Sprechen Sie Deutsch? Ovvero: parli tedesco?

E’ davvero cosi difficile imparare la lingua tedesca o si tratta di una leggenda metropolitana?

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Venendo via da Singapore, spiegavo ai vari conoscenti che andavo in Germania ma non sapevo il tedesco.

I più superficiali si limitavano a dire “ma sì, tanto parlano tutti inglese”. Questa cosa mi ha sempre parecchio irritato. Certo che parlano tutti inglese, ma stiamo andando in Germania per viverci, non per una vacanza, e per vivere in un posto bisogna sapere, almeno un po’, la lingua locale.

Basta. Definitivo.

Ecco che, appena arrivata a Monaco, mi sono buttata nello studio intensivo della lingua tedesca: 3 ore al giorno tutti i giorni. Anche perché, facendo io l’accountant, trovare lavoro senza sapere un po’ di tedesco poteva risultare un po’ arduo.

Ma non voglio raccontarvi adesso la storia della mia vita; voglio solo raccontarvi come è stato imparare – parola grossa – questo benedetto tedesco.

E’ risaputo, a livello mondiale, che non si tratta proprio di una lingua semplice.

Spesso si attribuisce la difficoltà al fatto che in tedesco si utilizzano ancora le declinazioni, come in latino. In tedesco sono 4, in latino 6, ci hanno fatto lo sconto. Ma ora: il latino è una lingua morta, e ci sarà anche un motivo per cui è morta, no? Ancora ad ostinarsi con le declinazioni?

Il mio primo Professore a Singapore, tedesco madrelingua, era molto sorpreso del fatto che in italiano non si usassero più… ci siamo fatti furbi, no?

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Purtroppo le declinazioni – o casi, che dir si voglia – sono solo la punta dell’iceberg della lingua tedesca e non sono così complesse, perché normalmente dipendono dalla preposizione che si usa, e una volta capito che una certa preposizione regge sempre un certo caso, poi il gioco è fatto (un po’ semplificato, ma ci sta).

Certo, bisogna sapere se il nome che si accompagna alla preposizione è maschile, femminile o neutro in modo da declinare correttamente l’articolo.

E qui viene il divertimento.

In italiano, a-e è femminile, o-i è maschile. Ok, ci sono eccezioni ma si può vivere bene anche senza saperle.

In francese e spagnolo, prima di tutto non c’è il neutro, poi sono parole molto vicine alle nostre per cui anche qui no problem (qualche differenza ma facilmente memorizzabile).

Nella lingua tedesca no.

Ci sono pochissime regole che ti aiutano a capire se una parola e’ maschio, femmina o neutro. Per il resto lo devi sapere, oppure butti a caso. Certo è che, buttando a caso, se è sbagliato, è sbagliata tutta la catena conseguente. E cosa possiamo fare?

Qualcuno me lo ricordo; altrimenti, in generale, per me sono tutti femminili, oppure plurali. Son femmina mica per niente no?

Altra dolente nota della lingua tedesca sono i verbi.

Avrete sentito questa leggenda: in tedesco il verbo va sempre alla fine, come in latino (e basta con ‘sto latino!). Più o meno vero: nel senso che non sempre e non tutti i verbi si mettono alla fine, altrimenti è troppo facile! A volte finiscono al secondo posto, altre volte al primo.

La cosa per me più divertente è il passato prossimo: qui l’ausiliare va all’inizio della frase (posizione 1 o 2) e il participio alla fine, ultima parola della frase. In mezzo ci metti tutto quello che vuoi (come il panino di Princi).

Quindi posso dire: ieri ho, con mia mamma, mentre pioveva, davanti al mare, una mela… (e l’interlocutore aspetta, aspetta questo verbo che non arriva mai) trovato. Ma così mi tocca ascoltare tutta la frase per capire cosa ha fatto uno!. No way, non mi piace questo modo di parlare: non posso mai distrarmi fino alla fine.

