Barcellona, ore 23h00.

Finalmente semi stesa sul divano con il pc sulle gambe, le cuffie alle orecchie, un angolo di finestra aperto perché entri la leggera brezza autunnale che fa da sfondo a questi giorni d’ottobre non ancora del tutto autunnali.

Barcellona, Mercoledì sera, il bianco della mia casa ed un film che voglio finire di vedere.

Sono concentrata, lo guardo con l’attenzione di chi si aspetta un cambio repentino, un’azione capace di capovolgere la trama ed anche la mia serata.

Il cellulare è sul tavolino di fronte a me, vedo che si illumina una prima volta, non mi avvicino neanche, seguo il mio film.

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Dopo qualche secondo il cellulare continua ad illuminarsi, smonto la mia architettura física, sposto il computer e vado a prenderlo.

Sono una serie di whastapp della mia amica María. Vedo che non è nulla di grave, posso tornare al film e risponderle dopo.

Il film mi delude, l’attesa di quella virgola, di “qualcosa in più” che poteva cambiare la trama e non arriva.

Circa mezz’ora più tardi apro i whastapp di María: tra le parole c’è un video, lo guardo e penso “wow”, devo scriverne.

Ecco la mia ispirazione, è tutta in questo mini video.

Degli alunni in uniforme seduti in nell’aula magna di una scuola superiore ascoltano il loro professore o più probabilmente il loro preside, come diremmo noi in Italia.

Il preside fa loro un discorso d’addio:

Adesso siete pronti per iniziare un nuovo capitolo della vostra vita, vi aspetta il college. Studierete, troverete  lavoro, molti di voi saranno a capo di importanti multinazionali, poi vi sposerete, avrete dei figli, dovrete educarli alla vita. Compirete tutti questi i passi, uno dopo l’altro”.

All’improvviso dal fondo della sala si alza un ragazzo di colore, giovanissimo anche lui ma più grande degli alunni lì seduti che ascoltano le parole del professore/preside.

Il ragazzo si oppone a tutte le parole dette dal professore: “ho conosciuto persone che hanno finito il college a 35 anni, altre che a 40 sono diventati genitori, altre ancora che non hanno mai lavorato in multinazionali. Ognuno ha i suoi tempi, la sua strada. We are all in our time”.

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We are all in our time

Penso che abbia ragione il ragazzo, che non esistono passi da compiere in un determinato tempo, ciascuno ha la sua strada.

Ci hanno insegnato che si doveva fare così: trovare un lavoro, una moglie (o un marito), formare una famiglia.

Ci hanno letto favole e fatto vedere film, leggere libri, ci hanno infilato dentro la testa che esiste un tempo generico, unico, uguale per tutti.

Ci hanno detto che dovevamo rispettare questo tempo, compiere i nostri doveri di uomini e di donne nei tempi stabiliti.

Altrimenti? La lettera scarlatta sarebbe apparsa sul tuo volto o su una tua t-shirt, perfino sul retro di un tuo cappotto.

La lettera scarlatta dice: “sei così diverso, fuori dal coro, non lo vedi?”

No, non lo vedo.

Sono semplicemente nel mio tempo, è mio e so che è giusto.

Solo io posso saperlo, nessun altro può decidere o sapere al posto mio.

Nessun altro è dentro il mio corpo, nessun altro vede con i miei occhi, respira con il mio diaframma, odora con il mio naso, pensa con i miei neuroni, tocca con le mie mani.

Quando ci hanno parlato della felicità non ci hanno detto quello che avrebbero dovuto dirci: “la felicità è dove tu vuoi che sia, nelle cose che tu decidi che ne siano colme. Lei può essere vicina a te ogni giorno tutti i giorni, lei può essere lontanissima da te tutto il giorno tutti i giorni”.

Ammetto di non avere la più pallida idea di dove le altre persone trovino la felicità, ma ho scoperto che per me sono attimi (più o meno) quotidiani e quelli che di quotidiano non hanno nulla provo a farli diventare almeno periodici.

La felicità.

È una pagina bianca da scrivere sulla scia di quello che incrocio, che mi ispira, che mi provoca quell’emozione lì.

È un tramonto con i colori che si mischiano, che vedo se guardo in sù e non esco troppo tardi dall’ufficio.

È in una città che vedo per la prima volta e mi fa conoscere un’altra me.

È in un paesino che ho trovato nel sud della Francia da dove si vede il mare ed il vino è fruttato.

