto, dal servizio da caffè da 12 pezzi in porcellana cinese ad un bidet usato poco.

Io sono arrivata qui senza un mobile e mi sono fatta casa con pezzi regalati, dalla libreria al tavolo da cucina. Erano di persone che dovevano trasferirsi velocemente e dovevano disfarsi di mobili che costavano così poco che non valeva la pena portarseli dietro nella nuova casa. Mi sono sempre solo dovuta organizzare con il trasporto che, paradossalmente, costa di più che se compri il mobile nuovo da Ikea.

Poi ci sono i loppemarket, ovvero i mercatini dell’usato organizzati nelle scuole, spesso dalla banda musicale che esiste in quasi ogni istituto superiore.

Ci sono loppemarket tre volte l’anno: in estate, in primavera e in autunno.

Durano di solito un fine settimana e in quel momento le scuole sono piene di aule adibite alla vendita, genitori girano con la maglietta della scuola e dietro ai tavoli dove si espone la merce controbattono alle offerte degli acquirenti.

Si sono molto evoluti e si può pagare sia in contanti che con Vipps, un conto virtuale simile a PayPal.

Ci trovano offerte fenomenali. Ad esempio, si possono comprare delle buste di plastica normalissime, del supermercato, per una certa somma, di solito l’equivalente di 10 o 20 euro e si può riempire la busta finchè ci stanno cose dentro.

Io vado sempre a vedere se riesco a trovare qualcosina, un aggeggio per la cucina, una tazza nuova.

A settembre ho comprato una bilancia elettronica per pesare gli alimenti, due scatole di latta con le scritte italiane “biscotti” e “pasta”, quattro bicchieri da vino e un vassoio di plastica dura, per un totale di 10 euro, sono uscita saltellando dal cortile della scuola.

Si trovano anche mobili usati che costano pochissimo e in buono stato. I norvegesi sono bravi in questo, svuotano le cantine e le soffitte quando i mobili ancora sono passabili;  raramente si trovano mobili che non dovrebbero essere rivenduti. Ci sono pure offerte vintage notevoli.

Oggi ho partecipato ad un’altra iniziativa che amo, lo “scambio di vestiti”. Le associazioni studentesche – sono loro le più attive in questo – organizzano scambi di abiti senza movimento di denaro.

Tramite eventi organizzati su Facebook, si viene a sapere dove recarsi con un numero preciso di capi che non si usano più. All’entrata si consegnano i propri vestiti, che vengono controllati.

La cosa essenziale è che devono essere in buono stato, riutilizzabili, senza buchi o con bottoni mancanti, ovviamente lavati.

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Si possono consegnare fino a 7/8 capi e viene dato in cambio l’equivalente in coupon, per “pagare” i nuovi capi che si scelgono.

In pochissimo tempo, tutto viene messo in esposizione e parte la ricerca ai nuovi vestiti. Si prende quello che si vuole e si paga con i bigliettini. Se non trovi niente che ti piace devi considerare comunque i tuoi vestiti persi, li lasci in loco e verranno poi regalati ad associazioni che hanno bisogno.

Meraviglioso è che tutto viene equiparato, una sciarpa a una giacca a vento o un paio di scarpe. Ogni tanto ci sono anche libri. La settimana scorsa ho scambiato un paio di scarpe per una borsa e una giacca a vento per una camicetta di seta.

La bellezza di tutto questo è l’idea di base: cerchiamo di riutilizzare, non buttiamo le cose che possono essere ancora usate. Solo perché non sopportiamo più quella maglietta, non è detto che la sua vita debba essere finita. Sappiamo che il suo valore, dopo tre anni, non è più quello che abbiamo pagato, adesso non vale praticamente più niente. Anzi, no: costa come un cappello di lana o un paio di guanti.

Amo vedere questi eventi pieni di ragazze giovani, spero che queste siano le adulte di domani che staranno più attente all’ ambiente di quanto lo sono state le donne della generazione prima.

Mi auguro che si moltiplichino queste pagine e che si riesca a fare sempre più attenzione a questi scambi commerciali divertenti ed utili.

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3 commenti
  1. Nel sud del nord
    Nel sud del nord dice:

    Io sono un’esperta di questi mercatini e scambi di vestiti :-). Ho partecipato a molti, soprattutto come venditrice, ed ora che sto svuotando casa prima di lasciare la Svezia, mi sono buttata sulle vendite dell’usato su internet…e stanno andando benissimo. Però è un po’ come scrivi tu, ti prendono moltissimo tempo e con un lavoro a tempo pieno quasi non faccio in tempo la sera ad impacchettare tutto per le spedizioni o ad incontrare i compratori, puh! Una fatica!! 🙂

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