Ancora sui verbi. Molti, nella lingua tedesca, hanno un prefisso che cambia completamente il significato della parola, con l’aggiunta che a volte può essere “staccabile”.

Ad esempio, prendiamo il verbo nehmen.

Da solo, vuol dire prendere; con “fest” davanti (quindi, festnehmen), vuol dire arrestare. Ora, tu vedi nehmen e pensi: sarà qualcosa che c’entra con prendere e invece no. Certo, se vogliamo fare i sottili, fest vuol dire fisso, stabile, quindi festnehmen potrebbe essere prendere stabilmente ma, se non sai che vuol dire arrestare, non ci arrivi mai.

Se davanti a nehmen mettiamo “mit”, otteniamo il verbo mitnehmen, “portare con”. In italiano diremmo portare via, asportare. Quando vai a prendere un caffè, ad esempio, ti chiedono se è zu mitnehmen, se cioè lo porti con te (“having here or take away“, direbbero da Starbucks). Peccato che il nostro amico mitnehmen ha il prefisso che si stacca e lo staccamento non è un opzione, ma è obbligatorio, e la particella staccata va messa alla fine. Così la frase diventa: “il caffè lo prendi … con?”

Eh? Ma come si fa a parlare cosi’?

Per ultimo, i numeri.

Nella lingua tedesca, per dire, ad esempio, 91, dico prima 1 e poi 90. Quindi immaginate in un negozio: “Quanto costa?”, “Uno novanta”. Abituati al fatto che il primo numero è il più importante, subito pensiamo che l’articolo costi pochissimo e nemmeno ascoltiamo il secondo numero. Peccato che, una volta arrivati alla cassa, il numero magicamente da 19 diventa 91… “Ah, come non avevi capito, ma io ho detto 91”, “ops, è un po’ caro allora, non lo compro più”.

Quante figure penose ho fatto!

E il genio del professore tedesco singaporiano diceva anche che questo è logico: mentre in inglese, fino a 20, si dice prima l’unità e poi la decina, e poi si inverte, il tedesco resta coerente fino alla fine. Bella roba! Comunque, per rassicurarvi, il prof ha smesso di insegnare tedesco.

Che poi, anche noi: ma perché si dice Germania, se poi gli abitanti sono i tedeschi?

C’è qualcosa che non va con questa lingua. Un consiglio: se potete, lasciate perdere la Germania!

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10 commenti
  1. rosita
    rosita dice:

    Ecco, ora mi commuovo….. Alla “tenera” età di 44 anni, 5 mesi fa, mi sono trasferita in Germania , tedesco zero (ma 5 anni di latino, vale?) e sto passando le stesse pene che descrivi tu, parola per parola, verbo per verbo, prefisso per prefisso. E’ una lingua affascinante, certo, peccato che sia anche contemporaneamente scoraggiante e crudele. Io la amo ma lei non mi ricambia. Io caparbiamente la studio ma lei non ci pensa proprio ad entrarmi in testa. Senza contare la frustrazione legata all’ambito lavorativo: no tedesco, no lavoro (alla faccia di quelli che , come dici tu, con l’inglese vai ovunque! Ovunque forse, ma non certo in Baden Württemberg ).
    Grazie per quello che hai scritto, un po’ mi consola e mi aiuta sapere che c’è qualcuno che può capirmi ! Buona giornata, anzi meglio, schönen Tag noch (che sono le 10.30 e Morgen non si può più usare…..)

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    • Marina
      Marina dice:

      Ciao Rosita, ho provato un po’ a sdrammatizzare questo redesco… in realta’ mi piace tantissimo come lingua. Sono arrivata al B2 in 6 mesi, vedrai che pian piano va meglio! Alles gut!!

