Pensieri Confusi di una Expat in North Carolina

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Testimonianza inviataci da Beatrice, North Carolina, USA.


Pensieri confusi.

Una vecchia conoscente ed expat mi confessa le sue difficoltà.

“Bene”, mi dico. “Come posso mai confortarla se dopo 6 mesi mi ritrovo come lei ai primi mesi?”.

Mi sono detta che l’importante è esserci.

Parlarne e non farla sentire stupida per ciò che sente o in colpa per la scelta che ha fatto.

L’importante è esserci“, questa frase mi risuona come una campana nella testa.

Ed è proprio quello di cui avrei avuto, e di cui ho ancora oggi, bisogno.

Sono sposata e mio marito, amico e complice allo stesso tempo, che c’è costantemente, mi trova coraggiosa e forte nonostante i pianti.

Ho riscoperto una famiglia con tanto entusiasmo e supporto.

Poi ci sono loro, quelli che scompaiono e ritornano a bussare di tanto in tanto, per sapere se stai raggiungendo il successo agognato, per parlare ancora una volta della tua partenza.

Anche loro ci sono, ma nessuno mi aveva detto che quelle sono persone che non sentirai più, che tutto ciò che portano con sé è solo energia negativa.

Sono lì, pronti a dirti che al tuo posto avrebbero fatto meglio.

Pronti a ricordarti che non c’è motivo di versare lacrime per una scelta fatta, che l’importante è abituarsi: al cibo, alle persone, al posto in cui vivi.

Veloci nel propinarti  tutte queste cose attraverso frasi ben infiocchettate.

Poi ci sono loro, gli expat.

Donne e Uomini dal cuore grande, disponibili ad aiutare il prossimo expat, a dare consigli, a condividere le stesse emozioni, a capirti.

Perché solo chi si trova nella tua stessa situazione può capire le lacrime, il disagio, “le regole culturali” da rispettare.

E poi ci sono Io.
Con me stessa, che mi guardo allo specchio ed ogni mese mi vedo più grande.
Ogni mese cambio pelle e atteggiamento verso questa nuova vita e quella vecchia.
Questa esperienza mi fortificherà, lo so, sento già l’energia nelle vene che piano sta venendo fuori.
E ne sono felice, certo che lo sono!
Non vedo l’ora di dimostrare a me stessa che questo è stato solo un periodo di pausa.
Ma ho paura, paura di diventare una persona diversa, forse più fredda o più distaccata.
Ho paura di diventare come tutti quelli che mi parlano con distacco senza indossare i miei vestiti.

Ma quando mi avvicino meglio allo specchio, guardando nel profondo dei miei occhi, so che che ci sarò, per me stessa e per chi anche con uno “ciao, ti va un caffè” mi sta chiedendo aiuto.

Perché non c’è bisogno di vedere lacrime per capire quando una persona ha bisogno di conforto.

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