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Parigi: Amori tra Expat

“Moglie (marito in questo caso) e buoi dei paesi tuoi”, mi dicevano sempre, e io un po’ ci speravo, visto i trascorsi burrascosi con gli “autoctoni” qui a Parigi.

Ammetto che la situazione “trova l’amore all’estero” è più complicata di quanto possa sembrare. Per diversi fattori.
La grande città non aiuta per nulla. La gente è presa dal lavoro, dall’attesa del weekend, dall’Iphone, Ipad, Iwatch, e chi più ne ha più ne metta. I locali sono grandi e rumorosi, la gente tende ad aggregarsi con gli amici in gruppi chiusi, le conversazioni diventano sempre più ristrette e monotematiche. L’alcool scorre a fiumi.
Di conseguenza, i single (e non) si affidano a applicazioni in grado di mettere in relazioni gente (più o meno) compatibile. Tinder, Happn e il più gallico Adopte un Mec spopolano nella capitale francese, dove l’essere umano medio preferisce scriversi che guardarsi negli occhi e raccontarsi pezzi di vita. Ammetto di aver ceduto anch’io alle avances di questi nuovi social (a-social) network, per riuscire finalmente ad incontrare un francese, nella speranza che magari potesse nascere qualcosa e poter dire: ho sfatato il mito, i mariti e buoi d’oltralpe non sono poi cosi male!
Incoraggiata da qualche amica che aveva trovato l’anima gemella in rete (perché non è impossibile), mi sono iscritta… e ho collezionato fallimenti epici!
Come si può ben capire, un’expat novellina non entra facilmente nell’ottica: bella, sveglia! siamo a Parigi, non nel paesino dove ti devi sposare e far figli. Qui si cambia, si scambia, si prova e si passa al prossimo/a. Si matcha e si swticha…Oh mio Dio! Che disastro!
Quindi, sono passata al piano B: tornare sui propri passi, abbandonando l’idea dei social network e provando ad uscire con la gente vera, fatti di carne ed ossa!
Però, a un certo punto, mi sono arresa all’idea che essere single in un paese straniero sarebbe stata la soluzione, non il problema.

Poi un bel giorno, a una festa di compleanno alla quale mi ero palesemente imbucata da single in mezzo a sole coppie d’innamorati, è arrivato un tipo biondo, carnagione chiara, occhi azzurro cielo e … franco-irlandese.
Eh sì, quando meno te lo aspetti, succedono cose incredibili con uomini che mai nella tua vita pensavi potessero piacerti (ero più incline ai tipi mediterranei, ero), riflettendo sul fatto che non aveva nulla a che fare con me. E invece mi sbagliavo.
Franco-irlandese, nato ad Abu Dhabi, figlio di expatriates, ha vissuto da expatriate fino a 18 anni e poi a 28 ha deciso di andare a vivere alla Réunion e poi in Québec. Dopo 4 anni ha deciso di tornare a Parigi e io l’ho “beccato”. Beh, se non è un segnale questo, cos’altro potrebbe essere?
La parte interessante è che lui è un mix di culture ed esperienze assolutamente affascinanti. Mentre io sono una normalissima italiana con delle radici ben radicate nella cultura del mio Paese natale.
Sebbene lui adesso viva nel suo Paese (per quanto dice uno dei suoi due passaporti), è più cittadino del mondo di me. Ha avuto la fortuna e il piacere di poter vedere il mondo con gli occhi della normalità e della naturalezza. Senza pregiudizi e senza essere prevenuto.
Tra di noi ci sono molti punti divergenti e visioni diverse. Modi diversi di concepire il cibo, lo stare in tavola, il piacere del caldo e del sole che brucia la pelle. La mancanza del mare e le vacanze estive. Il chiamare a casa per sapere come stanno tutti. Il dire “mi manchi” o “ti voglio bene”. Gli abbracci e i baci.
Nonostante i piccoli scontri quotidiani, quello che una persona che ha vissuto (e che è nata) da expatriate può apportarti a livello di conoscenze e visione delle cose è assolutamente arricchente e interessante.
Tra di noi è un continuo scambio di esperienze e di situazioni vissute: la mia, da italiana che parte per cercare fortuna e lavoro a casa dei “vicini”; la sua, da franco-irlandese di sangue, nato negli Emirati, cresciuto tra Olanda, Nigeria e Qatar. La sua infanzia, tra scuole internazionali, amici di tutto il mondo; la mia, in una piccola realtà del Salento, che a un certo punto mi è stata stretta e mi ha fatto venir voglia di conoscere altro, di andare oltre. Il coraggio di sfidare quello che per me era sconosciuto. Tutto questo rende, ogni giorno, ogni incontro più interessante e davvero divertente!
Noi due, così diversi ma poi non così tanto, perché “non esiste prospettiva senza due punti di vista”.
E se son rose, fioriranno!

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2 commenti
    • Silvia Parigi
      Silvia Parigi dice:

      Cara Amy, strano ma vero, non ho neanche una foto con lui. Non siamo amanti dei seflie di coppia. E le smancerie non sono nelle nostre corde. Anche su questo pare che ci siamo trovati. Pero appena andremo in vacanza forse una foto insieme la facciamo! Ihuh bacio

      Rispondi

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