Il titolo di questo articolo fa pensare sicuramente, di primo impatto, a qualcosa di triste.

Ma credo che ognuno debba fare i conti con le proprie paure, che ci si trovi all’estero o no.

Fanno parte di noi e bisogna affrontarle.

Parlare delle mie paure in generale sarebbe sicuramente troppo esagerato e molto prolisso.

Per questo mi limiterò a scrivere delle paure che, credo, la maggior parte delle persone provino nel vivere all’estero.

Paura numero 1:  Non capire le persone.

Non mi riferisco a non riuscire a comprendere ciò che hanno dentro perché, nonostante il mio lavoro, non sono ancora riuscita a capirlo.

Ma faccio riferimento proprio al senso letterale della cosa.

Cammini per strada e ti chiedono qualcosa ma tu non capisci. Vai al supermercato, sono gentili, hanno qualche richiesta da farti ma parlano veloce e tu non capisci. Li ascolti parlare per strada e pensi: “Ma cosa staranno mai dicendo? Non si capisce veramente un bel niente”.

Superamento della paura: corso di lingua. Ti si apre un mondo in cui riesci a collegare, a capire e addirittura a rispondere. E ti senti felice e soddisfatta. Fino a quando non parlano in maniera più complicata e allora ripiombi nel baratro. No, scherzo!

Paura numero 2: Non conoscere nessuno e pensare di rimanere sempre da soli.

Ovviamente, quando si vive all’estero, bisogna ricominciare d’accapo.

Non si hanno amici, né conoscenti e la propria rete sociale bisogna crearsela da sé. Ed è qui che entra in gioco l’ansia di non sapere come fare e soprattutto cosa fare.

Ho 29 anni: come si fa amicizia? Non me lo ricordo.

Ma poi ti rendi conto che un modo c’è ed è tutto automatico. “Ciao, come ti chiami?”. Ah si, ecco, si fa così.

Sembra difficile e in realtà lo è. Ma, a parte le eccezioni ed i pregiudizi, c’è sempre qualcuno pronto a dare una mano.

Superamento della paura: corsi, corsi, corsi.

Non solo di lingua ma di qualunque tipo, che possano permette di relazionarsi con persone sia provenienti dal proprio paese che da Nazioni diverse. L’importante è non porsi dei paletti e rendersi conto che ciò che vale per gli italiani può, ad esempio, non valere per i tedeschi, turchi, macedoni, ecc. Il bello, poi, è proprio questo, scoprire tanto di culture diverse dalla nostra. E scoprirete che il tutto vi affascinerà.

Ovviamente anche cercare su internet qualcuno che condivida le nostre stesse situazioni può aiutare. Vedi “Donne che emigrano”.

Paura numero 3: Pensare di non farcela.

Diciamo che questa paura può presentarsi in qualunque situazione ma. all’estero, è amplificata. Iniziano a crearsi dei pensieri come: “E se poi non ce la dovessi fare?”, “Se non dovessi essere in grado?”, “E’ giusto stare qui?”, “Resto, torno, resto, torno..?” Insomma chi più ne ha più ne metta. Fanno parte di quella voce interiore che non ci abbandona mai: la nostra coscienza.

Superamento della paura: il tempo. Solo lui ha le risposte che ci servono e, sono giunta alla conclusione, che non si può avere tutto e subito. Certo sarebbe bello e chiunque lo vorrebbe. Ma non si può e bisogna aspettare. Per alcuni è snervante, per altri è piacevole. Ma sta di fatto che è l’unica soluzione.

viver

Paura numero 4: se succede qualcosa come chiedo aiuto?

Forse questa è più una paranoia che una paura.

Però quando sei in un paese straniero e il tuo Lui lavora anche di notte, pensi tante cose e anche questa. In un paese in cui poi la lingua non è tra le più semplici e tu hai iniziato un corso da poco, il tutto si amplifica.

Superamento della paura: documentarsi su internet su cosa fare in caso di emergenza, che numero chiamare e cosa dire. Sembra una sciocchezza ma è importante e riesce a diminuire un po’ l’ansia. Un po’.

Paura numero 5: e se succede qualcosa in Italia alle persone a me care?

Questa era (ed è) la mia paura più grande. Sei lontana e la tua mente va sempre lì. Non riesci a darti pace, pensi che non sei presente e correre giù richiederebbe comunque troppo tempo..

Quando sono scesa a fine agosto avevo già visto che mio nonno non stava benissimo. I pensieri brutti mi hanno accompagnata per tutti e 10 i giorni che sono stata giù e anche quando solo risalita.

Fino a che, il 19 Settembre, alle 6 di mattina circa, suona il mio cellulare.

