Oslo song

enza

Testimonianza inviataci da Enza, Oslo 


Quando studiavo Lingue e Letterature Straniere a “La Sapienza” di Roma, sognavo di andare a vivere a Londra, metropoli nel pieno della scena musicale internazionale.

Poi, venni a vivere ad Oslo per qualche mese, per via della mia tesi, e tutte le mie prospettive cambiarono.

Così, appena laureata, mi ripromisi di ritornare a vivere qui per un paio di anni, senza avere grandi piani.

“Perché Oslo?” – mi è sempre stato chiesto sia dai norvegesi, sia dagli italiani.

Perché qui mi sentivo, e mi sento ancora oggi, più libera di essere me stessa.

Provo una strana affinità con l’individualismo norvegese, con la gente che incontro e che mi ha sempre ispirato a cercare di più.

Qui, mi sono subito resa conto che c’era un bel fermento negli ambienti musicali. Sembrava più facile potersi esprimere artisticamente rispetto alla realtà a cui ero abituata in Italia.

Arrivata in Novegia, tra strane coincidenze e incontri, iniziai a lavorare approdando per periodi lunghi o brevi, prima nel settore import-export, poi ad una scuola d’italiano, poi all’Ambasciata d’Italia e, infine, al Consiglio della Musica norvegese e ad un’organizzazione nazionale che si occupa di immigrazione.

Qualsiasi professione abbia svolto, ho comunque sempre lavorato in parallelo nel settore musicale.

Il mio sogno, sin da ragazzina, era quello di creare qualcosa che avesse un sapore internazionale. Forse perché nelle mie vene scorre il sangue degli emigranti. Sono, infatti, figlia e nipote di rimpatriati in Basilicata dopo tanti anni all’estero.

Un modo per cercare di unire questi due mondi è stato quello di mettere su una piccola casa discografica insieme al mio compagno norvegese.

Nella nostra casa discografica, ci occupiamo principalmente di artist development, ovvero formazione artistica professionale, correlata ad attività di live performance, produzioni musicali e songwriting. Al contempo, collaboriamo con colleghi sia italiani sia oltre oceano.

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In più, poco dopo essermi trasferita avevo iniziato a mettere giù alcune canzoni che, in seguito, erano state accantonate nel valigione che mi ero portata dietro. Ero partita dall’Italia come cantante ma, qui, mi era venuta voglia di cercare una mia nuova identità musicale, cosa che non mi era mai passata per la testa, prima.

Poi, si sa, la vita è strana e le cose che ancora non hai risolto si ripresentano sulla tua strada.

Così, poco più di un paio di anni fa, mi è tornata la voglia di ripescare quegli schizzi di parole e melodie per produrre qualcosa di mio, che rappresentasse un po’ questo percorso di crescita.

Oslo song, il primo estratto che ho appena pubblicato, e che fa parte di un EP che uscirà a fine anno, è diventato involontariamente un omaggio alle mie radici, a chi ho incontrato sulla mia strada e a questa città che mi ha accolta e che si è sviluppata quasi di pari passo con me.

Oslo può essere vista come un simbolo.

Il senso della canzone si può rispecchiare in generale anche «in qualsiasi altra città del mondo in cui» – citando mio fratello – «si ripongono le proprie speranze ed i propri sogni», tra momenti fortunati in cui non dubiti di nulla e giorni neri in cui ti chiedi se hai fatto la scelta giusta.

Una canzone che credo possa essere in sintonia anche con le storie di tutte noi, donne emigrate all’estero. 🙂

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