La Pasqua australiana, tra bilby e panini speziati

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Se ripenso alla Pasqua di quando ero bambina, mi ricordo l’odore della nostra casa in campagna, finalmente riaperta dopo un lungo e gelido inverno.

La casa, allora, non aveva riscaldamento. C’era un pizzicorino, al naso, della primavera che iniziava ad affacciarsi; c’era la caccia con mia sorella e mia mamma alle foglie delle primule per fare la frittata, e poi l’apertura delle uova di cioccolato, dopo il pranzo in giardino.

Probabilmente non è sempre andata così, ma questo è il mio ricordo più vivido.

Conigli contro bilby

In Australia la Pasqua è strana.

Primo, questa cosa dell’Easter Bunny io non è che la capisca tanto: cosa c’entra un coniglio con le uova o con il sacrificio di Gesù, se vogliamo metterla in termini religiosi?

Oltretutto in Australia i conigli sono considerati una piaga. Infatti, come molti altri animali importati dall’Europa dai primi coloni, si sono rapidamente moltiplicati e hanno letteralmente distrutto intere porzioni di flora e di fauna locale.

Mi è stato raccontato che, anni fa, si tentò di sostituire l’Easter Bunny con un più ecosostenibile Easter Bilby. Ora, cos’è il bilby, vi starete chiedendo.

Il bilby è un marsupiale, anche noto come bandicoot dalle orecchie a coniglio. Insomma, immaginatevi un incrocio fra Ratatouille e Bugs Bunny.

Il bilby è un marsupiale nativo australiano, delle dimensioni di un piccolo coniglio. A causa dell’introduzione di animali non autoctoni (come il coniglio), è in via di estinzione.

Il bilby è una specie ad altissimo rischio di estinzione, tanto che una delle due varietà è già estinta da diversi anni. Siccome bilby e conigli occupano la stessa nicchia ecologica, il bilby è considerata una della principali vittime indirette dell’intriduzione dei conigli.

A questo proposito, Haigh’s, che è il maggiore produttore di cioccolato in South Australia, propone ogni anno una campagna di raccolta fondi in favore del bilby. Negli anni ’90, Haigh’s ha cessato la produzione di conigli di cioccolato, sostituendola con bilby di cioccolato, destinando parte degli incassi alla salvaguardia di questa specie (qui il link informativo).

Il retaggio della regina

Ma qui sono davvero così attenti all’ecologia?

Tutto questo suona molto nobile, se non fosse che le Sheila e i Bloke – termini che nello slang australiano definiscono la donna e l’uomo ‘comuni’ – mi sembrano raramente preoccupati della sopravvivenza del bilby.

Al contrario, nei supermercati già dal primo di gennaio era possibile trovare un’altra prelibatezza pasquale: gli hot cross bun, retaggio della ancora fortissima tradizione britannica.

Ecco gli hot cross bun, panini dolci e speziati, tradizionalmente consumati il Venerdì Santo, ma di fatto in vendita da gennaio in avanti.

Trattasi di panini dolci, speziati, decorati con una croce di pasta più chiara e spesso arricchiti con frutta secca o candita oppure con gocce di cioccolato. Da una rapida (e personalissima) statistica, gli italiani non ne vanno matti. Tranne la sottoscritta, che ne mangerebbe a palate.

Durante la domenica di Pasqua, sempre in linea con la tradizione britannica, i bambini vanno a scovare le uova di cioccolato che i genitori hanno nascosto in giardino. Infatti, sebbene in pieno autunno, le temperature sono ancora miti persino nel Sud dell’Australia, e la stagione delle piogge non è ancora iniziata.

L’aspetto religioso

Siccome la religione in Australia non ha un ruolo preponderante, probabilmente per via della multiculturalità imperante, anche la Pasqua ha perso il suo significato originario e non conosco nessuno che si rechi a messa.

Personalmente mi manca un po’ questo aspetto spirituale, nonostante non sia mai stata una fervente cattolica. Da adulta ho sempre considerato le feste religiose come un’occasione per riflettere su alcuni temi della vita, che spesso ci sfuggono, persi nel trantran giornaliero.

L’Australia è un paese bellissimo, ma la spiritualità non mi sembra trovi molto spazio. Così la Pasqua diventa un’occasione di festa come un’altra e credo che, soprattutto tra le nuove generazioni, pochi si siano chiesti quale sia il significato originario.

Ad ogni modo, ovunque voi siate nel mondo, in qualunque modo stiate festeggiando questa Pasqua, vi auguro di cuore di essere sereni e esattamente con chi vorreste essere.

 

3 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Anche io sono rimasta un po’ sorpresa da questa cosa dei conigli. Una coppia di amici australiani che a Pasqua vengono sempre da noi, passano la mattina in giardino a cercare le uova con i bambini dei loro vicini e lui si traveste da coniglio😳. Credo che non abbiano nenache ben chiaro perché di solito cuciniamo l’agnello e la colomba, che in effetti è solo un dolce e non ha molto a che fare con la religione ma è pur sempre ispirata ad un simbolo di pace.

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    • Valeria - Adelaide
      Valeria - Adelaide dice:

      Ciao Solare! Un giorno o l’altro dobbiamo incontrarci dal vivo 🙂 credo che la tradizione del coniglio si leghi più al concetto di fertilità, quindi più all’avvento della primavera che alla Pasqua di per sè. Poi, come spesso accade, tradizioni pagane e cristiane hanno finito col fondersi. La colomba, invece, mi sembra che, oltre che un simbolo di pace, riproduca una croce stilizzata (se pensi alla forma del dolce, in effetti è di fatto una croce), ed ecco il riferimento alla Pasqua!

      Rispondi

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