Partenze

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Sono sempre stata io a prendere la valigia in mano e ad andarmene.

Le mie partenze mi tuffavano in mille nuove avventure che, necessariamente, dovevano rivelarsi belle esperienze. E, se al treno in corsa del mio destino si affacciavano delle difficoltà, io le affrontavo sempre di petto, spinta dalla foga del mio innato entusiasmo.

Partenze: sole in viso che baciava la mia fortuna; nuovi mondi da scoprire; inattese possibilità offerte alla mia vita. Sicuramente, occasioni per un futuro migliore.

Eppure, tutto questo, senza dubbio veniva toccato dalla pena dell’addio.

Il distacco era un vero cordone ombelicale che, se tirato, faceva molto male.

Salutare mia madre, la famiglia come le amiche, il mio mare e i miei alberi, tutto in quell’attimo è sempre stato fonte di sofferenza, ed il rituale veniva ripetuto ad ogni partenza.

Eppure, ho sempre cercato di soffocare quel dispiacere proprio in quelle partenze, giustificandomi con l’orizzonte dei miei obiettivi: ogni volta, l’ho attenuato e nascosto in un angolo del cuore, per dare spazio alle emozioni delle mie nuove avventure. Così, infatti, la mia valigia è sempre stata pronta, per tutte le mie partenze.

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Riempirsi gli occhi e il cuore in attesa del prossimo rientro

Non solo.

Con gioia l’ho continuamente disfatta e riordinata, per organizzarmi nelle nuove case in giro per il mondo.

E nellla valigia vuota, dischiusa sul pavimento, ho in seguito rinchiuso proprio quel passato che mi teneva stretta alle mie radici: ho preso quel groviglio di sentimenti, visioni e fotografie, pianti e risate e memorie della mia vita, e ho ammassato il malloppo, così come veniva, buttandolo dentro per non pensarlo più, fino al prossimo viaggio. Fino al prossimo rientro.

Sono trascorsi sei anni nella bellissima Singapore. La guardo come se fossi arrivata da un giorno. La respiro come se le appartenessi da sempre.

In questi anni, la mia crescita è stata esponenziale. Molte sono le persone che hanno voluto condividere con me il loro tempo, le loro esperienze e conoscenze, se non addirittura momenti importanti della loro vita.

Quando, all’improvviso, sono state queste persone care a partire, il gioco ha cambiato i ruoli in tavola mettendomi in bocca tutt’altro sapore da ingoiare: l’amaro di chi rimane e deve lasciare andare.

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Singapore. La nuova casa da cui saluto le amiche.

Ed è proprio qui, a Singapore, di fronte alle partenze di alcune amiche che ho scoperto quest’altro punto di vista. Forse, ciò che ha provato mia madre nel guardarmi partire, reprimendo il dispiacere in un singolo bacio di addio…

O forse, ciò che ha sommesso qualche amicizia, che non ha avuto il coraggio di esprimersi di fronte alla carica della mia gioia per le imminenti partenze.

E ora, sono io che guardo con il fazzoletto in mano e soffoco in un sorriso, in un addio, i miei veri sentimenti.

Arrivederci amiche.

Arrivederci intensità di segreti che ci siamo portate addosso, discussioni, pianti e risate, problemi sconfitti e felicità trasbordate.

Noi, che ci siamo trovate in terra straniera e abbiamo deciso di concederci, nel bene e nel male, nella rara e preziosa volontà dello scoprirci, abbiamo spremuto il nostro io sbrigliando i migliori pregi e facendo finta di non vedere i vari, noiosi difetti.

Grazie di tutto, amiche e meno amiche.

E’ stata una fortuna incontrarvi, lo so.

Anche di fronte a questo sofferto addio.

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