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Nel 1969 John Lennon restituisce a H.M. l’M.B.E. ricevuto nel 1965. La motivazione è il rifiuto di un sistema che non condivideva, in primis il non voler discostarsi dalla linea di Nixon per quel che riguardava la guerra nel Vietnam da parte del governo britannico.

Non inizio a caso questo articolo con Lennon.

Sono figlia delle loro canzoni, della loro rivoluzione culturale giovanile, del loro guardare con occhi privi odio e di rancore il mondo, di quel ”All You Need Is Love”  che travolse come un fiume in piena il grigiore non solo dell’Inghilterra, ma del globo intero. No, non sarebbe stato contento John di vedere il suo paese dilaniato da lacerazioni profonde indotte da chi ha paura del diverso, da chi si trincera dietro ” l’Inghilterra per prima, quel sistema imperialistico che ha anglicizzato e tenuto sotto scacco mezzo mondo. Se ne sarebbe distaccato, come infatti fece nel 1970, stabilendosi a New York da emigrato ed ottenendo dopo anni di ostilita’ da parte del governo statunitense la ”Green Card” che lo assimilava quale cittadino americano.

L’Inghilterra di oggi con la Brexit ha fatto non un passo, ma un’intera marcia indietro. Ne parlavo oggi sul lavoro con la mamma di un paziente, che dopo avermi chiesto da dove provenissi, si è scusata per cosa hanno fatto i suoi connazionali. Appartiene alla stessa generazione di Lennon, la stessa che ha votato in massa per il Leave. La guardavo, mentre parlava: dialetto di Sheffield stretto, a volte difficile da capire, ma con uno sguardo che compensava largamente ciò che a volte non riuscivo a capire. Era sincera, profondamente delusa. Cosa è cambiato in me dopo la Brexit? Me lo chiedo ogni volta che trovo un attimo per respirare dal mio lavoro e dagli impegni di tutti i giorni. La risposta è facile: sono diventata insicura. Non insicura sulle mie possibilità, non sulla mia caparbietà, ma sul mio futuro in questo paese. Maledico profondamente l’attimo in cui resto a pensare a questo. Lo maledico perchè mi toglie il sorriso sull’Inghilterra, sulle sue Dales, sulla sua friendly people del Nord, sui miei adorati Beatles, sui suoi tea time, sul suo fish and chips, su tutte le certezze che avevo quando sono arrivata.

Sto osservando impotente un mondo che si sta sgretolando lentamente, e da come parlano i Tories, neanche poi tanto. E’ di pochi giorni fa  la notizia sul Guardian del parlamentare Brokenshire, di buttare fuori dal Regno 3 milioni di famiglie di immigrati, dopo che a settembre il futuro Prime Minister, sia Gove o la May, avranno ratificato l’uscita dalla UE dell’UK. Ora io mi chiedo: dubitando profondamente della dovuta sanità mentale di questa persona, e del fatto che una follia del genere sia fattibile, noi che siamo venuti qui per sfamare le nostre famiglie, come dovremmo sentirci? Una che come me ha la responsabilità totale di 5 persone e quattro gatti, come deve stare?

Penso che in tutto questo mi aiuti la mia pragmaticità dell’essere donna. Ne ho vissute talmente tante, che ormai sono portata a vedere di ogni cosa solo il lato positivo. L’ho vista quando sono riuscita a separarmi dal mio ex marito-aguzzino, l’ho trovata quando sono rimasta sola, con tre figlie piccole, una casa e senza lavoro, ridotta alla fame più nera. L’ho trovata quando il lavoro l’ho riperso, inventandomi una nuova vita qui.

Dovremo per forza, farlo tutte. Mia nonna diceva che Dio non può metterti sulle spalle un fardello che tu non possa portare. Ogni giorno credo che sia sempre più vero. Dovremo, almeno noi donne e le nostre famiglie che abitano qui, fare i conti con tutto ciò che pensavamo di esserci lasciate alle spalle, prima fra tutto la maledetta incertezza sul nostro futuro. Dovremo raccogliere i nostri fardelli, ma non per andare via, ma per restare ancora più piantate su questo suolo. Attendere. Dopo settembre capiremo realmente cosa cambierà definitivamente ed irreversibilmente e cosa no, ed in base a questo, adeguare le nostre vite.

In fondo alle mie desiderata c’è una panchina bellissima, è sul Waterfront di Liverpool, vicina alle statue di quei quattro ragazzi che poco più di 50 anni fa catapultarono con la loro musica l’Inghilterra al centro del mondo. Ci siamo seduti io e Gil, e guardiamo il Mersey che fonde le sue acque nel canale d’Irlanda. E guardiamo lontano.

” Nothing’s Gonna Change My World ”

2 commenti
  1. Maria
    Maria dice:

    Ciao Flavia, ho letto i tuoi articoli e mi sono piaciuti molto, complimenti sei stata molto brava a rimetterti in gioco.
    La tua esperienza somiglia un pò alla mia solo che io ho un solo figlio e di anni ne ha 22 pertanto la situazione è già più gestibile.
    Ad agosto veniamo a Londra in cerca di lavoro, speriamo bene.
    Buona fortuna per tutto.
    Un caro saluto.
    Maria

    Rispondi
  2. Flavia Sheffield
    Flavia Sheffield dice:

    Ciao Maria, grazie per le tue parole. Ovviamente spero tu possa riuscire nella tua impresa e diventare a tutti gli effetti una ” Donna che emigra al’estero”. Un abbraccio. Flavia

    Rispondi

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