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“Grandi viaggi” è quel che rispondevo a chiunque mi chiedeva cosa volessi fare da adulta.

Immagino che la responsabilità sia da imputare ai miei genitori. Si spostavano spesso, anche per lavoro, e all’età di 2 anni mi hanno fatto accomodare su un aereo intercontinentale: direzione Canada. Da allora, non ho smesso di curiosare in giro con ogni mezzo di spostamento: piedi, aerei cadenti con le eliche che sembrava dovessi girarle tu a mano per dare la spinta al motore, limousine extra eleganti. Una volta ho tentato pure con l’ombrello, ispirata da Mary Poppins.

In realtà la prima esplorazione la avevo già progettata a 3 mesi di vita fuggendo dal lettino con le sbarre (eh), ma sono diventata una studiosa del tema del viaggio solo dopo aver letto Baudelaire a scuola, quando ho capito che il concetto era molto più vasto di una semplice visita a qualcos’altro. Resiliente, osservatrice, oggi vado ovunque con una figlia ormai adolescente, un coniglio di pezza e Bob. Nel corso degli anni ho sviluppato un buon senso dell’orientamento: vedo al buio, presente passato e futuro. Qualcuno dice che sono un tipo zen, qualcun altro dice che sono troppo poco zen.

Per la mia pensione pianifico il trasferimento al caldo di un’isoletta, a vivere di rendita in costume da bagno e a cucinare le ricette del Talismano della Felicità, un mestolo in una mano e un cocktail nell’altra. Alternative ammesse: a Las Vegas a fare la guida turistica per alberghi, in Messico a vendere granite sulla spiaggia, in Nuova Zelanda a conoscere Frodo. Il cocktail c’è in tutte le opzioni. Nell’attesa, al momento abito nei Paesi Bassi e progetto di fermarmi fino al 2020. Poi, si vedrà. Le valigie sono aperte!

I viaggi della druida

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