IMG-20160104-WA0018La Nuova Zelanda mi ha cambiato la vita perché…

Perché questo paese mi ha regalato il tempo, il tempo per pensare a cosa mi dà piacere fare, il tempo di annoiarmi inteso come qualcosa di assolutamente piacevole, i “Perché no!”, i “Tanto non mi conosce nessuno, mi butto!”, mi ha donato il godere della bellezza della natura tutti i giorni, il  riscoprire quanto siano importanti alcune parole banali/non banali come grazie, come stai, è un piacere rivederti ecc… In ultimo, ma non per importanza, questo paese mi fa sentire parte di una comunità alla quale posso dare il mio contributo perché è un paese nuovo, perché tu puoi portare qualcosa che per te è scontato ma qui, appunto, è una novità e ne sono curiosi, ne sono assetati, ne vogliono di più.

Premetto che Ganui è nella Bay of Plenty ed è un’area da circa 120.000 abitanti. Ovviamente quando scrivo in termini di vivibilità e di mie esperienze e/o pensieri bisogna tener presente che racconto di una realtà medio/piccola, non di una grande metropoli come potrebbe essere Auckland piuttosto che Wellington. Quindi per me Nuova Zelanda è questo tipo di realtà.

I tempi della Nuova Zelanda sono, a mio avviso, uno di quegli aspetti che in genere non si considerano importanti, o comunque non sono nella top list tra le cose che ti spingono a vivere qui, ma per me sono stati determinanti. Se è dallo stress che rifuggi allora vieni in Nuova Zelanda.

La vita non è solo tramonti bellissimi, natura, riconoscimenti lavorativi, l’amore della famiglia e l’arcobaleno fuori dalla finestra (tutti aspetti importantissimi, ovvio), la vita è anche andare a fare la spesa, andare in banca, in posta e trovare parcheggio!

Qualche esempio concreto:  in tutti i supermercati ci sono carrelli che ti permettono di fare la spesa con un bambino in fasce, carrelli e mezzi di trasporto per disabili sono la normalità; questo significa che se hai qualche disabilità o hai un bimbo piccolo e non hai portato con te il marsupio puoi fare la spesa ovunque da solo. Ci sono 250 casse per pagare e sono in genere tutte aperte. Le commesse ti sistemano la spesa nel carrello come stessi comprando diamanti e non semplicemente surgelati piuttosto che lo shampoo.

In banca non devi passare la porta di sicurezza con doppia apertura/chiusura, guarda la telecamera, scannerizza la retina dell’occhio, spogliati prima di entrare e ti ritrovi a fare un versamento con la cinta slacciata: è come tutti gli altri negozi, entri e parli con un essere umano senza doppi vetri antiproiettile e la cosa più bella è che ti senti al sicuro anche.

In genere, dalla posta alla banca o in altri uffici pubblici, non diventi vecchio mentre aspetti in fila. Tutti tempi più che ragionevoli e, anzi, ci scappa pure una breve conversazione amichevole con chi il tizio di turno.

Quando esci per fare qualsiasi cosa non ti poni alcun problema sul parcheggio o sul traffico: chi ha vissuto a Roma e conosce “Il Mostro” meglio noto come Raccordo Anulare sa quanto questa cosa incida sulla qualità della vita di tutti i giorni.

Il sentirsi un pochino felice ogni volta che fai una fila di 1 minuto o quando non devi perdere tempo a cercare parcheggio non so voi ma io lo chiamo “E anche questa è una piccola/grande conquista! Daje!”

Questo “risparmio di tempo che altrimenti sarbbe speso in maniera  inutile” mi porta ad avere di conseguenza più tempo per altro e per me stessa soprattutto. Mi accadono e mi faccio accadere qualche volta quei mezzi pomeriggi o alcune mezze serate di noia, quella sana. Quella noia che è un trascorrere magari un paio d’ore o più senza fare niente e quando poi è ora di dover fare veramente qualcosa ti trovi a chiederti “Ma cos’ho fatto in tutto questo tempo?” NIENTE, HAI FATTO IL NULLA ma sei rilassatissima. Ecco!, i tempi in Nuova Zelanda mi permettono di fare il niente senza sentirmi in colpa e nonostante abbia una vita normalissima, che implica il dover lavorare per campare, ho tempo per il dolce far niente.

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“Mi butto! Perché non farlo? Perché non provarci?”

I mille ostacoli o le paure che mi frenavano prima non sono del tutto spariti ma qui il mio spirito d’avventura ha trovato nutrimento. Per la prima volta ho sentito qualcuno che dopo un fallimento mi ha detto con una semplicità disarmante “Va bene così. È stato carino che comunque hai provato.” Con un atteggiamento così, che assolutamente ritrovo nei Neozelandesi in generale, tutto assume un aspetto più rilassato e con un altro daje! penso “Che bello vivere qui se sbagli ti senti meno idiota.”

