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Pasqua: l’odio e l’amore. Da Bruxelles al Messico.

Era mia intenzione scrivere sulla Pasqua in Messico: sulle tradizioni della “Semana Santa”, forse la festivita’ piu’sentita e celebrata in questo Paese, da sempre in bilico tra dolore, morte e Resurrezione…con le rappresentazioni della via crucis e le processioni che si snodano in molte citta’ Messicane. Ma i recenti orribili attentati di Bruxelles mi hanno gelato le parole in gola. O meglio, le dita sulla tastiera.
Come si fa a rappresentare e ricordare il dolore e la passione di Yeshua di Nazareth 20 secoli fa, quando ne abbiamo una reale manifestazione, con sangue vero di vittime innocenti a due passi da noi, o comunque nel nostro mondo, nel nostro secolo.
Gesu’ Cristo si e’ immolato sul Calvario 2000 anni fa per renderci liberi, per darci la salvezza e la vita eterna, e per seguire il suo esempio di vita, che significa amare il prossimo al punto di scrificarsi fino alla morte. Ma credo che sia lui che il Padre Eterno stiano piangendo scuotendo la testa dicendosi che non abbiamo capito nulla.
Che in nome della religione e di un Dio (Yaveh, Allah) ancora uccidiamo, odiamo, condanniamo…
Ma cio’ che mi fa ancora piu’ tristezza e terrore degli attentati e’ l’accanimento contro i rifugiati ed immigrati, come se fossero loro i colpevoli e responsabili di questa tragedia. Loro, che stanno fuggendo da una tragedia mille volte peggiore: la guerra, i massacri, la paura quotidiana da mesi e anni….
Diceva Martin Luther King “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni“.

Ho letto un post su facebook di una certa Cristina, ragazza Italiana che vive a Bruxelles, scrive : Io vivo in Belgio; quando tutto è successo ero a scuola: nella mia classe ci sono diversi ragazzi rifugiati. Loro erano gli unici che non ricevevano chiamate per sapere se stavano bene perché non hanno più nessuno che li chiami. Le loro non erano facce da paura ma facce di persone che avevano già vissuto l’esperienza milioni di volte. Credo di averli capiti fino in fondo solo questa mattina: ed è stato orribile.

Tornando in Messico, oggi qui a San Miguel de Allende, dove vivo, come ogni anno dal Santuario di Atotonilco parte la Via Crucis. Inizia con l’ultima cena, quando il Dio fattosi uomo lava i piedi ai discepoli, spezza il pane e offre il vino, dicendo “fate questo in memoria di me”, poi va a pregare nell’ Orto dei Getsemani, dove chiede al Padre di allontanare il calice della morte, ma poi si rimette alla Sua volonta’ e viene arrestato…  persone del popolo rappresentano Jesus, gli Apostoli, Pilato, Erode ed i centurioni, Maria e Maddalena…
Una marea di fedeli – e non – assistono in silenzio a questa rappresentazione abbastanza cruenta (le frustate sono vere).
Il Venerdi’ Santo, che gli Americani chiamano Good Friday (perche’, dicono , come chiameresti un giorno in cui qualcuno muore al tuo posto?)
per le strade acciottolate del pittoresco centro di San Miguel si snoda la Procesion del Silencio: una lenta parata, Croce in testa, seguita da centurioni romani, dagli anacronistici calzini rossi e bianchi. Seguiti da donne velate di nero e bimbe vestite di bianco, una banda, un coro di bambini, statue di Angeli, Madonne, immagini del gallo che canta 3 volte, della sindone…
Quest’anno si dovrebbe aggiungere alla processione anche un simbolo per ogni posto nel mondo dove muoiono innocenti.
E ricordare le parole del Cristo: Sono la via, la verità, la vita.

L’odio porta la morte, l’Amore la Resurrezione.

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