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  2. Laura
    Laura dice:

    Che lingua bellissima e affascinante! Ho provato, sette anni fa, a studiarla, ma ho resistito solo due mesi. Purtroppo, il mio studio era complicato dal fatto che vivevo a Parigi da due anni, redigevo la tesi di dottorato in francese (imparato due anni prima), e, quando facevo i compiti di tedesco (o ascoltavo la lezione, prevalentemente in francese), passavo dall’inglese all’italiano! Traducevo in inglese, perché alcune parole somigliavano, ma siccome avevo studiato l’inglese in Italia, le traduzioni finali mi venivano in italiano. Al latino, comunque, non pensavo proprio (e nonostante i miei lunghi studi di questa lingua). Ma chissà, prima o poi…

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    • Marina
      Marina dice:

      Ciao Patty, si ho fatto 3 ore al giorno tutti i giorni per 6 mesi. Piu’ ci va almeno un’ora di studio al giorno. Ma non e’ che lo so bene, piuttosto me la cavo. Io ho fatto la Volkshochschule, non e’ molto cara anche per i corsi intensivi. E poi sono stata fortunata, ho avuto delle ottime insegnanti. Alles gute!!

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  3. Chiara
    Chiara dice:

    Presente! 42 anni, 0 tedesco, vivo a Zurigo. Cominciato a studiare la lingua 3 settimane fa, corso intensivo, 4 ore tutti i giorni. Siamo in 7, gli altri hanno tutti circa 20 anni….. Gli anni di latino alle superiori mi aiutano un po’ ma, è tutto molto oscuro è difficile ora… e nelle tue parole mi ci ritrovo perfettamente!! Che poi in Svizzera parlano lo svizzero e non il tedesco.. sehr gut!😭

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    • Francesca
      Francesca dice:

      Ciao, io invece vivo a San Gallo e anche io ho parecchia difficoltà con lo svizzero. Si cerca di imparare il tedesco, che comunque non è una passeggiata, i corsi sono in Tedesco, ma poi ovunque la lingua è lo svizzero. Aiutoooo!!
      Chiara ti andrebbe di incontrarci? Cosi ci possiamo supportare con la lingua ostile e il resto.

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  4. marina chiericato
    marina chiericato dice:

    Ciao Chiara, anche nei miei corsi erano tutti piu’ giovani. All’inizio mi sentivo imbranata, ma poi alla distanza, e grazie alla grammatica italiana e latino, me la son cavata alla grande. Certo in Svizzera con lo Svizzero….In bocca al lupo!1

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  5. Giulia - Giappone
    Giulia - Giappone dice:

    Quattro anni di tedesco insegnatomi malissimo al liceo, ora so dire “ho 15 anni” e “ho un gatto nero” (cose vere all’epoca ma non oggi).
    Pero’ non ho mai capito quale sia la difficolta’ del verbo alla fine.
    Anche il giapponese e’ cosi’ (alla fine della principale, alla fine delle subordinate, etc) ma lo parlo e lo seguo tranquillamente senza rendermi conto che il verbo e’ alla fine e che sto aspettando per capire tutto. Boh… proprio non capisco come mai risulti complicato ahahah!
    Sui numeri nelle lingue straniere ci sarebbe un capitolo a parte da aprire. I giapponesi contano i numeri di 4 in 4 e non di 3 in 3, quindi fino a 9.999 e’ tutto normale, ma 10.000 non e’ “dieci+mila” ma e’ 1 man (che e’ la prima unita’ dopo il punto). Quindi 134.000 e’ “13 man e mille”, 1.852.000 e’ “185 man e duemila”, 23.455.000 e’ “2345 man e cinquemila” e 100.000.000 sono, ovviamente, 1 oku, la nuova unita’ dopo 8 cifre.
    Mi sono abituata a dirlo e a capirlo, ma quante volte mi e’ capitato di tradurre in italiano mille yen (meno di 10 euro) mentre poi erano diecimila yen (circa 70 euro)!!
    E le volte in cui mi e’ successo con numeri piu’ grandi e’ stato uno sfacelo proprio.

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