La natura in Nuova Zelanda è ovunque, non che in Italia o in altri paesi non ci sia o sia meno bella, ma qui è tutta intorno a te. Esco di casa e sono circondata da parchi, parchetti, spiagge, colline, fiumi, cascate. Non sempre ho bisogno di prendere una macchina per passeggiare tra gli alberi o fare un pic nic in un parco perfettamente curato e pulito. Il “Barefooting” nasce qui e non è una moda solo perché fa figo andare in giro scalzi per le strade, al supermercato, ovunque. Lo puoi fare ed è piacevole perché non hai il pericolo di pestare vetri, chiodi o cacche del 1985. I bambini giocano scalzi tranquillamente e io la trovo una cosa bellissima oltre che una libertà impagabile.

Mi sento parte di una comunità e sento che posso contribuire nel fare qualcosa. Portare un mio piccolo sapere, una mia esperienza che posso condividere perché qualcuno ne è interessato e gli da importanza.

È un discorso che vale sia in grande sia nel piccolo. Sempre per fare un esempio semplice e forse scemo: fare una torta. Non che i Neozelandesi non sappiano fare torte ma semplicemente apprezzano il fatto che tu puoi saper fare un qualcosa di diverso, e ne sono curiosi. Ad un pranzo con gli amici si potrebbe parlare della tua torta per mezz’ora, o se ne proponi la vendita ad un cafè è facile che ti dicano “Ma sì proviamo a venderla e se piace buon per tutti”. Immaginate di presentarvi  in qualsiasi bar d’Italia e chiedere di poter vendere le vostre torte…prima di essere fermati da leggi e regole complicatissime ti risponde il proprietario del bar con un totale disinteresse come a dire “La tua torta non c’interessa è solo una torta, ne abbiamo già tante.” Non voglio colpevolizzare niente e nessuno non è questo il mio intento, sicuramente abbiamo un mercato più saturo e sta di fatto che la Nuova Zelanda  è un paese giovane e questo da maggior risonanza a tutto il tuo saper fare (anche una semplice torta).

Concludo dicendo che la Nuova Zelanda mi ha cambiato la vita perché la sera quando sommo le piccole felicità che ho provato durante la giornata, che sono il trovare parcheggio facilmente, la commessa al supermercato che ti sorride, il sentire l’erba morbida sotto i piedi al parco, il rendere curioso qualcuno per aver fatto una semplice torta, tutte insieme diventano una grande felicità e mi addormento più ricca e beata.

11 commenti
  1. patrizia
    patrizia dice:

    wow fantastico….potrebbe proprio fare per me come immaginavo, se avessi solo 20 anni di meno mi butterei!!!
    Che voglia di scappare e di vivere in una realtà decisamente più a misura d’uomo!!!

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    • Arianna
      Arianna dice:

      Grazie Patrizia. Ricorda però che ogni esperienza è diversa…una cosa però è sicura: anche se la Nuova Zelanda è molto molto moooolto lontana non è Marte. Potresti venire per una vacanza e poi chissà!

      Rispondi
  2. Roberta Gasparello
    Roberta Gasparello dice:

    La Nuova Zelanda è il mio sogno , da sempre …. vorrei trasferirmi e alla fine viverci fino alla fine della mia vita. Non sono più tanto giovane , ma sono ancora alla ricerca della felicità .
    Per ora studio inglese , cerco di mettere da parte un po’ di soldi e chissà , prima o poi ce la farò!

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    • Arianna
      Arianna dice:

      Roberta io ho iniziato proprio così. Sono partita da un sogno, ho cominciato a studiare inglese da autodidatta e a risparmiare con mio marito per quest’avventura.
      Ci sono voluti 3 anni, spesso ho pensato di lasciar perdere; perdi di vista l’obiettivo quando non è tanto vicino ma se tieni duro ce la puoi fare. Nessuno ti assicura niente ma comunque devi provare. Vaiiiiiiiii!

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  3. Valentina
    Valentina dice:

    Tutto molto bello quello che hai scritto, ma non dici la cosa più importante: come ti mantieni e come hai avuto la possibilità di vivere dopo il permesso turistico… non è facile ottenerlo, io vissi 6 mesi la purtroppo nel lontano ’96… però ci tornerei… subito. Ma vivere definitivamente non è semplice… dimmi come, grazie. Valentina

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  4. Pietro
    Pietro dice:

    Isabella quello che hai scritto e’ bellissimo! . Sono contento di averlo letto
    perche’ mi ha permesso di scoprire ed apprezzare qualita’ che non immaginavo tu
    possedessi. Complimenti!!!

    Rispondi
    • Arianna
      Arianna dice:

      Ciao Pietro. Forse ti sei sbagliato non sono Isabella e da che mi ricordi non ho mai avuto un un insegnante di matematica di nome Pietro. Ahahaha! Comunque mi prendo i complimenti.

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  5. Mirella Veneziano
    Mirella Veneziano dice:

    Io I commenti te li faccio a voce e sai come la penso.. Mi piace cio’ che scrivi e come scrivi..Vorrei aggiungere agli altri inviti a venire in Nuova Zelanda, che io sono in pensione e mi ci trovo bene come Ari. Certo per me e’ stato facile venire con mio marito (che ora non c’e’ piu’..). E’ stato per “Family reunion” e ci ha pensato la
    mia unica figliola..Quando sono arrivata, avevo gia’ (ricevuto da una sede di Londra) il visto di residenza sul mio passaporto..
    Ma ci sono tante altre possibilita’..Come dice Ari ” provare…provare..”

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