Mi sono svegliata con il cuore in gola, ancor di più quando ho letto “Papi” sul display. Un misto di sensazioni mi ha pervasa completamente. Tristezza principalmente, senso di colpa per non essere lì, ansia e paura di non riuscire a scendere in tempo.

Ho cercato da subito un volo ma, l’unico disponibile era quello per Pescara e da lì abbiamo preso un bus che ci ha portati fino a Napoli. Nonostante siamo partiti alle 12, siamo arrivati giù alle 22 e ancora oggi mi chiedo come siamo riusciti a fare tutto in tempo.

E’ stato straziante. Non riesco a spiegare la sensazione che ho provato e la mancanza che provo tuttora.

Come se qualcosa dentro di me si fosse spento. Succede sempre così quando si perde un punto fermo. Ti senti destabilizzato e devi cercare di riacquistare il tuo equilibrio. Ed io ci sto provando ma non è semplice.

Mio nonno è stato tante cose: un gran figlio, fratello, marito, padre, nonno e naturalmente tutto questo ha fatto di lui un grande Uomo.

E’ sempre stato fiero della sua famiglia e ci guardava con soddisfazione ed orgoglio. Era una di quelle persone che prendi come esempio, perché diversamente non puoi fare. Raccontava tante storie e tutte volevano trasmettere qualcosa, servivano da insegnamento per noi giovani da parte di una persona forte e saggia.

Era un uomo d’altri tempi, che aiutano senza riserva e senza tornaconto. Ha sempre lavorato come contadino e questo ha fatto sì che la sua umiltà e la sua semplicità fossero visibili a tutti. Una volta mi disse che la cosa più bella era la terra, perché quello che gli chiedevi, quello ti dava. Se sapevi come curarla, lei ti ringraziava a modo suo. E lui ha sempre fatto così con la vita. La vita chiedeva e lui donava. Donava amore, amore e ancora amore. Erano proprio fatti così lui e la nonna.

Ultimamente si commuoveva al telefono e mi chiedeva sempre come stavano andando le cose e quando ci saremmo visti. Mi manca ed avverto il vuoto fino a qui.

Da come si può notare non c’è un superamento di questa paura, perché non l’ho ancora sconfitta e credo mi accompagnerà sempre. Però una piccola consolazione è il fatto che non tutti hanno (o hanno avuto) la fortuna di crescere con un Nonno come lui, io l’ho avuta.

E non smetterò mai di essere grata per questo.

Lui e nonna sono sempre stati l’esempio di una frase che proprio la nonna ripeteva sempre.

Anche io me la ripeto spesso e mi sono resa conto che mi aiuta e, sicuramente, mi aiuterà ancora. E cioè: “Il segreto è non fermarsi mai!”

8 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    I nonni sono quei pilastri che ti porterai sempre dietro ovunque tu vada e comunque essi non siano più vicino a te..
    Grazie per queste belle parole. Ti comprendo pienamente. Ma una cosa è certa se abbiamo fatto questa scelta è perchè desideriamo un futuro migliore quel futuro che meritiamo e che spesso se si rimane non si è certi di ottenere. Bisogna ricordarsi che la famiglia è importante ma il tuo futuro lo è ancora di più.

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    • Daniela Romano
      Daniela Romano dice:

      Ben detto Laura. Purtroppo la vita ci mette di fronte a queste situazioni difficili e dobbiamo fare delle scelte. Nonostante la tristezza, cerco di essere grata per quello che ho avuto e di trarne insegnamento per il futuro.
      Grazie a te e un abbraccio forte.

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  2. Elisabetta Cork
    Elisabetta Cork dice:

    Ero assente anche io quando mia nonna se n’è andata a gennaio dello scorso anno. Anche io, come te, a volte mi chiedo come sia riuscita ad arrivare in tempo. Eppure lo sapevo che sarebbe successo, quando l’ho salutata l’ultima volta prima di tornare dopo la pausa natalizia, sapevo che non l’avrei più rivista. E’ una sensazione triste e profonda, ma allo stesso tempo va rielaborata per capire che non potremo mai essere presenti ad ogni evento (triste o felice che sia) in ogni caso. I nonni poi, sono persone insostituibili, ma anche quelle che – ne sono certa – hanno sostenuto più di chiunque altro la nostra felicità, anche al costo di vederci allontanare. Ti abbraccio forte.

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    • Daniela Romano
      Daniela Romano dice:

      Grazie per queste splendide parole Elisabetta. Abbiamo bisogno di tempo perché non è facile. Ma credo che i bei ricordi del passato e gli obiettivi del futuro possano aiutare. Un forte abbraccio

      Rispondi

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