Nostalgia serale

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Capitano sere come questa, in cui ogni cosa che sta accadendo nella tua vita sembra un ostacolo insormontabile e la nostalgia prende il sopravvento.

Capita di desiderare un abbraccio di tuo fratello maggiore e dei tuoi genitori, che hai la fortuna di avere ancora, ma che sono lontani da te.

Sei adulta, vivi fuori casa da poco meno di un ventennio, sai di essere una donna forte che è riuscita ad affrontare a testa alta le difficoltà che la vita ti ha messo sul cammino, ma niente, proprio niente ti mette al riparo da questa sensazione, questa malinconia struggente.

Una nostalgia non già verso i luoghi, ma verso le mani, gli occhi, i cuori di chi, per te, ha sconvolto con amore tanti anni prima la propria vita per donarti la tua, e anche di chi ti ha adorato fin dal primo sguardo, mentre ti osservava dormire nella tua culla, per poi crescere così misteriosamente diverso e identico a te.

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Un tempo eri orgogliosa della tua “indipendenza emotiva”, di questo tuo distacco protettivo da chi ti vuol bene: un amore non meno profondo, ma che non permetteva parole come “Mi manchi” nel proprio vocabolario, che non si lasciava andare a questo tipo di debolezze.

Poi, chissà, forse invecchiando ti sei un po’ rammollita, o forse hai solo rotto gli argini che ti eri sempre e disciplinatamente imposta, e tutto è cambiato.

Perciò eccoti qui, con la lacrima facile, a cercare di far finta che la certamente benedetta nuova tecnologia sia una cura palliativa sufficiente, mentre desidereresti solo che un breve viaggio in treno o una lunga passeggiata fosse ciò che ti separa dai tuoi cari.

Ti fermi a riflettere su chi si lamenta di coloro che lasciano l’Italia e che non restano a combattere per renderla un posto migliore e non ce la fai a dar loro totalmente torto.

Non smetti però di pensare anche che, se ci va fegato per restare, ce ne vada anche tanto per lasciarsi il mondo in cui si è cresciuti alle spalle.

E anche questa sera, avvolta dalla coperta della nostalgia, ne hai la dolorosa controprova.

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