Pensavo fosse amore

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Tirando le somme, in tutti questi anni trascorsi all’estero, purtroppo non posso dire di aver sempre incontrato genuinità e autenticità.

Ma forse questo succede un po’ per tutti.

E forse anche se si è nati, cresciuti e vissuti in un unico posto per tutta la vita.

Io però credo che le sofferenze che si provano quando siamo delusi, abbandonati, traditi o semplicemente incompresi, lontani da casa, fanno molto più male, perché le persone che ci deludono e che ci fanno stare male sono persone che abbiamo scelto, da adulti o quasi.

Non sono come quelle che abbiamo a casa e che in qualche modo hanno fatto parte di un percorso condiviso forzatamente, come la scuola, la famiglia.

Eh no: qui nella tua nuova vita, dove tutto ricomincia secondo i tuoi piani, le persone che ti accompagnano lungo il tragitto, lei hai scelte tu, lei hai selezionate tu.

Allora, quando va male, la botta è forte.

Le delusioni che affronti da solo feriscono tanto; ma sei anche deluso da te stesso. Magari hai dato tanto valore a chi non meritava; hai chiamato amore un calesse, per citare Massimo Troisi.

Oppure hai chiamato amico un Giuda qualunque.

Quando mi sono innamorata davvero, la prima volta, nel 2004, ero contro tutto e tutti. Mi dicevano che tanto non poteva durare, che eravamo diversi, che avrei sofferto; ma io decisi di caderci in pieno dentro, senza riserve, senza paura. Dicevo che, se amavo davvero, non importava che fossi tradita, usata e abbandonata, io avrei vinto comunque, perché avevo amato.

Oggi invece dico che sarebbe stato meglio amare, senza perderci 7 lunghi, vibranti e importantissimi anni!

E sarebbe stato meglio se lui avesse deciso prima che non gli andavo bene, invece di tenermi in bilico fino all’ultima straziante settimana di agonia.

E poi quella amicizia, che per te era la cosa su cui avresti scommesso, perché non poteva cambiare: poteva solo crescere e brillare.

Invece no, la luce ha cominciato a smorzarsi anche lì… bugie, verità a metà, confidenze fatte al resto del mondo ma non te, che invece passavi al setaccio la tua vita, per essere sicura di dire assolutamente tutto a lei, che era la tua amica.

Poi: i control freaks. Bugiardi di turno – chi amava vedermi al mio peggio poteva finalmente sentirsi meglio lui.

Avrei una lunghissima lista, ma mi fermo qui, e se volete potete continuarla voi. Ma il punto è che allora ero vera, sempre.

Piangevo, ridevo, giocavo, litigavo, vivevo pienamente, senza paura di sbagliare o di fidarmi troppo, e purtroppo ho dovuto invertire la marcia.

Ora sono sempre io, ma più controllata, meno sentimentalmente incosciente e meno vulnerabile.

Mi fido poco e parlo meno. Il racconto della mia vita è un dono prezioso, che va fatto a piccole dosi e solo a chi se lo merita. Il mio tempo lo regalo solo a chi lo vuole davvero, senza sconti e saldi di stagione: niente più a buon prezzo.

Ora tutto mi è caro, anzi carissimo, e alla soglia dei 40 anni non voglio perdere altro tempo.

Non voglio ricordi di delusioni e pianti; voglio ridere, voglio viaggiare ancora e, di più, voglio continuare a crescere e a cambiare, ma senza permettere di nuovo a nessuno di farmi perdere la forza e la vivacità che mi appartengono.

Voglio anche dedicare qualche riga alle persone che ho scelto e che non hanno mai cambiato posto nella lista del mio cuore.

A loro, auguro di incontrare sempre più di anime simili, e di continuare a essere vere e genuine come le ho conosciute io.

A tutti gli altri, auguro di incontrane ancora belle persone ma di non farsele scappare un’altra volta.

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