È nel sorriso di mia madre.

È in una libreria di Lisbona e in un disordinato negozio di dischi a Notting Hill (c’è una ragione per entrambi).

È nella tranquillità di casa a Barcellona dopo una giornata fuori.

È nel gesto di mio padre ogni volta che concludiamo una chiamata su FaceTime (si tocca il cuore  e mi dice che mi tiene lì).

È un bambino che tra difficoltà e timidezza mi dice “me lo he pasado muy bien” dopo aver assistito a uno degli eventi organizzati da me.

È una Domenica al Turó Parc sul prato senza scarpe.

È in un piatto di spaghetti con pomodoro e basilico nella mia cucina siciliana.

È in una canzone, una musica o un odore che mi riporta da qualche parte.

È quella forma triangolare, dove sono nata, che guardo dall’alto dell’aereo.

È in certi abbracci.

È nel futuro, il tempo con le promesse dentro.

È ogni volta davanti al mare.

«Dov’è la felicità?» è la domanda di una delle protagoniste del film “La pazza gioia”, Donatella.

La risposta della coprotagonista magistralmente interpretata da Valeria Bruni Tedeschi è strabiliante ed è quello che avrebbero dovuto insegnarci:

 «La felicità è nei posti belli, nel buon vino, nelle tovaglie di fiandra, nei bicchieri di cristallo, nelle persone gentili»

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Io, Laura, felice.

14 commenti
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Ciao Ilenia,

      Sono felice ti sia piaciuto quello che ho scritto…è nato tutto in modo molto naturale e ho dovuto scriverne.
      Grazie per avermi letta.

      Un bacione
      Laura – Barcellona

      Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Fino ad oggi non ho altro da aggiungere, magari con il tempo la lista sulla felicità si allungherà o si farà più corta. Chi lo sa, cambia tutto in questa vita, sempre.

      Grazie per avermi letta Chiara, è un grande piacere per me.
      Un bacio forte
      Laura – Barcellona

      Rispondi
  1. Elisabetta Cork
    Elisabetta Cork dice:

    Bellissimo post, molto vero, condivido tutto. (quel gesto fatto da tuo padre, invece, mi ha molto commosso <3 ).

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Ciao Elisabetta,

      Grazie per le tue parole,
      Sono felice ti sia piaciuto l’articolo e sono felice che tu possa condividere i miei pensieri. A volte attraverso la scrittura possiamo ritrovarci così vicine e mi sembra una cosa così magica. W la forza delle parole della scrittura della condivisione.

      Ps il gesto di papà mi commuove tutte le volte.

      Un abbraccio e grazie per avermi letta.
      Laura – Barcellona

      Rispondi
  2. Monica
    Monica dice:

    Che bello Laura!!! Mi ha fatto emozionare! Ora sono curiosa di vedere il film! Grazie come sempre per le tue parole, ti seguo da expat ad expat
    Un abbraccio

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Ciao Monica,

      Leggere che ti sei emozionata leggendomi è un emozione bellissima per me. Ed anche motivo di orgoglio, se la scrittura fa scaturire qualcosa vuol dire c’è sintonia tra chi scrive e chi legge.
      Il film di cui parlo nell’articolo è “a star is born” non l’ho amato particolarmente ma le musiche sono stupende.

      Grazie per le tue parole.
      Un abbraccio,
      Laura – Barcellona

      Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Donatella, tu mi sopravvaluti.

      Ma io sono felicissima di farti commuovere e te ne sono grata, grata due volte: una perché ti lasci andare e ti immergi nellla lettura e due perché me lo dici e mi regali il tuo riscontro.
      Grazie per avermi letta, questa volta e tutte le volte.

      Un abbraccio,
      Laura – Barcellona

      Rispondi
  3. Rosalia
    Rosalia dice:

    Bello rivedersi nelle parole di qualcuno che sente col suo cuore emozioni che hanno colorato i tuoi battiti. Ognuno usa i suoi colori per disegnare paesaggi condivisi in cui si intrecciano splendidi cammini come il tuo…

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Ciao Rosalia,

      Intanto grazie per avermi letta e per aver scritto delle parole così belle. Ognuno usa le sue parole per descrivere i propri battiti, poi diventa magia se queste stesse parole arrivano ad altri cuori, pensieri, sentimenti e si convidono.

      Ti abbraccio,
      Laura – Barcellona

      Rispondi

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