I Padri e le Figlie

Io sono figlia di una contadina e di un padre artista.

Lui voleva fare il contadino e si era iscritto ad agraria, ma le sue mani si muovevano meglio con le pinze di precisione per l’incastonatura dei gioielli piuttosto che con gli attrezzi della campagna.

Mia mamma la incontrò a Milano, dove si era trasferita dal Veneto, la sposò e la portò in Toscana.  Aprirono un negozio di oreficeria: mia mamma mise il denaro e mio padre mise la passione per la lavorazione artistica dell’oro.

Il negozio fu distrutto da un’alluvione e con esso tutti i loro sogni.  Non hanno mai ricevuto nessun risarcimento per il danno subito e lui dovette ripiegare su di un lavoro nel settore pubblico.

Ma non ha mai smesso di creare: usava rintanarsi negli anfratti più impensati, dove portava pochi attrezzi rimasti dopo la piena, per fondere, liquefare e ricostruire, passando ore a limare, cesellare e rifinire.

Non è mai salito su un aereo né si è mai spostato fuori dall’Europa.

Eppure ha viaggiato in tutti i continenti attraverso la radio: ricordo le notti d’estate quando ci portava, a me e a mia sorella bambine,  in cima ad una collina per avere migliore ricezione. Da lì parlava con  il mondo intero dando « roger » a tutti.

Poi ci divertivamo a ricevere le cartoline dai nostri interlocutori internazionali – perché’ questa era la regola : tu mi dai roger ed io ti ringrazio con l’invio di una cartolina dal mio paese – ed ogni volta che ne arrivava una nuova era una « vittoria »: veniva  appesa con grande senso di conquista al muro di uno degli scantinati dove liquefaceva l’oro.

Viaggiava molto con la fantasia, mio padre.

Da piccole, uno dei nostri giochi preferiti era « indovina la capitale ».

Mia madre era sempre a sfaccendare  –  non poteva giocare con noi perché non aveva la più pallida idea di dove fosse Kathmandu piuttosto che Helsinki ed io ho sempre provato un sentimento misto di rabbia e di imbarazzo per la sua ignoranza in geografia, un sentimento che mi portava a spronarla ma, al tempo stesso, a non cercare di coinvolgerla per evitarle figuracce  – mio padre era, invece, sempre disponibile ed ogni volta sfidava noi e se stesso attraverso la memoria per le capitali.

La notte in cui l’uomo ha messo piede sulla luna l’abbiamo guardata insieme alla TV. Io non capivo nulla circa l’entità dell’evento, tanto ero piccola, ma mi sentivo importante per avere il privilegio di poter guardare la televisione di notte, insieme a lui.

Di mio padre mi rimangono  i ricordi.

E un anello che cerco da tempo e che non riesco più a trovare, l’ultima sua creazione prima di andarsene per sempre.

Ho la certezza che sarebbe venuto a trovarmi qui alle Seychelles, se fosse stato ancora in vita.

Di sicuro avrebbe cantato una romanza a qualche donna creola, visto che l’opera era una delle sue tante passioni.

Dovesse esistere una dimensione altra dove le nostre coscienze sopravvivono al corpo fisico, mi auguro che sia qui – da me – ora: al settimo parallelo e a 5 gradi a sud dell’Equatore.

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